Home Opinioni MEDIO ORIENTE INFUOCATO E L’IDEA CHE LA PACE IN QUELL’AREA E’ POSSIBILE.

MEDIO ORIENTE INFUOCATO E L’IDEA CHE LA PACE IN QUELL’AREA E’ POSSIBILE.

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di Paola Bergamo

E’ celebre la frase di Golda Meyer diretta, pochi mesi prima della guerra dello Yom Kippur, a un allora giovanissimo Joe Biden, appena eletto Senatore e alla sua prima visita a Gerusalemme:

“Non sia così preoccupato! Noi Israeliani abbiamo un’arma segreta: non abbiamo nessun altro posto dove poter andare!”

Sono tante le parole del grande primo ministro israeliano che meritano di essere richiamate consapevole che Israele fosse sì uno Stato ma anche molto di più e cioè un “risarcimento esistenziale” per tutti gli Ebrei del mondo perseguitati e sfuggiti alla Shoah e anche una “assicurazione sulla vita” per tutti gli Ebrei che vivono in ogni parte del mondo.
In altra occasione Golda Meyer disse che “la pace arriverà quando gli arabi ameranno più i loro bambini di quanto odino noi”.  Non è ammissibile normalizzare l’odio, pensare che sia normale conviverci tanto più che l’odio radica soprattutto là dove c’è ignoranza e povertà.

E ancora, sempre Golda Meyer: “Non c’è differenza tra uccidere personalmente e prendere decisioni che invieranno altri ad uccidere.
E’ esattamente la stessa cosa”. Non c’è quindi differenza tra mandanti e sicari!  E ancora: “Per ogni civiltà arriva il giorno in cui è necessario scendere a compromessi con i propri valori”.

Se caliamo tali riflessioni nella contemporaneità, nella realtà geopolitica e geo-economica,  disvelano cosa sta succedendo, la finalità dell’azione di Israele, dopo l’orrore del 7 ottobre 2023.

Il perseguire la fine di Hamas, di Hezbollah e degli Houti, sono, nonostante la durezza che tutto ciò comporta in sacrificio di vite umane, l’unica via possibile per arrivare alla Pace in un Medio Oriente in cui Mussulmani, Ebrei e Cristiani possano convivere e prosperare insieme. Perché in fondo, è di questo che si tratta: imparare a convivere non escogitare come eliminarsi.

Sulla guerra, ancorchè come tutti io la detesti e di mio sia un’antimilitarista, sono anche consapevole delle lapidarie parole senza possibilità d’appello di Von Clausewitz: “ la guerra altro non è che la continuazione della politica perpetrata con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solo un atto politico ma uno strumento di politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi”.

Alla guerra allora non c’è alternativa, come ho sostenuto nella postfazione al libro del Prof. Piero di Nepi dal titolo “Effetto Gaza”, se gli altri non ti offrono un’alternativa o ti tendono una trappola e tu sei obbligato ad abboccare, dopo i fatti occorsi la mattina di Shabbat Simchàt Torà nel giorno 22 del mese di Tishrì 5784. Chi ha fatto da mandante e chi ha eseguito da sicario sapeva cosa andava innescando.

Nulla potrà essere come prima e soprattutto nulla che riguardi Israele, dal 7 ottobre in poi, potrà erigersi sulla precarietà.

Lo scopo dell’azione condotta a Gaza è stata necessità di difesa, tentativo di eradicare il terrorismo fonte di drammi, terrore e orrore non solo per Israele ma anche per i Palestinesi.

E’ stato anche lo sforzo volto anche a cercar di liberare gli ostaggi rapiti dai loro kibutzim  e portati nei cunicoli labirintici delle tante “città” che su più livelli sotterranei caratterizzano Gaza. Vero è che per mettere subito fine all’azione di Israele, Hamas avrebbe dovuto rilasciarli subito, ma non l’ha fatto. Anzi si è alzata la posta e si è innescata una escalation secondo il principio “mors tua vita mea”.

Quella polveriera, il Medio Oriente è angolo di terra che tiene il mondo con il fiato sospeso ma che potrebbe vivere in pace e prosperità. Interessante è il discorso che il Premier Netanyahu ha indirizzato agli abitanti dell’Iran ricordando loro che sono Persiani.

Viene da chiedersi perché ci tennero tanto gli Ayatollah a cambiar nome alla Persia. La fonetica e l’etimologia ha sempre un suo perché. Non pare quindi un caso che la minaccia più visibile e concreta per la sopravvivenza di Israele provenga proprio da quell’altopiano iranico che agli “Ariani” ha dato nome.

Una nuova stagione dei Patti di Abramo, proprio attraverso l’ Imec in cui  vi sia il rilancio del Corridoio Economico India, Golfo, Israele, Europa, mette in evidenza le cointeressenze che ci riguardano sia sotto l’aspetto della civile convivenza sia sotto l’aspetto della prosperità reciproca e sotto l’aspetto politico e del resto “la democrazia si difende sotto le mura di Gerusalemme” proprio come diceva Ugo La Malfa.

Ecco quindi che in quell’area dove si gioca la sopravvivenza di Israele e s’incrociano, s’incontrano e si scontrano le tre religioni monoteiste, si giocano alcuni tra i più grandi interessi mondiali nello scacchiere internazionale non ultima la concorrenza tra la via del Cotone con quella della Seta.

La ripresa dei colloqui tra Israele e Arabia Saudita è perciò necessario e di fondamento per gli equilibri geoeconomici dell’area e del Mondo ma anche siglerebbero l’accordo di custodia dei luoghi santi della Mecca e Medina per aprire una nuova era in Medio Oriente.

Il Libano stesso, l’affascinate terra dei cedri, ridotta a spettro di sé stessa, martoriata e che ha pagato e paga un conto altissimo, potrebbe risorgere anch’essa ma necessita di garanzie e di sicurezza territoriale e di sviluppo economico che sempre nell’Imec potrebbe trovare formula chiave

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  • Redazione

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