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LA VIA INDIANA ALLA GLOBALIZZAZIONE

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di Angelo Giubileo, Robert Von Sachsen Bellony 

Non c’è alcun dubbio che nell’attualità il quadro internazionale, come sempre del resto, è mutato rispetto alle attese e alle speranze della fine del secolo scorso. Due guerre, la prima in Europa e la seconda nel Medioriente, hanno posto fine al processo globalizzatore in corso, con il rischio che s’instauri un equilibrio ancora più precario.

Per restare all’Europa, diremmo piuttosto che il processo ha preso le mosse da ciò che – in un saggio di Ralf Dahrendorf del 1987, dal titolo nella versione italiana del 1988 “Per un nuovo liberalismo” – l’autore avrebbe ascoltato da “una discussione in Brasile, dalla bocca di sociologi e teologi della liberazione”. Una parola, che è questa: “Belindia”. Il rinomato politologo sosteneva, e non solo nel saggio in questione, che tuttavia “quel che è buono per il ‘Belgio’, non sarà certo cattivo per l’‘India’, ma è per essa pressoché irrilevante”. Sono trascorsi oltre trent’anni e il processo di “crescita”, come dicevamo, si è bruscamente interrotto. Ancora una volta.

Dahrendorf riteneva che il processo di “crescita economica” sarebbe stato “completato” soltanto garantendo piena e uguale capacità di “diritti” a tutti e che quindi la crescita si sarebbe arrestata, non potendo “diventare un alibi per l’immobilismo riguardo ai diritti”. Evidentemente si sbagliava. Perché se è vero che “la questione della crescita e dei diritti” è granché migliorata soprattutto in Europa, ciò non ha tuttavia impedito lo scoppio di una nuova guerra, potenzialmente una terza e nuova guerra “mondiale”.

In un Rapporto di quest’anno del Ministero degli Affari Esteri italiano, dal titolo “Il nuovo ruolo dell’India nel sistema internazionale e le implicazioni per l’Italia” (https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/07/TWAI_Asia-Prospects_Il-nuovo-ruolo-dellIndia.pdf), si accredita la tesi di un nuovo processo internazionale non più basato sul “principio di armonizzazione” dei diritti e della crescita, bensì “distinto da quello liberale e basato su regole”. In sintesi, scrive altresì Anna Caffarena: “Ciò che la denominazione ‘ordine basato su regole’ suggerisce, in generale, è un ridimensionamento – subito o voluto – della componente valoriale (liberale) dell’ordine attuale, che mantiene la sua valenza procedurale. Questo fenomeno riflette l’affermarsi di un sistema internazionale più plurale, anche per effetto di una contrazione del ruolo dei paesi occidentali, soprattutto dopo il 2008. Nella visione occidentale, in futuro due ordini sono dunque destinati a convivere, assolvendo funzioni complementari. Un ordine liberale consentirà a un numero limitato di paesi che ne condividono i valori fondanti di agire come un gruppo coeso, mentre un ordine basato su regole potrà consentire a questi e altri di diverso orientamento, ma comunque consapevoli che la produzione di beni pubblici globali richiede cooperazione, di agire collettivamente entro un ambito regolato, sebbene più neutro sotto il profilo dei principi e meno densamente istituzionalizzato (Nye, 2020)”.

Nel Rapporto, la nuova strategia è presentata come la via indiana al cambiamento, che evidentemente nell’attualità si ritiene e si rende necessario. La radice dell’azione, che ha caratterizzato la crescita ancora tendenziale dell’India nel corso della del secolo scorso e dell’inizio del secolo corrente, rinvia alla decisione dei più recenti governi nazionali di “avere, innanzitutto, fiducia nei propri valori e convinzioni, e basare le proprie politiche su questi ultimi. Valori e convinzioni discenderanno dalla totalità della sua cultura, del suo patrimonio condiviso e delle sue tradizioni. Questa è la ragione per la quale l’India può emergere soltanto nella misura in cui è autenticamente Bharat” (Jaishankar, 2024, 9). Bharat è la denominazione del paese utilizzata in occasione del vertice G20 tenuto a Delhi nel settembre 2023”. Sono queste le parole del Ministro Jaishankar in un suo più recente scritto dal titolo “Why Bharat Matters”.

La suggestione per molti, forse ancora solo il richiamo per alcuni è alle origini di una cultura plurimillenaria, dell’“inizio”, “formatasi prima della separazione dei Greci e dei Parsi” (LOKAMANYA B. G. TILAK), e cioè di quell’Occidente e Oriente che continuano a riempire la visione e l’immaginario collettivo, tuttavia potremmo dire heideggerianamente “ridotto a un rapporto di forze”, del mondo altresì attuale. E quindi: “quanto sia effettivamente ampia e solida la convergenza tra India e Occidente sui nodi della governance globale è una domanda, rilevante per entrambe le parti, che ancora non ha risposta” (CAFFARENA).

Ma noi siamo fiduciosi che la ri-trovi in futuro.

 

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  • Redazione

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