
du Vito Schepisi
Il rispetto di tutti è il primo requisito per una vera pace nel mondo.
Non deve importare come i popoli o le fazioni ritengano confortevole e meritevole di devozione l’una o l’altra visione etica.
Ce n’è per tutti: credere ed amare non toglie e non costa.
L’importante è che altrettanto rispetto sia riconosciuto anche a chi ha altri pensieri e fa altre scelte.
Si può credere in qualsiasi “Ente” sovrannaturale e si può tollerare che ci sia qualsivoglia pensiero che gli uomini ed i popoli sposino come loro principio del Bene.
Quando il pensiero è davvero rivolto al “Bene”, però:
1) non può non contenere i principi di civiltà e di amore;
2) non può non contenere anche il principio etico-naturale che non si debba mai fare del male ad alcuno.
Nel terzo millennio combattere ed uccidere in nome di un “Dio” è tanto incredibile, quanto insensato.
Il pensiero e la fede sono beni della mente e dell’animo che non sottraggono niente al prossimo, al contrario alimentano ed integrano i principi della coesione e della fratellanza.
A meno che non ci sia altro, non si capisce perché questo “Bene” debba diventare innesco per accendere la miccia di ancestrali ed anacronistici conflitti religiosi.
A meno che non ci sia “altro”!
Questo “altro”, però, non avrebbe niente a che fare con l’etica religiosa.
Le religione (dal latino “religare” nel senso di legare tra loro gli aspetti valorizzanti dell’umanità) si consolida con la purezza dei sentimenti, quindi depurandosi dalle tentazioni temporali e dalle incrostazioni dell’odio e della brutalità.
Questo “altro” è nelle degenerazioni, cioè nelle meschine azioni umane che consentono lo sviluppo nel genere umano di quelle sfide ancestrali che, a dispetto dei sentimenti del “Bene”, si snodano tra odio e potere.





