Home Politica estera LA GUERRA DIRETTA ISRAELE E IRAN CAMBIA GLI EQUILIBRI GEOPOLITICI

LA GUERRA DIRETTA ISRAELE E IRAN CAMBIA GLI EQUILIBRI GEOPOLITICI

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La morte di Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah, avrà degli effetti a catena che modificheranno gli assetti geopolitici e politici non solo del Medio Oriente.

Il primo effetto dell’attacco ormai frontale di Israele con gli Hezbollah è che ha stanato definitivamente Teheran, costringendo l’Iran a rispondere direttamente oppure a tacere per sempre.

Se l’Iran, che già aveva minacciato ritorsioni pesanti dopo l’uccisione del capo di Hamas,  Ismail Haniyeh, alla fine non ha fatto nulla, ora, se continuerà a far nulla, perderà la faccia e la leadership del mondo sciita e questo fatto potrebbe creare le condizioni di un collasso interno del regime komeinista.

L’eliminazione di Hamas e di Hezbollah riduce ai minimi termini l’influenza di Teheran nell’area, favorendo gli stati arabi sunniti, i quali stanno aspettando che il conflitto si compia per riprendere la via degli Accordi di Abramo.

Inoltre, altra questione non da poco, aver stanato l’Iran mette alle corde la posizione politica di Joe Biden (leggi neo-con e Dem) di dialogo nei confronti di Teheran.

In buona sostanza, Israele, con una guerra che sembra ormai essere totale con i proxy di Teheran e che sta per diventare diretta con l’Iran, ha messo fuori gioco ogni discorso di cessate il fuoco, ogni mediazione possibile della Casa Bianca, che non può abbandonare Tel Aviv e che, conseguentemente, dovrà sostenere Netanyahu non solo inviando armi, ma anche usando le sue risorse militari come scudo.

Quanto vale per la Casa Bianca, vale anche per gli Stati Europei (l’Unione, al di là delle chiacchiere, conta assolutamente nulla), i quali non potranno che schierarsi dalla parte di Israele.

Un conflitto diretto con Israele da parte di Teheran potrebbe inoltre far collassare il regime degli ayatollah, già debole all’interno.

Rimane da capire quanto si interesseranno e in che modo della questione la Cina e la Russia, ma è chiaro che un’escalation come quella che sta avvenendo nel Medio Oriente indebolisce la possibilità dell’America di trasferire armamenti a Kiev, in quanto la priorità diventa Israele.

Da questo punto di vista la Russia potrebbe stare a guardare, interessata ad un alleggerimento della pressione in Ucraina.

La Cina, come ha sempre fatto in questi anni, sta alla finestra o dietro le quinte e non pare interessata a prender parte più di tanto.

Per concludere, la vicenda attuale dello scontro tra Iran e Israele, sta mutando nel profondo gli assetti internazionali.

Passiamo alla cronaca.

Il segretario generale del movimento sciita libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, è rimasto ucciso nell’attacco condotto da Israele su Beirut ieri, 27 settembre.

Lo hanno annunciato le Forze di difesa israeliane (Idf).

“Hassan Nasrallah non sarà più in grado di terrorizzare il mondo”, si legge nel messaggio pubblicato su X. 

La conferma della morte di Nasrallah è stata data dalla televisione degli Hezbollah al Manar che ha affermato: “Il sayyid Hasan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, si è unito alla fila dei nostri martiri degli ultimi 30 anni”.

Il movimento sciita è in lutto e al Manar ha interrotto la diretta e ha cominciato a trasmettere versi salmodiati del Corano, come è tradizione in questi casi per la scomparsa di leader politico-religiosi di rilievo.

Le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno annunciato di aver ucciso anche Ali Karaki, comandante del fronte meridionale di Hezbollah e numero tre dell’organizzazione.

Nell’attacco sarebbero stati eliminati anche altri comandanti.

Le Idf hanno attaccato il quartier generale di Hezbollah situato sotto edifici residenziali nella zona di Dahye, nel periferia meridionale di Beirut, la capitale del Libano.

Già nella giornata di venerdi più fonti avevano riferito che l’obiettivo dell’attacco fosse il segretario generale di Hezbollah.

Si alza di livello, ovviamente, la tensione nel rapporto tra Israele e la comunità sciita.

Reuters ha riferito che la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, è stata trasferita in un luogo sicuro all’interno del Paese, dove sono state adottate misure di sicurezza rafforzate.

Le fonti affermano che l’Iran è in costante contatto con Hezbollah del Libano e con altri gruppi regionali per definire il passo successivo dopo che Israele ha annunciato di aver ucciso il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un attacco nel sud di Beirut.

Che ci possa essere un passo diretto dell’Iran non è da escludere.

Un funzionario iraniano ha dichiarato alla rete americana Nbc che Teheran inizierà nei prossimi giorni la registrazione per l’invio di truppe in Libano. L’ayatollah Mohammad Hassan Akhtari, vicepresidente dell’Iran per gli affari internazionali, ha dichiarato che i funzionari daranno il permesso di schierare le truppe in Libano e sul versante siriano delle alture del Golan. “Possiamo inviare truppe in Libano per combattere contro Israele, proprio come abbiamo fatto nel 1981”, ha dichiarato il funzionario israeliano.

Molto chiaro nella direzione di uno scontro diretto tra Ira e Israele è l’appello lanciato da Ali Khamenei, leader supremo iraniano, in un comunicato scritto diffuso dai media iraniani e panarabi.

“Tutti i musulmani si schierino con Hezbollah. E’ dovere di tutti i musulmani schierarsi con le proprie capacità al fianco del popolo libanese e del vittorioso Hezbollah e aiutarli ad affrontare questo regime usurpatore, ingiusto e malvagio”.

Ynet, Il principale sito di notizie in Israele, conferma che Teheran è in continuo contatto con Hezbollah, in Libano, e con gli altri alleati della regione, per valutare le prossime mosse.

Anche il Parlamento iraniano ha preso posizione per una risposta dolorosa.

“I recenti crimini del regime sionista in Libano, commessi con il supporto degli Stati Uniti, non resteranno senza risposta”, ha dichiarato il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, dopo una riunione d’emergenza della commissione sull’attacco di Israele a sud di Beirut avvenuto venerdì.

Secondo l’Irna, Ebrahim Rezai ha inoltre affermato: “I membri della commissione hanno definito deplorevole il silenzio delle organizzazioni internazionali e dei paesi che si dichiarano sostenitori dei diritti umani. Hanno sottolineato che Israele dovrebbe affrontare una risposta ‘pratica, decisa e dolorosa’”.

Mentre Israele si prepara per un intervento di terra, il capo di stato maggiore delle IDF, tenente generale Herzi Halevi ha affermato che Israele colpirà chiunque minacci il paese e i suoi cittadini.

“Non è la fine degli strumenti nella cassetta degli attrezzi – ha affermato Herzi Halevi -. Il messaggio è semplice: a chiunque minacci i cittadini dello Stato di Israele, sapremo come arrivare a lui”.

Il fatto che vi possano essere nuove fasi del conflitto deriva da quanto afferma il portavoce dell’esercito israeliano Nadav Shoshani, il quale ha detto che gran parte dell’arsenale di Hezbollah rimane intatto nonostante gli intensi attacchi israeliani della scorsa settimana e che l’organizzazione terroristica sarà ancora colpita.

“La minaccia non è scomparsa”, ha detto Shoshani, “è sicuro supporre” che Hezbollah risponderà. Poi ha chiarito che l’attacco aereo contro il leader di Hezbollah Hasan Nasrallah si è basato su anni di monitoraggio, insieme a “intelligence in tempo reale”. E ha spiegato che Israele ne ha confermato la morte attraverso vari tipi di intelligence, ma senza fornire dettagli. 

Il portavoce dell’esercito israeliano ha riferito che il ministro della Difesa Yoav Gallant ha confermato che da ieri vige il divieto di assembramenti superiore a mille persone in diverse zone del centro del Paese: “Ci aspettano giorni difficili – ha detto il colonnello Daniel Hagari -. Ci sono altri compiti da portare a termine, a cominciare dal rilascio degli ostaggi prigionieri a Gaza e il rientro degli sfollati nel nord e nel sud di Israele”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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