di Giuseppe Augieri
«Non è vero! I fantasmi non esistono. Li abbiamo creati noi. Siamo noi i fantasmi» (da “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo)
Dunque secondo Renzi, Meloni e tutto il suo entourage sognano. Vedono fantasmi. Renzi lo dice con forza. Ma – dopo aver giustamente respinte le ingiurie inaccettabili nei suoi confronti e di quelli di Italia Viva, inaccettabili come qualsiasi ingiuria di chiunque verso chiunque – a me sembra che il contenuto della sua nota contiene più argomentazioni per escludere una sua “partecipazione” (e gli argomenti mi sembrano concreti), che non per smentire l’accusa di una rinnovata azione – magari per delega – della magistratura per risolvere conflitti politici.
Per questi, Renzi si limita a parlare di fantasmi.
Fantasmi? Cioè riproposizioni ectoplasmatiche di realtà vissute. C’è stato un sistema che, direttamente o indirettamente, ha fatto cadere più di un governo: il motore è un trio – una procura orientata, un paio di giornalisti complici e un gruppo politico che faccia da sponda – che «è più potente di qualsiasi governo, più di qualsiasi Parlamento».
In altre parole è in grado di deviare il corso della democrazia «all’ombra della legge e con i colori della giustizia». E così Palamara, con le sue parole ripetute da 15 anni, ripropone una intuizione di Montesquieu, un timore già presente trecento anni fa.
Scrivo questo, senza aggiungere nulla di mio, provando un brivido: a queste accuse – circostanziate – di Palamara hanno fatto eco le dichiarazioni di Violante e poi di Pellegrino e poi – per altro versante – quelle di Ruini.
Ed il mio brivido non è per queste scioccanti dichiarazioni, ma per il silenzio che ne è seguito. Mi domando ancora: perché?
Dunque fantasmi. E cioè qualcosa di inesistente. E sia. Voglio crederlo, devo crederlo. Perché, se fosse vero il contrario, se “i fantasmi siamo noi”, quello che insegna “Questi fantasmi”, come sempre nei lavori di Eduardo, è che ciò che sembra commedia da sorriso amaro è invece tragedia.
E, nella disattenzione generale, sono tragedie già una volta consumate.




