
di Silvano Danesi
Accanto alla censura c’è, ovviamente, la propaganda, la quale è legata strettamente al mercato della pubblicità.
Ci sono esempi recenti eclatanti.
Il Financial Times ha rivelato recentemente il piano segreto di pubblicità martellante di Google in accordo con Meta per spostare gli adolescenti da Tik Tok a Instagram.
Il progetto è stato bloccato dopo un’inchiesta della Camera dei deputati.
Il fact-cheking del Covid è finanziato da Big Pharma. FactCheck.org è supportato, infatti, dalla Robert Wood Johnson Foundation, finanziata dalla Johnson& Johnson (https://www.factcheck.org/).
Scrive Edward Louis Bernays (Propaganda, Fausto Lupetti Editore): “La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il Paese. Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerirci cosa pensare”.
Qui arriviamo al nodo Elon Musk.
Che cosa ha fatto di così terribile Elon Musk per attirarsi le ire di “chi tira le fila” del capitalismo tecno-finanziario, mediante le esternazioni dei suoi scherani?
Il motivo di tanta esecrazione e condanna è che Elon Musk ha rotto il monopolio della pubblicità, della censura e della manipolazione e ha liberato la comunicazione dal potere del Minculpop e della Gestapo travestiti da progressimo liberale.
Elon Musk, recentemente, infatti, ha vinto la guerra contro Garm, il cartello dei pubblicitari, dopo aver fatto causa antitrust alla Global Alliance for Responsabile Media (Garm) che, del resto, stava già per chiudere i battenti .

Garm, fondata nel 2019 dalla World Federation of Advertisments (Wfa), associazione che raggruppa i principali inserzionisti del mondo e controlla il 90 % degli investimenti globali in pubblicità, è parte della piattaforma per modellare il futuro dei media, dell’intrattenimanto e della cultura del World Economic Forum.
Nel Report degli Stati Uniti si legge: “Il danno di Garm: come i più grandi marchi del mondo cercano di controllare la libertà di espressione on line”.
In questi anni si è eliminata progressivamente la presenza della pubblicità nei media di destra per concentrarla in quelli progressisti.
Nel report si legge: “Nell’esercitare la supervisione dell’adeguatezza e della sufficienza delle leggi antitrust statunitensi esistenti, il Comitato ha indagato su un’apparente collusione all’interno della World Federation of Advertisers (WFA) e in particolare della sua iniziativa Global Alliance for Responsible Media (GARM). Attraverso GARM, grandi aziende, agenzie pubblicitarie e associazioni di settore hanno partecipato a boicottaggi e altre azioni coordinate per demonetizzare piattaforme, podcast, organi di informazione e altri contenuti ritenuti sgraditi da GARM e dai suoi membri. Questa collusione può avere l’effetto di eliminare una varietà di contenuti e punti di vista disponibili per i consumatori”.
L’accusa è pesante, sia per Garm, sia per le grandi aziende che attraverso la destinazione della pubblicità condizionano la libertà di espressione.
“Creata da WFA nel 2019 – continua il report – GARM ha rapidamente accumulato un enorme potere di mercato nel settore pubblicitario. Tra gli altri dati:
- I membri di WFA rappresentano circa il 90% della spesa pubblicitaria globale, ovvero quasi un trilione di dollari all’anno.
- GARM include tutte le principali società di holding di agenzie pubblicitarie tra le sue fila e include la più grande agenzia di acquisto media al mondo, GroupM, nel suo Steer Team.
- Lo Steer Team di GARM, che funge da consiglio di amministrazione ed è anche strettamente coinvolto nelle operazioni quotidiane di GARM, include quattro grandi aziende (Unilever, Mars, Diageo e Procter & Gamble) che spendono miliardi all’anno in pubblicità.
- GARM risponde al comitato esecutivo di WFA, che deve approvare il lavoro di GARM e include rappresentanti di AB InBev, L’Oréal, Nestlé, IBM, nonché molte altre grandi aziende e marchi noti”.
“GARM – continua il report – si definisce un primo sforzo del settore che unisce operatori di marketing, agenzie media, piattaforme media, associazioni di settore e fornitori di soluzioni tecnologiche pubblicitarie per salvaguardare il potenziale dei media digitali riducendo la disponibilità e la monetizzazione di contenuti dannosi online””.
Facendo causa a GARM e vincendola, Elon Musk ha affondato il coltello nel cuore del controllo della comunicazione.





