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L’ITALIA, LA NATO, LA TIM E IL TRAMONTO DELL’ASSE FRANCO TEDESCO

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Partire dal tetto e non dalle fondamenta per blindare un’alleanza bocciata dall’elettorato non sta portando fortuna a Ursula von der Leyen, la quale sta facendo il porta a porta per raccattare i voti necessari ad essere eletta, dopo essere stata designata per volere dello stracotto Emmanuel Macron, espressione della tecno-finanza in rotta su tutti i fronti.

La vittoria di Marine Le Pen in Francia, l’inizio della presidenza ungherese dell’Ue, la prospettiva di un gruppo dei Patrioti che, all’Eurocamera, venderà cara la pelle, fa capire che da qui alla Plenaria di metà luglio i nuovi assetti sono tutt’altro che blindati e l’effetto domino di una potenziale vittoria del Rassemblement National ai ballottaggi del 7 luglio potrebbe rendere assai più difficoltosa la strada di Ursula von der Leyen per un bis alla Commissione.

La centrale Usa della tecno-finanza e dell’ideologia progressista (nulla a che fare con la sinistra tradizionale, ormai defunta) è in progressivo disfacimento.

Joe Biden è esponente del Clan Clinton-Obama, a sua volta esponente della tecno-finanza e delle ideologie distillate a Palo Alto, a cominciare da quella green per andare al transumanesimo.

Il presidente degli Stati Uniti risulta ormai evidentemente incapace di svolgere il suo ruolo e candidarlo per altri quattro anni, come vogliono la moglie Jlli e il figlio Hunter, è per i democratici progressisti e per la tecno-finanza un suicidio.

I bookmakers americani danno la vittoria ai repubblicani con una forbice 56-61%, mentre i democratici andrebbero dal 30% al 39%.

I possibili sostituti di Biden sono fuori gioco: Kamala Harris, 4,76%, Michelle Obama 5,88%, Hillary Clinton 1,41%.

La centrale progressista è in confusione e pezzi dell’apparato stanno abbandonando Biden.

Uno degli effetti dello sbandamento dei progressisti è lo spostamento degli investimenti dei fondi, che abbandonano il green e un segnale forte è arrivato dal New York Times, che ha mosso pesanti critiche al World Economic Forum e a Klaus Schwab, delegittimando agli occhi del mondo il pensatoio che ha prodotto le linee politiche demenziali adottate dall’Unione Europea diretta dalla troika bollita e dalla Ursula von der Leyen, bocciata dagli elettori.

Veniamo ai pilastri della troika.

Macron, prodotto in vitro dalla finanza, pupillo dei Rothschild, è ridotto al nulla e deve allearsi con il comunista Mélenchon e alla sua France Insumise e ai verdi per far fronte alla Le Pen.

Il socialista Olaf Scholz mendica aperture alla Cina e alla Russia per evitare che le sue imprese finiscano male.

Il socialista Pedro Sanchez, dopo la negazione dell’amnistia al leader catalano Puigdemont, vede traballare la sua debolissima maggioranza e se la Spagna dovesse andare a nuove elezioni lo vedrebbe sconfitto.

Nel frattempo si vanno costruendo alleanze a destra che fanno capire che la vita del Parlamento europeo sarà un Vietnam per la troika dei bolliti supponenti e tracotanti.

La domanda è: come può pensare la troika (socialisti, liberali e Ppe) dei decotti di attuare una qualsiasi politica che assomigli a quelle precedenti, quando c’è la bocciatura degli elettori in contemporanea con la delegittimazione del pensatoio di Davos, riportato al suo stato originario di sanatorio per tisici, in questo caso mentali?

Come può seriamente la Ursula von der Leyen pensare di imbarcare i verdi? Prenderebbe anche il voto della Salis?

Il tour della disperazione della von der Leyen è il sintomo evidente della fine dell’asse franco tedesco.

Veniamo all’Italia, Paese nel quale si stanno verificando avvenimenti che la dicono lunga su come l’Unione Europea sarà nei prossimi anni.

L’Italia, con il suo Comando Nato a Reazione Rapida (Nrdc-Ita) e multinazionale con sede operativa a Solbiate Olona (Varese), è diventata e lo sarà per tre anni, il quartier generale della nuova forza di reazione della Nato, ovvero l’Arf, Allied Reaction Force. Si tratta di un ampliamento dell’assetto operativo di intervento dell’Alleanza, scaturito da una decisione politica in seno al summit Nato di Vilinius 2023, con l’obiettivo per l’Alleanza di aumentare la propria capacità di deterrenza e difesa, prevenzione e gestione della crisi, sicurezza cooperativa. Il nuovo assetto operativo vedrà crescere il numero di soldati, che arriveranno a 300 mila unità, oltre a mezzi e tecnologie.

Il nuovo comando si avvarrà della ‘1st Uk division’, dello ‘Spanish Special Operations Command’, delle ‘Naval Striking and Support Forces Nato, del Comando Italiano delle Forze Marittime, del Nato Space Center e del Nato Cyber Operation Centre.

Il centro di comando è all’interno della base Nato di Solbiate Olona, comandata dal generale di corpo d’armata Carmine Masiello.

Ieri, con un comunicato aziendale, TIM ha annunciato di aver perfezionato la cessione di NetCo a Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (“KKR”) mediante il conferimento in FiberCop (società controllata al 58% da TIM) del ramo d’azienda di TIM che comprende l’infrastruttura di rete fissa e le attività wholesale, e la successiva acquisizione dell’intero capitale di FiberCop da parte di Optics BidCo, società controllata da KKR.

L’operazione, al netto dei piagnistei da coccodrillo sulla svendita del Paese (svenduto dal 1992 da chi si lamenta), ha dei risvolti geostrategici, in quanto KKR significa Nato o, meglio, Pentagono, e potrebbe proseguire con la cessione al governo italiano dei cavi sottomarini di Sparkle.

Inoltre l’operazione recide i rapporti con la Francia che, con Vivendì ha il 23,71 per cento di Tim, consolidando quelli con gli Usa. Tanti saluti a Macron e agli aspiranti italiani alla Legion d’Onore.

Sparkle, va ricordato, è l’operatore globale del Gruppo TIM: primo fornitore di servizi wholesale internazionali in Italia e ottavo nel mondo, ha una rete proprietaria in fibra che si estende per circa 540.000 km attraverso Europa, Africa, le Americhe e Asia. Grazie alle piattaforme IP & Data, Cloud e Data Center, Corporate, Mobile e Voce, Sparkle offre una gamma completa di soluzioni ICT a operatori di telefonia fissa e mobile, ISP, OTT, fornitori di contenuti e servizi media, Application Service Provider e aziende multinazionali. La forza vendita di Sparkle è attiva su scala mondiale con una presenza diretta in 34 Paesi.

Sparkle

Va considerato che il Mediterraneo sud-orientale è crocevia strategico di cavi sottomarini che veicolano fino a un terzo del traffico Internet mondiale.

In questo ambito il ruolo strategico dell’Italia si coniuga con quello dell’Egitto e del Mar Rosso. Sparkle è protagonista nel mondo, ed è protagonista in Africa, la qual cosa la rende strategica per il Piano Mattei, ma anche per la proiezione Nato e Usa nel continente africano in diretta alleanza con l’Italia (materie prime, energia, contrasto a Cina e Russia).

Sparkle nel 2022 ha firmato un protocollo d’intesa con la Marina Militare italiana per la difesa dei cavi sottomarini.

Cavi sottomarini2

In pochi giorni, mentre Ursula von der Leyen gira di casa in casa a mendicare voti e mentre Macron, che ha voluto rilanciare la troika, si agita negli spasmi della morte politica, gli assetti geopolitici sono radicalmente cambiati e, con tutta probabilità, cambieranno ancora.

In questo nuovo scenario l’Italia assume un ruolo strategico di proiezione nel Medio Oriente e in Africa, sia economico, sia militare.

Come può pensare la troika dei trombati di escludere l’Italia dalla governance dell’Unione Europea? L’asse franco tedesco è al tramonto. Gli Estoni li mandiamo in barca a vela a controllare il Mediterraneo? O controlleranno le coste con le renne?

Il tema non è più sinistra-destra, ma asse franco tedesco e asse atlantico, con tutte le soprese del caso anche nei confronti della Russia, dopo che gli Usa, a elezioni concluse, avranno chiarito a se stessi le strategie mondiali alle quali prestare opera nei prossimi anni.

Da questo punto di vista Giorgia Meloni è degna allieva di Henry Kissinger e le sue posizioni al Consiglio europeo non hanno prodotto l’isolamento dell’Italia, ma il tramonto dell’asse franco tedesco.

   

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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