di Giuseppe Augieri
La Francia ha un debito mostre, più basso del nostro (comunque oltre 3100 miliardi, pari al 112,5% del PIL) ma molto meno sostenibile se si esaminano i detentori del debito stesso, con uno spread che comincia a diventare pericoloso e qualche minaccia sul rating. I dati dell’esportazione, della crescita del PIL, dello sforamento del debito dicono che la Francia si è “italianizzata”, anzi che la sua economia è sempre stata molto più vicina alle condizioni dell’Italia che non a quelle in Germania di quanto l’establishment transalpino abbia voluto far credere.
La finanza internazionale ha gli occhi puntati. Rispetto a noi la situazione economica francese può contare sui “contributi” delle ex colonie, che valgono molto tra Algeria e territorio del Sahel: ma evidentemente non sono sufficienti. Tutto questo mette sull’avviso il ministro delle finanze tedesco, contrario a possibili interventi della BCE a sostegno, e pronto a ripetere lo scherzetto fatto all’Italia nel 2011, allora assieme a Macron. Ma un attacco sul debito francese potrebbe provocare una slavina finanziaria ben maggiore di quella che portò a Monti ed alla sua politica da noi. Ed anche l’Italia ne soffrirebbe.
La Germania, inoltre, è quella del massimo rigore sui conti pubblici…. degli altri. E’ stato adottato un trucco contabile che vìola i principi di trasparenza e conoscenza del bilancio federale dello Stato, contraddice la regola costituzionale del freno al debito e porta a sottostimare la reale entità dell’indebitamento netto della Germania, cioè il suo deficit che in realtà sarebbe cinque volte maggiore di quello dichiarato. Ed il disavanzo sul PIL che sarebbe del 2,4% rispetto allo 0,4% dichiarato. Sono parole della Corte dei Conti tedesca: non speculazioni. Non è solo un problema di bilancio quello segnalato. L’effetto è la possibilità che la Germania ha avuto di finanziare, senza farlo apparire nel bilancio, per circa 230 miliardi in più di Francia e Italia, le sue imprese. E poi esprime giudizi e condanne sugli aiuti di Stato altrui. Concorrenza leale, vero?.
Impegnati in “profonde riflessioni” sul piccolo terremoto politico che sta avvenendo, si pone, temo, in secondo piano l’esame di cosa è stata sinora l’Europa. E cosa deve fare per il futuro, pregno com’è esso di incognite, difficoltà che riguardano sino alla collocazione internazionale ed il suo ruolo nella rivoluzione politica e dei mercati che si sta avendo. L’Europa è stata finora guidata, e sembra voler continuare su questa strada, da queste due Nazioni, (post Brexit) o meglio dai loro rispettivi massimi rappresentanti. Che hanno mentito spudoratamente su quasi tutto. Non c’è politica decisa in UE che non abbia tenuto conto degli interessi di Francia e Germania. In ogni senso. E con l’arma della finanza a giocare il ruolo politico preminente su ogni altro. I ricatti finanziari sembrano perpetuarsi. La soggiacenza ad essi altrettanto.
Senza Europa non si va da nessuna parte. Lo dico convinto. Ma con questa Europa, almeno per l’Italia, anche. Ora che riappare lo spettro della procedura di infrazione, è obbligatorio per noi fare qualche riflessione, alzare un poco la voce (poco, e con intelligenza), negoziare il rientro più virtuoso possibile. E spingere per una diversa idea di politica economica in Europa.
Un compito immane. Ma straordinariamente necessario.
L’invito è quello di fare le nostre battaglie politiche, senza alcuna remora, perché bisogna farle: ma in Italia e non fuori di essa. Chi dovrà negoziare l’immensità di rapporti che bisognerà stringere ha bisogno che, prese le distanze dalle diverse appartenenze politiche, su tutto il resto la Nazione appaia esserci ed essere unita. Interesse nazionale non significa sempre e solo sovranismo. Francia e Germania, e non pochi altri, lo hanno dimostrato e praticato.
Credo dovremmo fare qualche riflessione. Tutti. E comportarci di conseguenza.




