
Il primo importante risultato delle elezioni francesi è la partecipazione.
In presenza di un arroccamento delle élite prone alla tecno-finanza, come è stato dimostrato dalla scelta del vertice dell’Unione Europea, il popolo ha fatto sentire la sua voce.
Lo ha fatto nelle urne, facendo anche capire che la potrebbe far sentire anche nelle piazze, come è accaduto con i trattori. Uomo avvisato, mezzo salvato.
L’affluenza in Francia per il primo turno delle legislative sfiorava il 60% (59,39%) alle 17, registrando 20 punti in più rispetto alla stessa ora delle legislative 2022.
Si tratta di un record dal 1978.
Il Rassemblement National è dato al 34,2 per cento (tra 240 e 270 seggi), seguito dalla sinistra alleatasi nel Nuovo Fronte popolare al 29,1 per cento (tra 180 e 200 seggi) e dalla maggioranza raggruppata in Ensemble pour la République, al 21,5 per cento (tra 60 e 90 seggi.
È quanto emerge dalle prime proiezioni dell’Istituto francese sull’opinione pubblica.
I Repubblicani sono al 10 per cento (tra 30 e 50 seggi).
La pesante sconfitta di Macron, ormai Micron, è anche la sconfitta del progressismo prono alla tecno-finanza che ha prodotto la totale insensibilità al voto popolare nelle recenti elezioni del Parlamento europeo.
Comunque vada al secondo turno, la Francia ha svoltato ha destra e, come ha detto Marine Le Pen: “La democrazia ha parlato”.
La leader del Rassemblement National ha aggiunto che “il blocco macronista” è “praticamente cancellato. I francesi hanno dimostrato la loro volontà di voltare pagina” dopo sette anni “di potere sprezzante e corrosivo”.
I francesi hanno espresso “un verdetto senza appello” e confermato “la loro aspirazione chiara al cambiamento, ha detto il presidente del Rasseblement National, Jordan Bardella. “Portando i candidati del Rassemblement National in testa, i francesi hanno fatto nascere una speranza senza precedenti in tutto il Paese”, ha continuato Bardella, invitando gli elettori a “restare mobilitati per uno sforzo finale domenica prossima”, quando si terrà il secondo turno delle elezioni.
Emmanuel Macron, il vero sconfitto di queste elezioni, ha subito detto che per fermare il Rassemblement National è necessario formare un blocco “chiaramente democratico e repubblicano” al ballottaggio. Cosa ci sia di democratico nelle posizioni di Macron è un bel cercare.
I candidati del Nuovo Fronte popolare, alleanza dei principali partiti della sinistra francese, arrivati terzi al primo turno si ritireranno dal secondo turno in caso di “triangolari sfavorevoli” in cui debbano confrontarsi con uno sfidante del Rassemblement National. Lo ha detto Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, partito della sinistra radicale parte del Nuovo Fronte popolare. “In ogni circostanza, la nostra consegna è semplice: non un seggio in più al Rassemblement National”, ha detto Mélenchon.
Secondo Mélenchon, “questo voto ha inflitto una pensate e indiscutibile sconfitta” al presidente Macron.
Se alle elezioni francesi, che segnano una svolta a destra, ma anche una radicalizzazione del voto a sinistra, con la sconfitta inequivocabile del macronismo, si aggiunge la débâcle personale di Joe Biden, alla quale si aggiunge la confusione dei Dem Usa, dalle urne, dopo la svolta a destra alle elezioni Europee, esce una netta ripulsa dei popoli della logica progressista, delle politiche del World Economic Forum, della partita green, delle idiozie woke e di tutte le fuffe prodotte in questi anni da élite debosciate prone alla tecno-finanza.
Vedremo, nei prossimi giorni, con maggiore attenzione il voto francese e le evoluzioni della disfatta dei Dem Usa, ma il vento è cambiato e se le élite non capiscono che è ora di tornare alla realtà e si arroccano, rischiano di vedere surriscaldarsi non solo le urne.
Ormai la partita è giunta alla conclusione. Il re è nudo.
Per quanto riguarda la Francia il prossimo appuntamento è domenica 7 luglio.
In Francia, infatti, si vota per rinnovare i 577 seggi che compongono l’Assemblea nazionale. Delle 577 circoscrizioni undici si trovano fuori dal territorio nazionale, cioè all’estero.
In ogni collegio può vincere una sola persona candidata e al primo turno può vincere se ottiene il 50 per cento più uno dei voti espressi da almeno il 25 per cento degli elettori e delle elettrici iscritte alle liste.
Il secondo turno si svolgerà invece in tutte quelle circoscrizioni che non avranno eletto un candidato al primo turno e domenica 7 luglio i candidati potrebbero essere anche tre o più. Accederanno infatti al ballottaggio non i due candidati che hanno ottenuto i due migliori risultati al primo turno, ma tutti quelli che al primo turno hanno ottenuto almeno il 12,5 per cento dei voti delle persone iscritte nelle liste elettorali (non dei votanti). Al secondo turno verrà eletto chi otterrà il maggior numero di voti.





