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EUROPA, NO ALLA CONVENTIO AD EXCLUDENDUM

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di Giuseppe Augieri

Nove Stati membri UE (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna) hanno fondato un “Group of friends”, per modificare la politica estera europea in “modo pragmatico” allontanandosi gradualmente dal sistema dell’unanimità. In altre parole, avviare l’ abbandono del veto una volta per tutte. Un tentativo di limitazione, cauto ma evidente, al sovranismo. La data di fondazione del “Group of friend” è il 4 maggio 2023. Per l’Italia, Meloni.
Sembra non valutarsi abbastanza che, tra i problemi dell’Europa, vi è quello delle decisioni che vanno prese all’unanimità. Ne conseguono ritardi e talvolta blocchi di decisioni su temi importantissimi: imposizione fiscale; sicurezza sociale o protezione sociale; adesione di nuovi Stati membri dell’Unione europea; politica estera e di sicurezza comune (PESC), compresa la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); cooperazione di polizia operativa tra gli Stati membri. Direi, a occhio e croce, le materie sulle quali, raggiungendo accordi, si può costruire un’Europa vera.
In verità sembrerebbe ci sia un modo per “aggirare” l’unanimità: è la cosiddetta “clausola passerella”, antica ma rafforzata dal trattato di Lisbona. Sulla carta, si tratta di un meccanismo abbastanza semplice: il Consiglio europeo adotta una decisione con cui stabilisce che gli Stati membri devono votare a maggioranza qualificata in casi specifici di politica estera e di sicurezza. In pratica i leaders nazionali dicono ai loro ministri di evitare la regola dell’unanimità in alcune circostanze. Mi permetto di sottolineare questi termini: gli Stati membri, i leaders nazionali, i loro ministri. Non si parla di maggioranze. Interessante l’ampiezza di materie che una previsione del genere può riguardare.
Ancora una volta, però, c’è un grosso ostacolo. Il Consiglio europeo approva le sue conclusioni “per consenso” di tutti i suoi membri. Ciò significa che per introdurre una clausola passerella, in grado di aggirare l’unanimità, serve proprio l’unanimità. Colpi di mano non sono possibili; veti si e più che ben motivabili. Dunque non vi sono escamotage. Però…..
Chiedo, cortesemente, di escludere da queste riflessioni e da graditi commenti Meloni. Chiedo di valutare quanto poco buon senso – per dirla con un eufemismo – dimostra quel pezzo di Europa che fa “caminetti ad escludendum”. Che sia l’Italia ad essere esclusa è solo un aspetto, che ha la sua importanza: ma sarà bene parlarne a parte. Chi ha applicato questo metodo si rifugia dietro la constatazione che c’è una maggioranza che viene dal voto popolare (e dunque va rispettata, e su questo non ci piove), ma sottovalutando che in molte occasioni viene chiesto alla Nazioni, non alle componenti politiche del Parlamento e del Consiglio Europeo, di trovare soluzioni e prendere decisioni che altrimenti sarebbero impossibili. E che dunque, pur rispettando le maggioranze, occorre un pizzico di diplomazia. A maggior ragione quando l’oggetto è uno dei Paesi fondatori. Ma l’arte della diplomazia, quando si tratta di eliminare “la concorrenza” sulle poltrone che contano, pare possa essere messa in un cantuccio. Fa parte del gioco: ma non facciamolo passare per “politica”.
Ho voluto l’inciso iniziale per ricordare che vi sono strumentazioni, quelle si tutte politiche e al di là di maggioranze, che la buona volontà può mettere in piedi. I colpi di mano uccidono le buone volontà. No

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