
In un progetto di legge approvato il 26 giugno dal governo tedesco (quello del socialista Olaf Sholz, non da un destroide in odore di fascismo), su proposta della ministra dell’Interno Nancy Faeser, è stabilito che per la naturalizzazione sono stati inseriti quesiti sul riconoscimento del diritto di Israele all’esistenza.
Una simile normativa, applicata in Italia, avrebbe il valore della cartina di tornasole, mettendo a nudo l’antisemitismo che alligna non solo negli ambienti di destra, ma anche in quelli di sinistra.
Fanpage ha scoperto l’acqua calda, ossia che negli ambienti della destra italiana alligna l’antisemitismo. Se facesse altrettanto negli ambienti della sinistra, scoprirebbe l’acqua fredda, ossia l’antisemitismo “pervasivo, influente, diffuso”.
I tre aggettivi sono di Daniele Nahum, intervistato da Ester Moscati per il sito Bet Magazine Mosaico, sito ufficiale della Comunità ebraica di Milano, il quale afferma che si è sottovalutato l’antisemitismo di sinistra.
L’intervista è del 6 maggio scorso e Daniele Nahum è un consigliere comunale a Milano, impegnato in politica fin da giovanissimo, prima con i Radicali di Marco Pannella, poi nel Partito Democratico, e ora nell’area Riformista.
Chiede Ester Moscati: “Che cosa significa essere militante nell’area della sinistra e trovarsi in questo clima pesantemente anti-israeliano, antisionista e spesso antisemita, nelle piazze e nell’università?”.
Risponde Daniele Nahum: “Secondo me abbiamo sottovalutato il tema dell’antisemitismo a sinistra. Quello di destra c’è e va combattuto, ma in confronto è quasi folcloristico e numericamente contenuto. L’antisemitismo di sinistra è invece più pervasivo, influente, diffuso. Ha sdoganato il termine “genocidio” riferito alla guerra a Gaza e ha dato nuova forza all’odio contro gli ebrei. La vulgata delle “vittime trasformate in carnefici” nasce nella sinistra, così come la parola “sionismo” usata come un insulto. Sono sicuro al 1000 per cento che tutto ciò che si scrive sui muri delle nostre città contro gli ebrei e Israele viene oggi dalla sinistra radicale. Essere un ebreo di sinistra è quindi difficile, una battaglia continua. Sono uscito dal PD in polemica con il fatto che la dirigenza ha scelto di non intervenire in modo drastico per fermare questa deriva e perché i giovani del Partito hanno sposato la causa palestinese in modo non obiettivo, ma settario e antisionista, come dimostrano gli incontri che hanno organizzato a Milano (uno di questi, “Colonialismo & Apartheid in Palestina. Una lunga storia di occupazione illegale e Resistenza” è stato poi annullato proprio per le polemiche, ndr). Temo quindi che nel futuro prevarrà nel partito un’area massimalista. Io nasco come Radicale, poi sono stato 12 anni nel PD, ma ora spero di dare il mio contributo alla crescita dell’area riformista che si riconosce nei valori dell’Atlantismo, dell’Occidente e del sostegno a Israele”.

https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/daniele-nahum-abbiamo-sottovalutato-lantisemitismo-di-sinistra/
Giorgia Meloni sulla vicenda rivelata da Fanpage è stata netta: «Chi ha sentimenti razzisti, antisemiti o nostalgici ha sbagliato casa. Certi pensieri sono incompatibili con Fratelli d’Italia, con la destra italiana, con la linea politica che abbiamo chiaramente definito negli anni». Insomma, spiega la premier, non c’è spazio per svastiche, saluti romani, fascisterie varie e attacchi agli ebrei. Gli esponenti di Gioventù Nazionale responsabili verranno cacciati. «Quindi – ha aggiunto Meloni – su questo non accetto ambiguità, ho chiesto al partito di prendere provvedimenti e voglio essere chiara ancora una volta».
Attendiamo analoga nettezza da Elly Schlein e dai vari esponenti dei cespugli della ormai sedicente sinistra, meglio definibile come progressismo woke, giusto per dare risposta a quanto afferma Daniele Nahum.
Torniamo alla Germania, la quale alza le difese contro l’antisemitismo e la minaccia dell’Islam radicale.
L’azione del governo federale si è svolta su due direttrici: riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza e drastica semplificazione delle espulsioni per gli stranieri che elogiano il terrorismo jihadista.
In quest’ultimo caso, si tratta del progetto di legge approvato dal governo il 26 giugno, su proposta della ministra dell’Interno Nancy Faeser che è stata chiara: «Andiamo giù duro con i reati di odio islamisti e antisemiti su Internet».
Basterà un commento sul web di esaltazione del terrorismo jihadista per espellere e deportare dalla Germania lo straniero che ne è autore.
«Non vi è posto – ha detto la Faeser – per gli islamisti che istigano all’odio, viventi ancora nell’età della pietra».
La stretta sull’Islam radicale si accompagna l’allentamento nell’acquisizione della cittadinanza tedesca, con l’obiettivo di facilitare l’immigrazione di lavoratori qualificati. A tal fine, la normativa entrata in vigore prevede che si possa essere naturalizzati dopo cinque anni di permanenza nel Paese, non più otto come in precedenza. I tempi scendono a tre anni in caso di particolari meriti nell’integrazione, dallo studio al volontariato.
Inoltre, è introdotta la doppia cittadinanza, sono semplificati i ricongiungimenti familiari e vengono stabilite facilitazioni per la generazione dei «Gastarbeiter», quei lavoratori immigrati in particolare da Italia e Turchia che contribuirono nettamente alla ricostruzione della Germania dopo la seconda guerra mondiale.
Il ministro della Giustizia Marco Buschmann ha specificato che non otterrà il passaporto tedesco chi intende mantenersi a spese dello Stato, per esempio con il reddito di cittadinanza.
I richiedenti dovranno impegnarsi a riconoscere i valori di una società liberaldemocratica e aperta, nonché la «speciale responsabilità storica» della Germania per la dittatura nazista e le sue conseguenze, in particolare per la protezione dell’ebraismo.
La naturalizzazione è poi esplicitamente esclusa per gli antisemiti.
Eccoci tornati al punto d’inizio di questa riflessione.
Nel test per la naturalizzazione sono stati inseriti quesiti sul riconoscimento del diritto di Israele all’esistenza.
La norma ha un valore politico e geopolitico fondamentale, in quanto si muove nel solco degli Accordi di Abramo che hanno visto alcuni Paesi arabi riconoscere Israele, unico modo per avviare un percorso che consenta anche un equilibrio basato sui due Stati (Israele e Palestina).
Fintanto che una parte del mondo arabo e islamico non riconoscerà Israele, ogni passo in avanti verso la pace in Medio Oriente sarà impedito.
La Germania, che ai tempi di Hitler ha avuto come alleati non solo politici, ma anche ideologici, i Fratelli Musulmani, conosce bene quali siano i problemi sottostanti alle posizioni di alcuni Paesi a maggioranza religiosa islamica. Paesi dove la Fratellenza musulmana è dominante.
E qui sta uno dei nodi storici dei rapporti con il mondo islamico e con i Dem Usa.
Bene, visto che l’antisemitismo alligna a destra e a sinistra anche in Italia, perché non fare come in Germania?
Chiediamo a chi vuole stabilirsi stabilmente nel nostro Paese di dichiarare la sua adesione ai valori democratici e di essere d’accordo sul diritto all’esistenza dello Stato d’Israele.
Inutile nascondersi dietro alla solita fuffa che distingue l’antisionismo dall’antisemitismo, come se gli ebrei cattivi fossero quelli che stanno in Israele e quelli buoni nei vari Paesi del mondo.
Cosa vogliamo fare? Un confronto tra George Soros e Bibi Netanyahu?
Prego accomodarsi. C’è molto da scrivere.
Nella fotografia Nancy Faeser.





