
di Sergio Pizzolante
La Procura di Genova considera tangenti i contributi per le campagne elettorali di Toti, già agli arresti.
Le accuse sui soldi di Spinelli, le manette che scattano, c’è il solito gossip sulle barche, sui telefonini, sulle ragazze, i regali.
Non riguarda tutti, non riguarda Toti, ma vai a distinguere fra Toti e tutti.
Poi tutti parlano, tutti dicono tutto è il contrario di tutto, il figlio, di Spinelli, che sembra non condividere il padre, dice che Toti voleva finanziamenti illeciti, titoli dei giornali, poi smentisce se stesso, finanziamenti leciti, ma per Pm e giornali, soprattutto, vale la prima.
E tutti parlano di tutti, meno Toti, lui non può parlare.
Già tutto questo è raccapricciante.
Sarebbe già abbastanza per ritirarsi nella vecchia Pajara. Per il malessere che mi provoca.
Così da trent’anni.
Però c’è qualcosa di peggio.
O di meglio. Punti di vista. Vediamo.
Adesso i Pm dichiarano tangenti, quindi corruzione, i soldi regolari e tracciati ricevuti da Toti, perché, dicono, sembra, collegati a degli atti amministrativi di Toti a favore di Spinelli.
Adesso i Pm, affermato il principio, diciamo così, dicono: andiamo a vedere i collegamenti fra altre imprese che hanno dato contributi regolari e gli atti amministrativi che possono riguardarle.
Altre imprese tengano in mente questa cosa.
Cioè, nei fatti si sta affermando, che ogni contributo regolare, con bonifico, con delibera di Cda, dato ad un partito è corruzione.
Perché dai, le imprese danno contributi non perché le amministrazioni locali corrispondano precisamente alla Croce Rossa o all’Unicef.
È una roba enorme. Conseguenze.
Uno. Nessuno più darà soldi ai partiti. In forma regolare.
Due. Siccome si è abolito i finanziamento pubblico e siccome senza soldi non si può fare politica. Chi farà politica?
Chi ha soldi e chi pensa che un modo per fare soldi si trova sempre.
Selezione classi dirigenti sulla base delle passioni, delle idee, dell’impegno, addio.
Questi ricordi del passato addio per sempre. Bel colpo!
Tre. E se tutte le Procure d’Italia, ma anche solo alcune, utilizzassero il metodo Genova? Ci avete pensato?
Cioè, per ogni provincia o per un po’ di province, si vanno a vedere i finanziamenti regolari dati da aziende o da privati ai partiti, con bonifico e delibera, e poi si va a vedere se quelle aziende hanno avuto un qualche rapporto con quella amministrazione.
Che succede?
Cioè, le aziende che lavorano sul porto di Bari o di Taranto o Napoli. Cioè, ad esempio, le Coop o i Conad che lavorano in Emilia Romagna, Toscana, Marche o Sicilia. Le imprese edili che lavorano a Milano. Quelle che lavorano a Torino. Ecc. ecc.
Che succede? Ve lo dico. Secondo il metodo Genova: tutti in galera. Tutti. Contenti?
Quattro. Un sondaggio della Ghisleri dice che il 60 per cento degli italiani non vuole il ritorno al finanziamento pubblico dei partiti. Ma non vuole nemmeno quello privato.
Quindi? Facciamo senza politica? Senza partiti?
Facciamo fare ai magistrati? Ai carabinieri? Alle burocrazie pubbliche, dai comuni alle regioni e su su ai ministeri, alle autorità terze come Consiglio di Stato, TAR ecc.?
Questa è la domanda. Questa è la democrazia che vogliamo?
La conseguenza è questa. Esattamente questa.
Cinque. Io sono d’accordo, sono proprio stanco.
Rompiamo gli indugi, dico davvero, diamo tutti i poteri alle Procure e non se ne parli più.
Dico davvero! Non scherzo e nemmeno provoco.
Dai, così tutto è più chiaro, più lineare, più logico.
Sei. Unico problema. Nascerebbe un problema di disoccupazione per molti giornalisti e parecchi politici. Parecchi. Ma pazienza. Non tutte le ciambelle hanno il buco.





