
La domanda semplice che attraversa la mente di ogni persona di buonsenso di fronte alla tragedia prodotta dalla pandemia del Covid 19 è la seguente: può la politica attraverso le istituzioni democratiche rinunciare a indagare o rifiutare di indagare in profondità sulla natura (dove e come nasce questo fenomeno), ma ancora di più sul ruolo di chi ha occupato un ruolo istituzionale, imponendo decisioni che escludono ogni dubbio sull’efficacia delle sue scelte? Scelte supportate solo ed esclusivamente da propri diretti collaboratori, senza affrontare – anzi negando a priori – effetti avversi molto seri e riguardanti una statistica altrettanto rilevante ?
Si può trascurare, di fronte ai casi di morte, di procedere obbligatoriamente con il percorso della verifica attraverso lo strumento delle autopsie?
Trascuriamo anche di affrontare l’effetto degli incauti acquisti centralizzati, al di fuori da ogni saggia regola, basata sul dovere di ogni tipo di trasparenza nei salotti degli ottimati cooptati della Commissione Europea, dove “la patetica Baronessa “ Ursula Von der Leyen impone una musica – che sa di censura – che suona sempre stonata .
Il gioco della cultura della paura, a marchio Mario Draghi – Roberto Speranza, è l’effetto politico più devastante, in quanto ha riguardato e riguarda il depotenziamento, se non addirittura la grave mutilazione dell’autorevolezza del ruolo delle istituzioni più significative .
Un effetto che si percepisce, osservando quel richiamo della legge della foresta da parte della politica, che vede ridotto il potere naturale e la verifica come rafforzamento del ruolo delle istituzioni come un pericoloso fastidio .
Una brutta storia quella che rifiuta la ricerca della verità in nome di un potere fasullo.
Su questo piano si sono andati – e vanno tuttora – a schiantare i tanti influencer che orbitano nel mondo degenerato della comunicazione .
Quello che oggi cade definitivamente è il mito della sinistra di essere in esclusiva il detentore del bene comune.





