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Vogliamo difendere la democrazia o no?

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difendere la democrazia

Perché continuiamo a calpestare la Costituzione?

Nel leggere un commento sull’esplosione, vicino Roma, di una struttura abbandonata provocata da due figure militanti della galassia anarchica mi si è aperto nella mente un interrogativo. E lo propongo a tutti.
Il commento ricordava come il 3 febbraio scorso, nell’Informativa urgente del Governo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna, il Ministro Piantedosi aveva parlato di un possibile «salto di qualità» del mondo anarco-insurrezionalista e si sottolineava che l’opposizione aveva definito questa una «strumentalizzazione gravissima da parte della destra».

A partire dalla stessa Segretaria PD, gli accenti contro la posizione di Piantedosi erano stati durissimi. Secondo me vergognosi. Esattamente come quasi tutti i commenti che in Parlamento si riservano alle comunicazioni del Governo. Ancora più quando si è di fronte all’eterno “Giorgia (o qualsiasi altro) venga a riferire”. E le risposte della maggioranza sono anch’esse violente, stizzose.

Oramai non ho alcun dubbio che, a posizioni invertite, e su qualsiasi altro argomento assisteremmo allo stesso “processo”. Processo nel senso tecnico del termine, perché l’idea che ci sia in politica un confronto, magari anche duro, la lascio a chi ha deciso di fare l’ingenuo.

Oramai sono anni che in Parlamento si svolge, su ogni questione, nella logica ormai imperante di rapporti ispirati ad “accusa – difesa” (che dovrebbe essere assolutamente estraneo a quelle aule) un processo.

L’aggravante sta nel fatto che questo processo non è accusatorio – sbagliato come concetto, ma tuttavia comprensibile in alcuni (rari) momenti – ma inquisitorio: la premessa è che “l’interrogato” è colpevole.

Una presunzione assoluta. Come ogni buona norma di populismo raccomanda ed anzi impone. E, come prevede il codice populista, al contrario di ciò che imporrebbe la civiltà giuridica, non è l’accusa che deve provare qual è il “reato”, ma l’accusato a dover provare di essere non colpevole.

Mi sono domandato: ma i Parlamentari hanno capito di essere tra i tre poteri dello Stato quello più debole di tutti? E che il loro è un potere soggetto ad attacchi anche da parte degli altri due poteri ed anche del quarto potere?

Hanno capito che, prima ancora di fare il “mestiere” di ricerca di consensi per diventare maggioranza, anche l’opposizione deve difendere l’unico – ripeto l’unico – dei poteri dello Stato che risponde agli elettori, cioè alla comunità?

E che, dunque, la battaglia politica da fare deve mettere al primo punto l’obbligo di un confronto – ripeto: confronto – nell’unico – ripeto: unico – luogo a ciò deputato da una Costituzione, legge fondamentale spesso nominata e ancor più spesso tradita e calpestata?

Sembra non esserci coscienza che il potere esecutivo, tra decreti legge e fiducie, di fatto rende inutile il passaggio in Parlamento di quasi tutto; e che quel potere è assegnato a persone “nominate”.

Che l’esondazione del potere giudiziario, nell’ignavia e, anzi, autocompiacimento masochista dei parlamentari, è forte; e che quella è una vera e propria “casta” che si elegge da sola, si auto decide promozioni, si giudica da sé, è perciò costituita da non eletti ed è, giustamente, intoccabile da tutti.

Che l’ormai più forte perché immediato di tutti i poteri – l’informazione e la comunicazione – è fatta da persone che in qualche modo sono “nominati”, certo non elette.

Che, infine, come spesso accade, il popolo ha capito più e prima di ogni altra “intelligenza” che tutto il potere è ormai altrove rispetto al Parlamento e che, dunque, è inutile andare a votare per eleggere… che cosa?

Per me, l’interrogativo di fondo resta se siamo alle ultime luci di una vera democrazia, ormai privata del suo fondamentale principio dell’articolo 1 della Costituzione e dalla sua scelta di delegare quel potere ad eletti, ma non certo a nominati. Un simulacro, ormai, se vogliamo essere sinceri.

I simulacri, come insegna la storia, ingannano le menti. Le addormentano. Poi i risvegli sono davvero brutti.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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