L’evoluzione sociologica e ideologica in corso
Vannacci lo ha capito meglio e più di tanti altri: questa maggioranza non è di centrodestra.
Manca la destra, a meno di qualche figura con busti anteguerra nel salotto e con qualche residuo di idea secessionista.
Anche quelle in strutture istituzionali, che non temono queste presenze, perché la democraticità è garantita in nuce e dal fatto che questi non sono vera “destra”.
Non certo dalle opposizioni, che si ricordano di loro solo quando si vuole fare polemica.
Manca la vera destra e lui, Vannacci, l’ha costituita.
Basta leggere le idee che propugna e suoi programmi per capire cos’è destra. Quella vera e non quella attuale che si è deciso di chiamare destra e anche fascista.
Non quella alla Thatcher o alla Bush padre e figlio o alla Kohl o alla Chirac e Sarcozy, tipologie di conservatori alla quale l’attuale centro destra assomiglia, pur se adattato alle condizioni geopolitiche e sociali del tutto diverse.
C’è poco da criticare.
L’uscita in scena di Vannacci sarebbe un elemento di chiarezza (come lo è da sempre la posizione della sinistra più radicale), se solo si volesse leggere l’evoluzione sociologica e ideologica in corso con l’occhio della Politica, ultimamente colpito da cecità.
E, per esempio, guardare all’evoluzione – spinta da Trump – dello stesso conservatorismo americano (che lascia a piedi l’élite tradizionalista prima ancora che conservatrice) che punta sul malcontento.
Si tende, invece, a guardare tutto con la logica dell’ideologia: contro la quale non ho nulla ma solo a patto che non diventi l’unico dirimente soggetto di valutazione e che il “messianesimo non intralci il lavoro riformatore”, per dirla alla Craxi.
Anche quello non dei “socialisti pragmatici”, peraltro considerati “destra”, senza appello.
Non può sfuggire a nessuno che il non voto che dura da troppo tempo, e si autoalimenta, sta ridisegnando una “maggioranza silenziosa”, che va gestita prima che diventi terreno di ulteriore populismo. Che verrà gestito da qualcuno, con successo. Vannacci appunto.
Ma l’effetto trascinamento va capito e valutato e contrastato. Subito.





