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UOMINI E QUAQUARAQUA’

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di Savino di Scanno
Leonardo Sciascia nel suo capolavoro “Il giorno della civetta” ad un certo punto del romanzo pone di fronte il mafioso don Mariano Arena ed il capitano dei Carabinieri Bellodi.
Il mafioso, dichiarandosi un “pratico” del mondo e dell’ umanità, distingue questa in 5 categorie : ” gli Uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, scrivendo con rispetto i pigliainculo, ed in ultimo i quaquaraqua’”.
Solo questa pentapartizione del genere umano offerta dalla letteratura italiana con un suo maestro come Sciascia sarebbe meritoria di convegni a tema, diciamo tra i pochissimi che chi scrive avrebbe piacere ad assistere giusto la diretta idiosincrasia ad ogni forma di conferenze e convegni vari.
Ma tale “incipit” permette di proporre al lettore distratto un tema, quello dei modelli sociali in particolare riguardo all’ odioso fenomeno dei femminicidi.
A tal riguardo, sempre per chi scrive, per gli autori di questi vili atti pene detentive con condanne a 30 anni di cui 29 anni, 11 mesi e 29 giorni al 41 bis verrebbero considerate minimali.
Non si entra nel merito di affermazioni tipo “rieduchiamo i maschi” considerando risibile tale affermazione in specie verso chi ha fatto della “società fluida o liquida” un must per la propria esistenza con il risultato di vedere questo paese al vertice mondiale per le Infedeltà coniugali o di coppia o di varie ed eventuali per non dimenticare nessuno che sommando al sentimento universale di considerarci dei traditori per antonomasia ci rende inaffidabili in ogni contesto internazionale. Ma altresì non si può accomunare il pensiero alla “Via del Guerriero” della letteratura giapponese come scritto da qualche fenomeno giornalistico perché sarebbe troppo
Ma di quali modelli, scriviamo maschili, ci siamo per lo più alimentati in questi decenni?
Possiamo partire da Villaggio con il suo Fantozzi, da Sordi con il suo “Borghese piccolo piccolo” fino a giungere a Zalone compendio aggiornato e corretto delle due figure precedenti.
Si vuole la prova del nove? Nelle ultime settimane sono state espresse critiche elevatissime verso il film sul Comandante Todaro con Favino in quanto espressione di modelli non accettati od accettabili dalle élite radical chic, metastasi dominante nella cultura italiana.
Significa che c’è ne faremo una ragione accontentandosi di Rocco Schiavone che rispetto a super agenti segreti in carne ed ossa super pagati con nomi in codice da piatti in brodo è Superman.
Su un punto si concorda. Non esistono più gli Uomini, o quanto meno Uomini educati magari nelle caserme a rispettare il giuramento alla Bandiera, di quelli per cui era un dovere dare la vita per la famiglia, per la Donna amata, per I figli al costo di rimetterci tutto ed il contrario di tutto. Uomini magari antipatici ma per i quali, in fondo, la Donna era la meraviglia donata da Dio ed in nessun modo poteva esserle fatto del male.
Non bisogna lamentarsi. I fenomeni sociali sono sempre culturali ed economici. Chi viola una donna, un bambino, non è un uomo e forse neanche un quaquaraqua’ ma solo un miserabile degno delle patrie galere. Per gli altri forse sarebbe il caso di spegnere i computer, staccare i cellulari e tornare a studiare nelle aule scolastiche così almeno conoscerebbero il senso di parole come patriarcato.

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  • Redazione

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