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Trieste e la partita italiana sull’IMEC

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Trieste e la partita italiana sull'IMEC

Il Porto di Trieste si candida a diventare uno dei principali terminali europei del Corridoio economico India – Medio Oriente – Europa

Trieste potrebbe diventare molto più di un porto dell’IMEC, India – Middle East – Europe Economic Corridor, il Corridoio Economico India – Medio Oriente – Europa, potrebbe diventare uno dei punti attraverso cui l’Italia tenta di incidere sulla geometria europea della connessione fra India, Medio Oriente ed Europa.

Questo è il significato strategico della proposta di Antonio Tajani di considerare Trieste e Capodistria come possibile terminale mediterraneo dell’India – Middle East – Europe Economic Corridor.

Non si tratta semplicemente di intercettare nuovi traffici, ma di capire se l’Alto Adriatico possa assumere una funzione nella proiezione europea di una delle principali architetture di connessione fra Asia, Golfo e continente europeo.

L’IMEC, annunciato nel 2023, non è una singola ferrovia né una rotta marittima, è un’architettura multimodale nella quale trasporto marittimo, ferrovie, porti, infrastrutture energetiche e connessioni digitali sono pensati come elementi complementari.

La direttrice originaria può essere sintetizzata così:

India → Mar Arabico → Emirati Arabi Uniti → Arabia Saudita → Giordania → Israele → Mediterraneo orientale → Europa.

La proposta italiana introduce una possibile proiezione verso nord:

Mediterraneo → Adriatico → Trieste–Capodistria → Slovenia → Austria → Germania → Europa centrale e orientale.

Il valore di Trieste non è soltanto nella sua funzione portuale, ma nella possibilità di trasformare un flusso marittimo in un flusso continentale.

Il Ministero delle Infrastrutture ha individuato la direttrice Trieste – Austria -Germania – Polonia – Europa centro-orientale come uno degli assi attraverso cui i porti italiani possono inserirsi nell’IMEC, accanto alla direttrice Genova – Reno.

Un porto diventa strategico quando non è soltanto un punto di arrivo, ma un nodo capace di trasferire rapidamente merci verso un hinterland integrato.

Se un flusso proveniente dal Mediterraneo raggiunge Trieste e da lì viene trasferito sulla rete ferroviaria verso Austria, Germania ed Europa centro-orientale, il porto assume una funzione diversa, diventa una cerniera fra la geografia marittima dell’Indo-Pacifico e del Mediterraneo e quella terrestre dell’Europa continentale.

In questa prospettiva, Trieste e Capodistria possono divenire un possibile sistema portuale dell’Alto Adriatico e non necessariamente una competizione fra due infrastrutture, ma una possibile unica piattaforma complementare, capace di aumentare la capacità dell’area di intercettare e redistribuire flussi verso l’Europa centrale, essere connessione

Mediterraneo → Adriatico → Trieste–Capodistria → Slovenia → Austria → Germania → Europa centrale.

E parallelamente Genova → sistema alpino → Reno → Germania → Europa settentrionale e occidentale.

Queste direttrici mostrano come la proposta italiana non riguardi soltanto i porti, ma l’intero sistema logistico che collega il Mediterraneo al cuore produttivo europeo, ferrovie, terminal intermodali, valichi alpini, piattaforme logistiche, porti e reti energetiche.

La sequenza può quindi essere letta non come una singola rotta, ma come una rete strategica:

India → Golfo → Mediterraneo → Adriatico → Trieste–Capodistria → Alpi → Europa centrale.

Un porto, una ferrovia, un terminal intermodale, una rete energetica o una connessione digitale, presi singolarmente, sono infrastrutture, in una stessa direttrice, diventano capacità strategica.

Il punto decisivo è che l’Italia non può modificare la geografia fisica dell’Europa, ma può modificarne la funzione attraverso le infrastrutture.

L’Alto Adriatico può diventare così non soltanto un’area portuale, ma uno spazio di connessione fra Mediterraneo, Balcani ed Europa centrale.

Trieste può assumere una funzione di cerniera fra traffico marittimo e rete continentale; Capodistria può concorrere alla capacità portuale del sistema; le connessioni ferroviarie possono proiettare i flussi verso Austria, Germania e Europa centro-orientale.

La partita è geoeconomica, perché riguarda la capacità di intercettare e redistribuire flussi fra Asia, Medio Oriente ed Europa, ma è anche geopolitica, perché la localizzazione dei nodi attraverso cui transitano merci, energia e dati contribuisce a definire i rapporti di interdipendenza fra gli attori che controllano quelle reti.

La partita dell’IMEC è quindi rilevante per Roma non soltanto perché può generare nuovi traffici, ma perché può consentire all’Italia di concorrere alla definizione dei punti di ingresso della nuova connessione euro-asiatica nel continente.

Se la direttrice indiana e mediorientale riuscirà a trovare nell’Alto Adriatico una piattaforma efficiente verso l’Europa centrale, Trieste non sarà semplicemente uno dei porti che beneficiano dell’IMEC, ma essere uno dei nodi attraverso cui l’Europa organizza la propria connessione con l’India e il Golfo.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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