Cosa questo provvedimento non ha dato possibilità di fare in alternativa
Che il Superbonus di Conte (ma anche di Franceschini) sia stato un disastro economico è confermato, per ultimo in ordine di tempo, anche da Carlo Cottarelli, uomo ed economista certo non riconducibile alla destra.
Ma già ISTAT, Banca d’Italia e Corte dei Conti, nonché la CGIA di Mestre, avevano disegnato con chiarezza non solo l’impatto sui conti pubblici ma anche il cosa, questo provvedimento, non ha dato possibilità di fare in alternativa.
Sintetizzo il più possibile, e chiedo scusa per non essere breve, un discorso che sono disponibilissimo a dettagliare.
Parto dalla ricerca pubblicata dalla Banca d’Italia sul Superbonus e sul bonus facciate: insieme sono costati circa 170 miliardi di euro dal 2021 al 2023, che scendono a 100 miliardi considerando le maggiori entrate derivate dalle tasse. Ad oggi l’aggiornamento dei costi porta il totale a 186 miliardi ed a un “netto” di spesa di 108 miliardi.
Circa un quarto degli investimenti incentivati sarebbe stato realizzato anche in assenza dei bonus, e dunque si è determinata una “perdita secca” per le casse dello Stato. Uno spreco colossale certificato da Bankitalia e dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che stimano questo “peso morto” rispettivamente al 27% e al 33%. Le stime più pessimistiche parlano di 1 euro su 2,5 gettato al vento. Un regalo a pochi pagato da tutti noi,
A pochi e non certo ai più bisognosi. Dei 500.061 immobili coinvolti nel Superbonus, 245.068 sono abitazioni unifamiliari e 137.600 condomini, ma ci sono persino cinque edifici classificati come castelli o palazzi di valore storico. Si sono interessati il 4% del totale degli edifici, avvantaggiando proprietari con capacità reddituale medio-alta.
Il PIL nel complesso è cresciuto meno di quanto lo Stato abbia speso per i due bonus. La narrazione che questi provvedimenti abbiano funzionato da moltiplicatore del PIL è falsa. Tutta falsa.
E la Corte dei Conti ha confermato il tutto, compreso le smentite sul PIL. Si è aggravato il debito pubblico italiano, (salito al 135,3% del PIL), e si è imposto ai governi successivi misure restrittive per arginare il dissesto creato.
Anche la Corte dei Conti ha evidenziato che il bonus ha avuto effetti redistributivi marcatamente regressivi interessando i proprietari di case di pregio con pochissimi benefici ambientali. Serviranno almeno 40 anni per ammortizzare i risparmi energetici degli interventi. (CGIA di Mestre).
Altra narrazione da smentire: ma alla fine è ripartito un settore importante. Certo, l’effetto è stato positivo sulle imprese del settore edile, ma il boom drogato dell’edilizia ha causato un aumento dei prezzi dei materiali (come ponteggi, pannelli isolanti e cemento) superiore al 40% che si sono riversati su ogni altra opera edile, ogni altro appalto pubblico, alimentando l’inflazione.
I 429mila posti di lavoro creati sono stati in gran parte precari, concentrati in un settore a bassa produttività, con alto tasso di lavoro irregolare e scarsa innovazione tecnologica (Prometeia). Il blocco della cessione dei crediti, introdotto per arginare le frodi e le truffe, ha poi paralizzato migliaia di imprese, molte delle quali sono fallite o hanno sospeso i cantieri per mancanza di liquidità. (Banca d’Italia)
Poniamo, ma è discutibile, che fosse quello il settore più indicato per una ripartenza economica. Era l’unico modo per farlo? Cosa sarebbe successo se quei miliardi invece che per opere “gratis” per i privati, fossero stati investiti in capitale fisso sociale?
Cioè che si sarebbe trattato di “trasformare” denaro pubblico in “proprietà pubblica” il cui valore sarebbe rimasto nel patrimonio dello Stato.
Ma, sul piano sociale, sul piano della redistribuzione del reddito, della allocazione migliore delle risorse, se invece del “greenwashing” edilizio avessimo puntato sulla sanità?
Un nuovo moderno ospedale ad alta tecnologia costa mediamente tra i 300 e i 400 milioni di euro. Quindi lo Stato avrebbe potuto costruire quasi 500 nuovi ospedali d’eccellenza.
Dunque rinnovare o sostituire quasi la metà della rete sanitaria nazionale, rivoluzionandola. A proposito di liste d’attesa, di migrazione sanitaria dal Sud al Nord per garantire il diritto alla salute. Il confronto è impietoso: abbiamo preferito ristrutturare il 4% delle case di proprietà privata piuttosto che ricostruire il sistema sanitario per il 100% dei cittadini.
E vogliamo parlare di cosa avrebbe prodotto, invece del superbonus, la stessa spesa se effettuata sull’edilizia popolare e su nuove abitazioni da destinare ad affrontare la questione abitativa nelle grandi città e per i giovani? Qualche milione di vani?
L’ENEA conferma: il Superbonus 110 % non ha rilanciato l’economia, ma ha drenato miliardi destinati a scuole, ospedali e infrastrutture, premiando in modo regressivo i ceti più abbienti e generando un boomerang per l’edilizia.
I cantieri incompiuti, i bilanci societari in crisi e il peso sul debito pubblico restano un monito.
Perché questo è lo scopo di questo mio inevitabilmente lungo post. Non aizzare polemiche che alla fin fine non servono: ma solo vietare a chi non fa autocritica di poter far pensare che possano essere ripetuti, in futuro, provvedimenti di questo tipo.
E magari costruirci sopra narrazioni per un elettorato disattento ma soprattutto scientemente disinformato.






Splendido articolo, chiaro, documentato e completo. Dovrebbero leggerlo anche chi non ne vuole senti parlare eh !🤬