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SIMBOLOGIA ESOTERICA, IL QUADRATO MAGICO

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di Paolo Boccuccia

Una delle chiavi di lettura per poter comprendere il Quadrato Magico, che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro a coloro che si sono occupati dell’argomento, a parere di chi scrive, è quella riferibile al contesto astronomico, all’Arthur leggendario.

La stella Arturo (alfa Bootis), brilla nella costellazione del Bootes (il Bovaro), il favoloso conduttore dei Sette Buoi dell’armento solare, ossia dei Septem Triones – da cui Settentrione per indicare il Nord -, che per i Celti era il Polo della Luce e che rappresentava quindi, l’Oriente druidico.

I mitici Buoi del Sole sono significativamente sette, come le Gemme che nella leggenda indiana devono essere in potere del Re Universale per legittimare il suo impero, e quanti sono i Sigilli con cui è chiuso il Libro che si trova fra le mani della Papessa del Tarot.

Ebbene, la stella omonima all’eroe celta Arturo (alfa Bootis), rappresentava anticamente per i marinai il segno celeste dell’orientamento notturno prima che il Nord astronomico venisse identificato con la Stella Polare. In celtico, “arkth” significa “orso” come lo “arktos” greco, per cui il Polo Artico da cui proviene la Luce druidica è il Polo dell’Orso.

D’altra parte, Arthur, è il Re-Orso, paredro della Dea Orsa, la Grande Dea celtica a cui era sacro questo animale, ossia Arkthinna che i Romani chiamarono Arduina e la identificarono con la Dea-Cerva Diana. L’attuale Stella Polare è posta nella costellazione di Ursa Minoris, un gruppo stellare adorato dai popoli minoici quale ipostasi celeste della loro Grande Dea, la Dictinna madre e sposa di Giacinto, la Ariane “sposa” del Minosse cretese.

L’Orso è quindi esotericamente, colui che possiede la Luce, l’Illuminato; ma anche colui che come astro d’orientamento guida, indicando agli altri la strada. Nei Tarocchi, è l’eremita della nona Lama, in figura di vecchio che procede tenendo in mano una lucerna ed appoggiandosi ad un bastone ad otto nodi, con il quale sorregge un Serpente.

La coppia Orsa Celeste-Re Orso è l’equivalente della coppia formata dalla Dea Vacca e dal Re Toro che domina i miti dell’Oriente e dell’area mediterranea: la connessione fra le due forme significanti, si può scorgere nel fatto che il Bovaro-Arturo custodisce i Sette Buoi del Sole. In definitiva, l’Arthur del mito Occitanico, rappresentava l’omologo delle figure mitiche “taurine” del leggendario orientale e mediterraneo: Dumuzi, Osiride, Dionisio, Minosse, Mithra, ovvero tutti amanti della Grande Dea.

Ma la costellazione in cui brilla Arthur, oltre che come Bootes, era conosciuta in antico con la denominazione di Sator, il Mietitore; e ad un tale Bovaro-Mietitore veniva attribuita in sposa Erigone, una ninfa identificata nella costellazione che i romani chiamavano Virgo. Come detto, nel Tarot gli corrisponde l’Eremita in figura di Vecchio che procede e che percorre la Via dei Sette Buoi del Sole, ossia delle sette fasi della Grande Opera che producono l’Oro-Sole, e che con apparente paradosso sono le sette balze del Kur-Nu-Gea, gli Inferi dei Sumeri in cui si cala Inanna-Ishtar nella sua Catabasi.

Ebbene, un tale vegliardo sposo di una Vergine (come il Giuseppe vangelico), è l’operatore spagirico che raccoglie i frutti aurei del suo Lavoro, così come il mietitore raccoglie la messe dorata. Così proclama il Quadrato magico o Quadrato di Saturno, la cosìddetta Grata dalle Quaranta sbarre, il numero dei pezzi in cui fu tagliato Osiride:

                                                

                                                           S| A | T | O | R

                                                           A | R | E | P | O

                                                           T | E | N | E | T

                                                           O | P | E | R | A

                                                            R |O | T | A | S

nel quale è inscritta una frase latina che suona: “Il Mietitore alterna il lavoro nel campo e possiede”.

L’ “alterno lavoro” del Mietitore, si riferisce evidentemente al “Solve et Coagula, Coagula et Solve” degli alchimisti, il processo di ripetuta dissoluzione e reintegrazione dello Zolfo ottenuto attraverso l’uso del Fuoco. La ROTAS, che poi risulta dall’acrostico, è l’Opera stessa; ed in quanto a Saturno, che dà il suo nome al Quadrato, più che il Cronos greco è il dio italico delle messi e dell’età dell’Oro, re saggio ed apportatore come Osiride e come Arthur di armonia e di pace. È evidente come un tale nume non sia altro che il Sator-Bootes astronomico, ossia il Mietitore che porta la falce e di cui possiede il radicale onomatopeico Sath, il rumore della falce che sega il grano.

Sator-Saturno-Seth, è quindi al contempo, l’Adepto che compie l’Opera e raccoglie il suo Oro ed il Mercurio dissolvente portatore della Morte alchemica che rende ciò possibile; coincidenza di significati che si spiega con il fatto che l’Operatore si dà la Morte volontariamente, come  Attis che si suicida sotto il Pino. Ed è in relazione ad un simile contesto significante che si narra nei romanzi sul Graal come le pene di Amphortas si accrescessero “sotto il regime di Saturno”, ossia in rapporto alla “mortificazione” che il suo orgoglio gli impediva di accettare.

La Erigone-Vergine, sposa del Bootes corrisponde poi nei Tarocchi alla Terza Lama, l’Imperatrice, in figura di Donna assisa ed alata, che nel simbolismo ermetico corrisponde al Mercurio, alla Roccia dell’Ordalia nel mito di Arthur, alla Regina Ginevra ed al Graal stesso; ed in un diverso contesto, alla Iside-Maga che resuscita Osiride col vento delle sue ali ed all’Astarte siriaca rappresentata come Donna con Ali ed Artigli d’Aquila.

In una altra versione significante, una tale Donna Alata è l’Aquila Bicefala degli ittiti, che guarda ad Oriente come Stella del Mattino e ad Occidente come Stella Vespertina. L’imperatrice dei Tarocchi, è quindi il Duplice Uccello della Generazione (dell’Oro), il “Themophab dei Caldei”, o il Baphomet dei Cavalieri Templari di cui parlano i cabalisti.

Erigone è quindi Iside-Ishtar ed il Bootes-Sator il paredro di essa, e Re Pastore di Popoli. Il senso di questo essere condottieri di popoli e di armenti, comune a tante figure mitiche, è riposto nelle identificazioni sottintese tra il Popolo ed il Re, tra l’Animale custodito ed il Mandriano.

Il buon governo del sovrano sul popolo, raffigura quindi la interiore armonia dell’Adepto, mentre l’Agnello custodito dal mistico Pastore è il Pastore stesso, in quanto tipo della perfetta Ostia sacrificale. Il senso ultimo quindi della figura del Re-Pastore è che per acquistare l’armonia interiore bisogna esser pronti, come Tamuz, ad offrirsi in sacrificio.

Sulla falsariga di questa concezione, il Cristo stesso è annoverabile tra i Re-Pastori (Pastor Bonus), tanto è vero che delega Pietro a pascere i suoi agnelli, ed è al contempo, Agnus Dei sacrificale, immolato per sua stessa volontà, in quanto Figlio Obbediente al Padre, Re Divino e Principe della Pace.

Nello stesso ambito significante, è altamente istruttivo il mito della Fenice, simbolo dello Zolfo per gli alchimisti, che si dà la morte su di un rogo preparato da essa stessa e che dalle fiamme di quello rinasce, così come l’Uomo Vecchio ermetico, perisce attraverso il Fuoco e dal Fuoco ritorna “in forma di Re, godendo dell’occulto accoppiamento”, come recita un’epigrafe della Porta Magica di Roma.

Questo Re-Pastore che volontariamente muore e rinasce, per sempre unito alla sua divina amante, è nel Tarot l’Imperatore della quarta Lama (il Re d’Etiopia) che diviene l’Innamorato della Sesta, l’Eremita della Nona ed infine l’Appeso della Dodicesima, con il quale si ha il culmine della Grande Opera e si manifesta il Prodigio della Cosa Una (lo “occulto accoppiamento”).

Così, sotto il velo della leggenda e l’intrigo dei simbolismi, si occulta costantemente il medesimo, immutabile schema, significante della Grande Opera.

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  • Redazione

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