Questa proposta di riforma costituzionale sembra un vero e proprio “attacco allo Stato” ma come accade ogni volta che si verifica un attacco contro qualcuno o qualcosa può essere utile approfondire chi o cosa lo ha provocato e in che modo. Solo così si può capire come possono evolvere le varie situazioni possibili e cercare di individuare la risposta più efficace e più adeguata.
In questo caso è abbastanza semplice capire che a provocare l’attacco di questo governo di destra all’attuale assetto costituzionale dello Stato sono stati anni e anni di instabilità politica che ci hanno portato ad avere l’uno dopo l’altro governi traballanti, governi tecnici, ribaltoni di alleanze e maggioranze, leggi elettorali ad hoc mirate più agli interessi dei partiti che a una equa rappresentanza popolare e via dicendo.
Se a portare alla ribalta Berlusconi e il berlusconismo trent’anni fa fu il terremoto di Mani Pulite, a regalarci in epoca più recente una serie di avvicendamenti Berlusconi-Prodi-Berlusconi nei quali chi arrivava dopo era solito sfasciare tutto quello che aveva fatto chi c’era stato prima fino a portarci infine in epoca recentissima ai governi giallo-verdi e giallo-rossi è stata proprio la mancanza di stabilità a sua volta dovuta a una mancanza di visione e alla pochezza della “politica” ancora una volta mirata (la politica) più agli interessi di partito che a quelli del Paese e dei cittadini.
Era quindi fatale che la destra al potere cogliesse al volo tale opportunità: gli spazi lasciati vuoti da chi li dovrebbe governare vengono occupati dal primo che passa e così è stato!
Ora non si tratta di voler a tutti i costi crucifiggere il PD ma un partito che in pochi anni passa da più del 40% di consensi (sia pure alle “europee”) a ben meno del 20% delle ultime due “politiche”; un partito che da troppo tempo ormai si parla e piange addosso in modo inconcludente; un partito che pur essendo arrivato secondo se la prende con gli elettori che non lo hanno votato, fa l’offeso e si ritira a mangiare popcorn sull’Aventino; un partito che rancoroso nei confronti dei suoi dissidenti preferisce loro Bonelli e Fratoianni i quali gli portano in dote Soumahoro; un partito che non sapendo più che inventarsi per sembrare inclusivo manda a benedire il risultato della consultazione dei propri iscritti per l’elezione di Bonaccini segretario e al suo posto lascia eleggere non si sa neanche bene da chi la Schlein, tanto una brava ragazza ma con poco senso pratico e un eloquio degno di Pindaro che quando parla la capiscono in dieci; un partito così, dicevo, avrà pure la sua buona dose di responsabilità nell’attuale vicenda costituzionale, per non parlare di quella nell’aver fatto salire l’astensionismo elettorale al livello del 40%!
Avendo così individuato chi e in che modo abbia in gran buona parte contribuito a rendere possibile l’attacco di cui sopra all’assetto costituzionale dello Stato, si tratta ora di capire in che modo può evolvere la situazione e cercare di individuare la risposta più efficace e più adeguata.
In che modo possa evolvere la situazione è abbastanza chiaro: se passa la riforma in esame, con l’elezione diretta del premier e il 55% di premio di maggioranza, il più spregiudicato degli arruffapopoli che si trovasse a passare davanti Palazzo Chigi potrebbe essere facilmente spinto a varcarne la soglia e rimanervi indisturbato per almeno cinque anni. Pensate che qualche anno fa questa cosa sarebbe potuta tranquillamente accadere a Beppe Grillo!
In quanto alla individuazione della risposta più efficace e più adeguata non sono un politico e non sono quindi in grado di formularne una ben calibrata e articolata, credo però di sapere abbastanza bene cosa non andrebbe fatto: non bisognerebbe ricominciare a piangersi addosso (specialmente quando a tempo debito non si è fatto ciò che andava fatto, come per esempio una buona legge elettorale); non bisognerebbe tornare a invocare “i padri costituenti” e “la costituzione più bella del mondo” (i tempi passano e le situazioni evolvono: siamo passati dal re alla repubblica figuriamoci se non si può riformare la costituzione anzi… magari lo si fosse fatto a tempo debito); non bisognerebbe gridare allo scandalo puntando il dito contro la sfrontatezza del governo attuale (che a me non piace per niente ma è stato comunque eletto nel rispetto di tutte le leggi democratiche vigenti) mentre un modo forse utile potrebbe essere quello di evitare per una volta lo scontro muro contro muro a suon di contumelie e liti mediatiche (talk-show, dichiarazioni, interviste, ecc.) ma ribattere punto su punto tutte le cose che non vanno nel disegno di legge di riforma e avanzare per ognuna di esse una proposta alternativa ben dettagliata e articolata in grado di funzionare meglio e rispondere meglio alle esigenze del Paese e dei cittadini: insomma confrontarsi non sul chi alza di più la voce ma su chi propone i contenuti migliori: visto mai che una tale “novità”, perché di grande novità si tratterebbe, non faccia tornare alle urne almeno una parte di quel 40% che se ne è progressivamente allontanato?
In fondo questa partita sulla riforma costituzionale rischia di essere un po’ un’ultima spiaggia e, vada come vada, varrebbe davvero la pena di giocarla con dignità.
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