Io credo nel capitalismo, perché é sinonimo di libertá. Poter costruire qualcosa, una attivitá, un prodotto, offrire servizi, consente alla societá nel suo insieme di migliorare in senso economico ed anche sociale.
Ma, esiste un ma. Non credo nel capitalismo assistito dallo Stato. Anzi, lo considero come un grave malanno, foriero di diseguaglianze ingiustificate, e di favoritismi che mettono in moto meccanismi perversi, che per dirla in poche parole si basano sul patto scellerato tra politica e economia.
Tutti i bonus elargiti per acquistare certi prodotti invece che altri, le detrazioni concesse per certi investimenti, gli incentivi per l’acquisto di beni o servizi, sono un uso improprio del nostri soldi. Che dovrebbero invece essere usati per rendere la societá migliore. Non lasciare indietro nessuno, offrire una vera assistenza sanitaria, una vera scuola e universitá, un sistema pensionistico che non veda la metá dei pensionati fare la fame.
É giusto pagare le tasse. É giusto che chi guadagna di piú contribuisca di piú. Ma questa grande ricchezza dovrebbe tornare ai cittadini, i quali dovrebbero essere liberi di fare impresa, assistiti ma non viziati dallo Stato.
E in questo discorso dovrebbero rientrare anche le banche che pur essendo private, e quindi legate ad una logica di profitto, sono un motore per lo sviluppo economico. Vedere gli utili mostruosi che faranno quest’anno soprattutto a causa del rialzo dei tassi, é una distorsione del mercato. La banca é certamente una attivitá privata, ma anche socialmente utile. E deve essere regolata da diversi parametri. Per rendere l’idea, l’utile di Banca Intesa si prevede essere quanto l’intero budget dello Stato per l’universitá.
Molte sono le situazioni da aggiustare per avere una societá migliore, senza per questo incidere sulla libertá dei singoli di vivere o di fare impresa. Anzi.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.