L’alchimia: il ritorno alla nobiltà originaria della nostra vera essenza
“La Pietra Filosofale ha l’effetto di una potente condensazione della Vita in una piccola quantità di materia ed agisce come un fermento sui corpi in presenza dei quali viene posta”.
(estratto riveduto e corretto da un colloquio con Scandurra il 1971)
Di alchimia si parla poco, oggi è di moda la fisica quantistica, la nuova religione che affascina atei e credenti.
I media scelgono cosa deve entrare nelle nostre testoline, cioè tutti i feticci culturali utili al sistema.
Il pierangelismo ha fatto danni irreversibili nella coscienza collettiva, negando con l’inganno la dimensione occulta della realtà.
Oggi la scienza mena gran vanto delle sue conquiste, estromettendo Dio e il “magico” dal suo cammino. Mal gliene colse.
Alcuni scienziati denunciano l’Intelligenza Artificiale per una sua possibile se non probabile pericolosità a breve termine, considerando la sua presenza più che invasiva in ogni ambito, dalla medicina alle armi, all’istruzione e alla sociologia.
La scienza priva dello spirito è un insieme di cognizioni eterogenee e sfilacciate.
Dicevo dell’alchimia.
L’ho praticata sin dai primi anni ’70, per assimilarla, però, ce ne ho messo di tempo. Essa è una mistica della materia in cui tutte le cose sono immerse nella Mente infinita.
È una preghiera costituita da opere; la fede è professata e amplificata dall’insistente e quasi disperata ripetizione degli atti.
Ogni passo verso l’esterno corrisponde a un cambiamento dell’operatore.
La “materia” del magistero alchimistico è la natura umana, che viene posta in correlazione con la natura universale delle cose. La conversione del piombo in oro, per lo spirito, è il ritorno alla nobiltà originaria della nostra vera essenza: ma per fare l’oro ci vuole l’oro, cioè destare ciò che è sepolto in noi, altrimenti gireremo a vuoto per tutta la vita.
Come estrarre l’oro dalla miniera?
Storte, alambicchi, distillatori, forni: non sono decisivi. Piuttosto, il modus operandi inizia con la concentrazione sulle cose che facciamo, spinti da un’energia costante, praticando sport a livello dilettantistico come il tiro con l’arco (il centro del bersaglio e io siamo la stessa cosa) o le bocce (dell’accostare e dello sbocciare), sotto un cielo terso assolato per captare meglio lo Spirito Universale.
Stabiliamo, innanzitutto, il senso e la direzione da dare alla nostra esistenza.
Cosa dobbiamo sottoporre a putrefazione, liquefazione, distillazione, sublimazione, come indicano i testi?
Non i minerali né i vegetali, ma un’unica sostanza o ‘materia prima’, presente in ogni cosa creata e veicolata nella sua forma più complessa, in misura e modalità diverse: il Mercurio.
Vi ricordate il vecchio termometro?
Esso conteneva quell’argento vivo, il mercurio appunto (Hg e numero atomico 80), che si espandeva o ritraeva in relazione a un aumento o a una diminuzione della temperatura corporea, o che, quando cadeva per terra, si separava in tante gocce che correvano in direzioni diverse e difficili da prendere.
Per analogia, ermeticamente il Mercurio è l’agente formativo/informativo che scorre invisibile nel corpo umano e che è sollecitato da un’ardente esaltazione magica (volontà + pensiero risonante) e ci può sollevare dalla nostra condizione limitata; se liberato, frazionato dalle varie sperimentazioni, può espandersi in tante dimensioni ignote.
La prima regola alchemica rimane sempre quella indicata da Scandurra per la via magica: rifuggi l’auto inganno.





