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Politica liberista o intervento dello Stato?

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Politica liberista o intervento dello Stato?

Cosa chiedono gli elettori di destra

“La destra o è coraggio o non è; è libertà o non è; è nazione o non è; così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l’Europa o va a destra o non si fa”.
Queste celebri parole furono pronunciate, incredibilmente, addirittura da Giorgio Almirante, storico leader del Movimento Sociale Italiano, durante un comizio a Roma in Piazza del Popolo nel giugno del 1979, in occasione delle prime elezioni europee a suffragio universale, e oggi vengono riprese da Futuro Nazionale.

Almirante, nel suo coraggioso proclama, ha avuto ragione quasi su tutto, perfino sull’Europa, che, a destra non è mai andata, e, infatti, quell’idea di Europa non si è mai compiuta.

Ha avuto talmente ragione che quel suo ideale di destra oggi è scomparso ovunque, annacquato da influenze socialiste che ne hanno disperso l’identità.

D’altra parte, l’MSI era già allora una destra sociale e, quindi, vulnerabile di suo, al netto degli estremismi presenti al suo interno.

La parte stonata di quel discorso riguarda il richiamo alla libertà, che non è compatibile con una destra statalista come quella incarnata dall’allora MSI.

Non è un caso che il solo connubio tra destra e liberismo in Europa si sia realizzato con governi vicini al Partito Popolare Europeo, centristi di derivazione democristiana con destre moderate, che non hanno riguardato affatto le libertà individuali evocate da Almirante, ma solo la libertà economica, quasi obbligata nel contesto di libero mercato che stava prendendo piede in occidente.

No, la libertà individuale con la destra classica non c’entra nulla, e Almirante che amava le frasi a effetto e aveva ancora una forte radice fascista, lo sapeva bene.

In realtà, quella libertà c’entra ancora meno con la sinistra di ieri e di oggi.

La libertà vera non può esistere nei sistemi statalisti e, meno ancora, in una tecnocrazia come quella europea.

Nella concezione attuale, sia la destra che la sinistra sono di ispirazione statalista e, quindi, non saranno mai liberali nel senso vero del termine.

Lo statalismo, infatti, è la supremazia dello Stato sull’individuo, reso dipendente dallo Stato medesimo grazie alla spesa pubblica di tipo sussidiario e/o partecipativo.

Se parliamo di libertà, quindi, la questione non è destra o sinistra, ma liberismo o statalismo comprendendo, in quest’ultimo, conservatori e progressisti.

Non a caso, oggi nel mondo, a parte l’Argentina, non esiste nessun leader liberale al governo.

Milei è l’esempio classico di quanta distanza esista tra il liberismo e gli schieramenti convenzionali, e credo che chiunque riesca a percepire la differenza tra lui e Almirante, Giorgia, Macron, o Ursula, che rappresentano l’establishment in tutte le declinazioni.

Futuro Nazionale riprende le parole di Almirante ma vive le sue stesse contraddizioni in tema di libertà, proprio perché, come l’MSI di allora, non è un partito liberale.

Se, da un lato, il movimento di Vannacci e i suoi programmi, strizzano l’occhio a istanze economiche liberiste, come il taglio delle tasse e il sostegno ai ceti produttivi, dall’altro, la sua visione dello Stato e della società è imperniata a un forte statalismo etico e conservatore, assai distante dal liberalismo politico e istituzionale.

Il programma economico di Futuro Nazionale, prevede il taglio delle tasse, con strumenti come la flat tax, e il potenziamento dei sussidi sociali, riservati ai soli cittadini italiani.

Anche uno studente al primo anno di economia sa che taglio delle tasse e aumento dei sussidi sono due fattori contrastanti, realizzabili solo a deficit con l’aumento della spesa pubblica e del disavanzo, quindi, del debito pubblico.

Questo è il vero problema: o si attua una politica liberista col taglio drastico della spesa pubblica e dei sussidi, allentando l’ingerenza dello Stato nell’economia, anche a rischio di contraccolpi sociali, oppure si impone un’ancor più forte stretta statalista con l’intervento massiccio dello Stato nelle imprese, rimodulando l’assistenza sociale, ma con ulteriore gravame sui conti pubblici.

L’alternativa è una politica in pieno stile socialista con le mani dello Stato nelle tasche di ricchi e ceto medio, per attuare la redistribuzione sussidiaria, cosa che una destra sociale può benissimo arrivare a fare.

Tuttavia, questo, non vuol dire che non ci possano essere vie di mezzo, posto che si voglia percorrerle.

Resta, però, la grande contraddizione filosofica di Futuro Nazionale, che si presenta al di fuori del sistema, ma vincolato alle stesse logiche economiche e agli stessi slogan del sistema stesso.

Siamo all’inizio di un percorso ed è giusto dare a Vannacci il beneficio del dubbio, andando oltre le contraddizioni.

In fondo, semmai riuscisse a dotare il suo partito di coraggio, di ideale di Nazione e di Europa, sarebbe già tanta roba, perché avremmo finalmente una destra vera in chiave moderna, che, si auspica, porterebbe a uno Stato più rigoroso, più attento ai suoi cittadini e con istituzioni finalmente funzionanti.

Agli elettori di destra basterebbe questo, non chiedono miracoli.

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