Cosa potrebbe accadere al nostro Paese
L’escalation militare in Medio Oriente riporta una domanda che molti si fanno: l’Italia può essere colpita?
La risposta, in geopolitica, non è mai sì o no. È una questione di probabilità.
L’Iran possiede il più grande arsenale missilistico del Medio Oriente: oltre 3.000 vettori tra missili balistici e cruise.
I sistemi principali, Sejil, Ghadr, Emad e Khorramshahr, hanno una gittata tra 1.700 e 2.500 km, sufficiente a coprire Israele, le basi USA nel Golfo e gran parte del Mediterraneo orientale. Alcune evoluzioni potrebbero arrivare vicino ai 3.000 km.
Per l’Italia gli analisti indicano quattro scenari principali.
• Attacco diretto contro città italiane: probabilità molto bassa (1 – 3%). Colpire l’Italia significherebbe attaccare un Paese NATO e attivare l’articolo 5.
• Attacco contro basi militari come Aviano, Sigonella o il comando NATO di Napoli: scenario più plausibile ma comunque remoto (5 – 10%).
• Incidente o vettori fuori rotta: il rischio più realistico (10 – 15%). Sciami di droni e lanci saturanti possono generare deviazioni di traiettoria o sconfinamenti nello spazio aereo.
• Nessun impatto diretto sull’Italia: resta lo scenario dominante (75 – 85%).
La probabilità di un attacco diretto? Bassa. Non esiste una cupola unica: la protezione si basa su sistemi nazionali integrati nella rete NATO, con radar, batterie Patriot o SAMP/T e intercettori aerei.
Con l’evoluzione delle minacce, soprattutto sciami di droni e attacchi saturanti, diventa sempre più centrale la capacità di integrare sensori e difese. In questa direzione si muove il Michelangelo Dome sviluppato da Leonardo, pensato come una piattaforma digitale capace di coordinare radar, intercettori e sistemi anti-drone in tempo reale.
In un contesto in cui le tecnologie offensive diventano sempre più economiche, la sicurezza del cielo europeo dipenderà sempre più dalla capacità di integrare dati, sensori e difese in una rete intelligente.





