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Marocchino irregolare violenta giovane disabile e resta a piede libero

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Marocchino irregolare violenta giovane disabile e resta a piede libero

Gli è bastato rifiutare la visita medica per evitare il Centro di Permanenza per il Rimpatrio

Niente CPR per il marocchino che ha violentato una giovane disabile. Gli è bastato rifiutare la visita medica per restare a piede libero.

Sembra una barzelletta, invece è una direttiva.

Firmata nel 2022 da Luciana Lamorgese, la ministra portata al Viminale dal governo giallorosso di PD e 5 Stelle, nell’anno in cui gli sbarchi superarono quota 100.000

Succede a Ravenna. E a guardarla da vicino, la storia è ancora peggio del titolo.

Lui ha 57 anni ed è irregolare. Prima perseguita la sua avvocata, pedinandola in bicicletta fino a costringerla a togliere il nome dal campanello.

Pochi giorni dopo l’ammonimento del questore, eccolo alla fermata dell’autobus.

Il 3 giugno 2024 si affianca a una ragazza di 20 anni, autistica, appena uscita dalla struttura educativa che frequenta. Le fa domande personali, poi la palpeggia nelle parti intime.

Lei riesce a salire sull’autobus e racconta tutto a casa. A trovarlo ci pensa il padre, che qualche giorno dopo lo riconosce per strada e lo fotografa con il telefonino. Al marocchino è andata di lusso.

Alzi la mano chi tra i padri avrebbe resistito al desiderio di spiegargli personalmente che le donne non si toccano neanche con un fiore. Pochissimi, viene da immaginare.

Questo padre ci è riuscito. Ha scattato una foto e si è affidato alla legge. Come sia stato ripagato, lo vedremo tra poco.

Processo. In primo grado 4 anni. La Procura, a quanto si legge, aveva chiesto appena 16 mesi. Il giudice è stato più severo dell’accusa.

In appello si scende a 2 anni e 8 mesi: violenza sessuale “di minore entità”. Provate a spiegarla alla ragazza, la minore entità.

Un tempo si diceva che i carcerati avessero un ferreo patto d’onore che avrebbe reso il soggiorno molto duro, salvo peggio, a chi avesse toccato un bambino o una donna.

Oggi, con gli extracomunitari e stranieri che rappresentano con il 31,3% dei “residenti dietro le sbarre”, qualcosa deve essere cambiato.

Tant’è che scontata la pena, a quanto si sa dalla lettura dei giornali, il marocchino sarebbe uscito senza che qualcuno gli abbia insegnato i rudimenti dei rapporti civili.

Adesso è di nuovo in giro per Ravenna, segnalato dai terrorizzati familiari della vittima.

Eppure, il decreto di espulsione c’è, il CPR lo aspetta. Ma per entrarci serve una visita che certifichi l’idoneità e, come ogni atto medico, richiede il consenso. Lui ha detto no.

Lo Stato lo aveva arrestato, processato e condannato. Poi si è arreso davanti a un monosillabo.

Ma il marocchino è solo la punta. A Ravenna non c’era soltanto chi diceva no per sé. C’era chi lo diceva per conto degli altri. Con il camice addosso.

Stando agli atti dell’inchiesta riportati dalle cronache, tra settembre 2024 e gennaio 2026 sono passati dal reparto di Malattie Infettive 64 irregolari in attesa di espulsione. Solo 20 sono stati giudicati idonei al CPR.

Gli altri 44 sono tornati in strada: 10 hanno rifiutato la visita, 34 sono stati dichiarati non idonei. Dal settembre 2025 al gennaio 2026 nemmeno uno idoneo. Zero.

Almeno 10 di quei 44 sono tornati a delinquere. Una ventina di reati sono quelli che si conoscono.

Otto medici indagati per falso, tre sospesi. Poi l’inchiesta si è allargata: 23 perquisiti in 9 città, 4 indagati per associazione per delinquere.

Le malattie, a quanto si legge, erano spesso tubercolosi e scabbia. Ma, stando all’accusa, nessuno di quei pazienti è stato curato.

Delle due l’una. O la tubercolosi era inventata: allora è un falso. O era vera: allora un medico ha rimesso in strada un malato contagioso senza muovere un dito.

Altro che salute. E allora perché lo fanno?

Soldi? Nessuno li paga. È peggio: firmano per sentirsi buoni. Lo ha scritto una dottoressa in chat: il ragazzo dichiarato non idoneo “è tornato a ringraziarmi”. Ecco il compenso.

Funziona così: ci si commuove per la vittima che si ha davanti, non per quella che non si vede.

In ambulatorio c’è il migrante, con la sua faccia e la sua storia. La ragazza che ha subito violenza lì non ci entrerà mai.

Il medico incassa subito il grazie. Il conto arriva dopo e lo pagano altri: in periferia, alle fermate, nei quartieri dove la bontà dei salotti non si fa mai vedere.

Da soli, forse, non lo farebbero. In chat, invece, si fa il tifo. A quanto si legge, all’annuncio di altre quattro non idoneità il punto di riferimento del gruppo rispondeva: “Ottimo Elisa!”.

Un’altra si faceva coraggio: “Noi avremmo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente”. Un collega se la prendeva con i “maledetti sbirri”. Le non idoneità collezionate come figurine.

Poi c’è la formula magica: i CPR sono “luoghi patogeni”. Basta ripeterla e il giudizio politico diventa diagnosi.

Il più noto degli indagati lo ha detto chiaramente: per lui nessuno è idoneo al CPR. Nessuno. La visita non serve nemmeno, il verdetto è già scritto.

Qualcuno la chiamerà obiezione di coscienza. Sbaglia.

In Italia gli obiettori al servizio militare finivano in carcere, don Milani per una lettera finì sotto processo. Disobbedivano a viso aperto e pagavano di persona.

Questi no. Non dichiarano, firmano. Non pagano, fanno pagare. E quando arriva il conto, qualcuno scende in piazza per loro, sotto la Questura.

Se i CPR non vanno bene, si va in Parlamento per chiuderli. Chi li svuota con una firma si è fatto legislatore senza che nessuno lo votasse. Con il timbro che gli ha dato lo Stato, per giunta.

E quando la Procura bussa alle porte dei medici, chi corre lesto in loro difesa? Il PD.

A quanto si legge, 29 deputati dem su 68 hanno firmato un’interrogazione ai ministri Nordio e Schillaci contro le perquisizioni. Tra loro Debora Serracchiani, Matteo Orfini, Laura Boldrini, Piero Fassino e Gianni Cuperlo.

Il problema, per loro, non sono i certificati: sono gli orari. Lamentano le perquisizioni all’alba e la “lesione della dignità professionale”. Ridicoli e faziosi.

E chiedono di mandare gli ispettori ministeriali. Non in ospedale: in Procura. Per una volta la sinistra se la prende con i magistrati.

Per la vittima, nemmeno una riga.

Chi è rimasto al PD? Medici, magistrati, docenti. L’operaio stava a sinistra per bisogno, il professionista ci sta per sentirsi migliore.

E per riuscirci ha bisogno di qualcuno da salvare. Il migrante irregolare è perfetto: il partito ci vede l’elettore di domani, il suo ceto un’occasione per elevarsi moralmente.

Ecco perché quei deputati non difendono una manciata di medici. Difendono il proprio elettorato: quello di oggi in camice, quello di domani liberato da un CPR.

Peccato che i deboli non stiano tutti dalla stessa parte. Quando due fragilità si scontrano, la sinistra sceglie sempre il migrante.

Le donne, i disabili, pure i gay vengono dopo. E, infatti, i gay cominciano ad andarsene.

La ragazza della fermata sta all’ultimo gradino. Donna, disabile, italiana: tre fragilità e nessuna che serva alla causa.

Eppure, quei centri li ha inventati la sinistra. Turco e Napolitano nel 1998, Minniti li ha ribattezzati CPR nel 2017. Ora il PD difende chi li svuota.

La ragazza di Ravenna non ha un flash mob del PD davanti all’ospedale.

Non ha 29 deputati, non ha una società scientifica, non ha una chat che le scriva “ottimo”.

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