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L’Iran ricatta il mondo e fa il gioco della Cina e della Russia

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Iran, Cina, Russia, USA

Teheran valuta obiettivi militari americani in Europa per convincere gli europei ad abbandonare gli USA

L’odioso regime dei Pasdaran, che ha assassinato migliaia di iraniani, ora ricatta l’Europa con l’obiettivo di staccarla dagli USA. Dietro le quinte si vede l’ombra del Dragone.

Come riferisce il Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran, l’Iran ha infatti valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto.

Secondo le fonti del quotidiano, le forze iraniane hanno preso in esame possibili attacchi contro asset USA in Paesi come la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi.

Anche Cipro sarebbe stata considerata, dopo che una base britannica sull’isola è stata colpita da un drone a marzo.

Le fonti riferiscono, inoltre, al Financial Times che Teheran ha esaminato separatamente la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz in caso di una nuova escalation.

Secondo il quotidiano, i vertici iraniani starebbero valutando un ampliamento del raggio delle possibili rappresaglie, oltre gli obiettivi militari, energetici e infrastrutturali statunitensi in Medio Oriente.

Le Guardie della rivoluzione e altri comandanti militari avrebbero avvertito che un nuovo conflitto su larga scala potrebbe coinvolgere obiettivi più lontani.

La notizia trova conferma in quanto afferma all’Adnkronos Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran, commentando le indiscrezioni del Financial Times.

“Se gli Stati Uniti attaccano nuovamente l’Iran – sostiene Foad Izadi -, la risposta andrà oltre la regione”.

“Prima dell’inizio della guerra a febbraio, l’Iran aveva detto che, se gli Stati Uniti avessero attaccato l’Iran, sarebbe stata una guerra regionale. Questo si è avverato. È diventata una guerra regionale”, spiega Izadi.

“Ora l’Iran dice che, se gli Stati Uniti attaccheranno nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione. E oltre la regione, più o meno, significa Europa e soprattutto l’Europa meridionale”.

Per Izadi, “l’opzione migliore per questi Paesi sarebbe non aiutare gli Stati Uniti e Israele in questa guerra illegale contro l’Iran”.

Il docente sostiene quindi che “la guerra è illegale secondo il diritto internazionale” e afferma che “sono stati uccisi più di 5mila civili iraniani” e che sono stati provocati danni per “miliardi di dollari” alle infrastrutture civili.

“Sostenere gli Stati Uniti nell’uccidere bambine in Iran – conclude Izadi  – non è una buona scelta politica”.

La minaccia può produrre un effetto molto più ampio del semplice danneggiamento di una base americana: l’Iran minaccia basi USA in Europa con il rischio di coinvolgimento dei Paesi europei e così esercita una pressione sui governi europei con la richiesta di non utilizzare territorio europeo per operazioni USA. Il risultato è l’indebolimento della coesione transatlantica.

È quindi possibile leggere la minaccia come una forma di deterrenza politica oltre che militare.

Il calcolo iraniano potrebbe essere: Se gli Stati Uniti utilizzano basi e infrastrutture europee per colpire l’Iran, anche l’Europa diventa potenzialmente parte del conflitto.

Questo è particolarmente delicato perché alcune infrastrutture americane in Europa sono collocate in Paesi NATO. Un attacco iraniano potrebbe, quindi, creare una questione immediata sull’applicazione dell’articolo 5 e sulla risposta europea.

Dietro le quinte si agita il Dragone

Non abbiamo, al momento, prove pubbliche che dimostrino che la Cina abbia ordinato o coordinato la minaccia iraniana. Sarebbe, quindi, eccessivo parlare di una “mano cinese” in senso operativo, ma esiste un interesse strategico cinese molto evidente.

Pechino trae vantaggio da una situazione nella quale gli Stati Uniti devono: concentrare forze sul Medio Oriente; aumenta il costo della presenza militare americana in Europa; gli europei cominciano a chiedersi se l’alleanza con Washington li esponga a guerre decise dagli USA; cresce la pressione per una autonomia strategica europea; si indebolisce progressivamente il sistema politico-militare transatlantico.

È significativo che analisi strategiche europee parlino già apertamente della necessità di ridefinire il rapporto con Washington e della possibilità che l’Europa debba prepararsi a una maggiore autonomia.

L’Iran potrebbe avere interesse a separare l’Europa dagli Stati Uniti. La Cina ha certamente interesse a ridurre la capacità americana di organizzare una coalizione globale.

Ma questo non significa necessariamente che Cina e Iran stiano conducendo da soli un’operazione comune.

Potrebbe trattarsi di una situazione ancora più sofisticata.

La Cina punta ad un indebolimento della centralità americana, ad una maggiore autonomia europea e alla riduzione della pressione americana sull’Asia-Pacifico

L’Iran punta all’espulsione dell’influenza americana dal Medio Oriente, alla sopravvivenza del regime, al riconoscimento di un ruolo regionale e alla riduzione delle sanzioni.

La Russia, alleata dell’Iran, punta all’indebolimento dell’Occidente, ad una pressione sull’Europa e alla riduzione delle risorse USA disponibili per l’Ucraina.

Gli interessi convergono, senza necessariamente richiedere un comando unico.

C’è, però, un elemento che rende l’ipotesi di una maggior coinvolgimento cinese particolarmente interessante: l’Iran ha bisogno della Cina economicamente e diplomaticamente, ma anche Pechino ha bisogno di stabilità energetica.

La Cina, infatti, non avrebbe interesse a un’escalation iraniana incontrollata che provochi la chiusura prolungata di Hormuz.

Lo dimostra anche il fatto che, secondo un’analisi del Critical Threats Project, l’ex ministro degli Esteri iraniano Zarif ha avvertito che una chiusura prolungata dello Stretto potrebbe addirittura generare un consenso internazionale contro l’Iran, compresa la Cina.

In conclusione è che ci sono elementi per sostenere che una crisi che trasformasse le basi USA in Europa in potenziali obiettivi iraniani produrrebbe esattamente uno degli effetti geopolitici che Pechino avrebbe interesse a ottenere: aumentare la distanza strategica fra Europa e Stati Uniti.

Inoltre, l’Europa viene spinta contemporaneamente verso l’autonomia strategica da tre direzioni diverse.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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