L’utilizzo momentaneo del bene e il valore del tempo
La massima aspirazione dell’uomo, quella in cui si sente realizzato è il possesso degli oggetti e delle ricchezze.
Il termine possesso è generico ed esprime ogni forma di titolo su di un bene o più beni.
Il massimo rapporto con una cosa è la proprietà: quel bene è del proprietario e del proprietario soltanto.
Questa è una profonda e infinita illusione umana.
La proprietà è una situazione inutile, il possesso è una condizione evitabile.
Quello che conta veramente è l’utilizzo momentaneo del bene.
Il bene materiale, in molti casi, preesiste all’uomo, in altri è coevo e, in certi altri, sussiste anche dopo la sua vita.
Quest’identità materiale dell’oggetto lo relega in un rapporto del tutto privo di senso se contemplato come proprietà.
È inutile e non importante la questione del titolo, ma più significativa è quella dell’utilizzo.
Facciamo un esempio.
Io scrivo con una penna in vetro di Murano, che è mia, ma che sarà anche dopo di me; che sopravvivrà a me.
Mi piace pensare che il mio utilizzo non esaurisca la realtà dell’oggetto, ma la completi.
L’oggetto è completato dalla possibilità che sussista anche dopo la mia vita, venga usato da mani diverse e posseduto/usato per il suo fine.
Esso è perché sussiste e sussiste a prescindere dal mio utilizzo.
In verità, dei beni materiali non ci appartiene nulla se non gli atomi che, però, sono in sé.
L’utilizzo è la massima espressione dell’essere dell’oggetto in via traslata da chi lo usa.
L’oggetto prende forma, aspetto e identità in relazione con chi ha questo rapporto.
Si badi bene, non è un ragionamento politico, ma di fisica dell’oggetto nel contesto della vita di una persona.
Così facendo, individuo e oggetto rivestono un rapporto simbiotico, che genera una monade unica.
Il valore dell’oggetto è rappresentato dal rapporto con la persona e non in senso autonomo.
Il valore è nell’uso, è nella possibilità dell’uso.
Tutto è transito, tutto è legato al tempo e allo scorrere di esso.
La proprietà e il possesso hanno un valore giuridico, ma non significano nulla in merito al mero rapporto.
Il valore della cosa e, quindi, dell’oggetto, è legata al suo utilizzo nel significato pieno del concetto lessicale.
Se poi, l’uso coincide con la proprietà quale espressione giuridica si avrà la successione dell’oggetto e, dunque, il rapporto stabile.
Ma il vero valore è l’uso tramite il quale si realizza il rapporto con la persona; non possiamo avere la cosa se non sotto il profilo giuridico che, però, è avulso dal nostro ragionamento.
Questo avalla un’intuizione di fondo, che sempre fa parte più del mio sentire e del mio pensare.
La vera realtà che alberga in noi, dentro di noi e fuori di noi non è la fissità dei rapporti, ma la loro capacità di modificarsi.
La modificazione del rapporto con ciò che ci circonda e con noi stessi, legittimamente, la chiamiamo vita.
Se non rispettiamo tale equilibrio in moto perpetuo, ci immergiamo in una fissità rassicurante, ma morente non rinunciamo solo al rapporto con le cose, alla nostra vita.
Il nostro animo non è propenso all’incertezza, ma non si tratta di vera incertezza, ma di fissità dinamica.
Il procedere è nell’animo umano, ma è anche nell’animo umano l’attaccarsi alle cose e agli oggetti, come per fermarne la caducità e vincere il tempo.
Il tempo, infatti, non si vince, ma si vive, si trascorre e si passa.
Si deve avere fiducia in esso e guardare al nostro incedere come fosse un trascorrere.
Nulla e nessuno ci appartiene; sono solo stati con noi per un periodo di tempo.
La questione vera non è di riuscire ad avere, ma di riuscire a vivere.
Le emozioni e i pensieri sono l’unica cosa che realmente ci appartiene e che ci cambia, e ci distinguono gli uni dagli altri.
Siamo universi di emozioni, sensazioni, pensieri ed esperienze.
Siamo, per questo, unici.





