Temeva un antifascismo che era semplicemente un fascismo capovolto
Sono trascorse decine di anni, molte decine di anni, da quando Alcide De Gasperi era protagonista della vita politica.
Molto si è scritto, molto si è raccontato e molto si è ricordato.
Oggi si riconosce la sua grandezza e, nel contempo, molti se ne appropriano.
Mi piace evidenziare tre considerazioni su tre caratteristiche dell’azione che Alcide De Gasperi ebbe modo di esplicitare durante i suoi governi.
Sono argomenti e questioni che, incredibile, ci appartengono ancora nel dibattito politico.
Curiosamente, ci si può chiedere chi oggi quelle tre caratteristiche fondanti l’azione di Alcide De Gasperi le rappresenta al meglio o almeno tende a farne indicazione.
Semplicemente per ricordare, confrontare e… far riflettere sulla concretezza dei fatti.
La prima e basilare fondamento della sua azione fu l’attenersi alla tradizione, ai valori e alla cultura che avevano permeato la pur controversa crescita dell’Europa e dell’Occidente.
Tradizione che egli interpretava non come fattore di regressione o di immobilismo, ma che lui interpretava come fondamento alla evoluzione che la politica doveva consentire attraverso la pazienza della solidarietà e del confronto.
Tra l’altro, temeva un antifascismo che era semplicemente un fascismo capovolto.
Era convinto che una società che non ha radici non ha alcuna possibilità nemmeno di edificare una solida prospettiva.
«Questa tradizione va difesa a qualunque costo; per essa conviene che ogni viltà sia morta, ogni discordia sopita, ogni sacrificio sopportato; giacché si tratta dell’anima e delle ragioni di vita del popolo italiano».
La seconda sua caratteristica è proprio ricordata per il suo discorso del 10 agosto 1946 a Versailles.
La difesa intransigente e dignitosa degli interessi dell’Italia di fronte ad una schiera di paesi che uscivano vincitori dalla seconda guerra mondiale, ma che, soprattutto alcuni, immaginavano di poterla umiliare.
Ebbe la forza di ricordare che l’Italia e gli italiani avevano avuto la volontà e la dignità di partecipare alla loro stessa liberazione tramite la Resistenza.
Insomma, una rigorosa difesa del ruolo e dell’importanza del nostro Paese anche nel riconoscimento della sua integrità territoriale.
Per inciso, vale ricordare come in quei giorni la Francia avesse inopinatamente occupato due paesini di confine sulle Alpi piemontesi.
La terza caratteristica e grave preoccupazione, che Alcide De Gasperi purtroppo angosciosamente ha condiviso fino ai suoi ultimi giorni, era la creazione della comunità europea di difesa.
La convinzione che l’Europa dovesse avere una propria capacità di difendersi, una propria caratteristica nell’ambito del mondo occidentale che la facesse essere baluardo di se stessa.
Non c’è da aggiungere molto. Questi sono i tre principi su cui Alcide De Gasperi ha costruito il suo impegno.
Tre pilastri su cui si è fondata la ricostruzione dell’Italia e che l’ha portata ad essere in pochi anni fra le potenze economiche mondiali, che ha consentito uno sviluppo sufficientemente condiviso della ricchezza, che pur nell’intransigenza delle posizioni ha sviluppato e conservato la democrazia.
Oggi dopo tanti anni, tanti decenni di distanza, il dibattito su questi tre argomenti, come prima ricordavo, è ancora attuale e quotidiano.
Ed è un poco strano che Alcide De Gasperi sia, nel ricordo, ispirazione per più protagonisti politici su fronti opposti.
Ed è però abbastanza evidente vedere per chi questi valori sono ancora quelli su cui fondare il proprio impegno.


Eugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.


