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ONU, l’Assemblea degli addii

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ONU, il palazzo di vetro

Il dibattito generale di alto livello dell’81ª sessione dell’UNGA si è tenuto a New York dal 22 al 28 settembre 2026

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) è l’appuntamento solenne di settembre, quando l’ONU celebra il suo esistere al livello politico più alto.

Sulla pedana si susseguono i massimi dirigenti o, in assenza, i loro Ministri degli Esteri per tracciare un bilancio, indicare una via. Stavolta per prendere commiato.

Il clima si riempie di mestizia, un sentimento a tratti sincero, a tratti malizioso. Comunque, un addio da quel palcoscenico e, probabilmente, dal palcoscenico politico in generale.

Antonio Guterres saluta dopo due mandati da Segretario Generale. Difficile ripescare negli anni dell’incarico dei momenti davvero significativi.

Si rammentano, invece, quelli in cui viene svillaneggiato da Donald Trump, il padrone di casa è peraltro aduso al linguaggio greve, in questo caso punta il dito minaccioso contro l’inerme Guterres, e criticato da Benjamin Netanyahu, che addirittura dichiara il portoghese persona non grata.

Forse il massimo disconoscimento del Segretario Generale da parte di uno stato membro tanto piccolo di dimensioni quanto grande di visibilità mediatica.

Emmanuel Macron lascia anch’egli dopo il doppio mandato. Nel 2027, a credere ai sondaggi, all’Eliseo gli succederebbe Marine Le Pen, con un ribaltamento epocale della tradizione francese riguardo al multilateralismo universale (ONU) ed europeo (UE).

Macron accenna all’ambizione di dedicarsi al multilateralismo. Il riferimento è criptico.

Se l’Unione europea avesse coraggio, potrebbe eleggerlo Presidente del Consiglio europeo alla scadenza del primo mandato di Antonio Costa. Il dirigente di un grande stato membro a dirigere il vertice europeo per la prima volta: pas mal.

A Macron va riconosciuto di avere lavorato per la coesione europea nella fase di massima crisi. Next Generation EU si deve anche alla capacità della Francia nel convincere la Germania al debito europeo per finanziare la ripresa dopo la pandemia.

Pedro Sánchez dovrebbe essere al capolinea di una carriera politica brillante. Il suo discorso a New York è un inno al multilateralismo: la via maestra per dirimere le controversie con l’azione diplomatica; la critica alla protervia del più forte, alla crudeltà di chi opprime, all’indifferenza dei potenti verso i deboli.

Il discorso è alto, emotivo, piace al grande pubblico, dispiace a chi fa dell’ONU il bersaglio dei mali del mondo senza riconoscere le proprie responsabilità nel loro dilagare.

Sono assenti Vladimir Putin e Xi Jinping, malgrado che il cinese si trovi a Washington per la visita di stato presso l’amico Donald. Fra i due scatta la sintonia, enfatizzata dall’americano, commentata sobriamente dal cinese, per dare la stura ad un rapporto Cina – USA competitivo e pacifico.

In linea con la strategia cinese dello understatement, stare una nota sotto per ottenere il risultato senza strombazzare successi improbabili. L’esatto contrario della strategia comunicativa di Trump: dichiara ogni giorno una vittoria, i fatti gli oppongono “à chaque jour sa peine”.

Benjamin Netanyahu potrebbe essere al capolinea, in Israele si vota fra un mese. Anche se, determinato com’è, si giocherà tutte le carte per restare in sella, lui e la sua coalizione di destra.

L’ultima idea è di bandire i partiti arabi dalla competizione elettorale. Gli arabi israeliani sono una cospicua minoranza dello Stato, escluderli dalla Knesset non farebbe che polarizzare una società già divisa su molti fronti.

Su Netanyahu, sui suoi silenzi prima del 7 ottobre 2023, crescono le voci. All’avvertimento del Presidente EAU Mohammed bin Zayed si aggiunge quello del capo dei Servizi d’Egitto.

Abbas Kamel si sarebbe recato a Tel Aviv il 26 settembre 2023, una sosta di appena 67 minuti, per avvertire il Primo Ministro che Yahya Sinwar pianificava “to shake the [Israeli] prisons”, se il Governo di Gerusalemme non avesse garantito le concessioni economiche a Hamas: altrimenti “Gaza vi scoppia in faccia”.

Il discorso del Primo Ministro si svolge davanti a una platea che si svuota di coloro che ne criticano l’operato. Rientra in patria senza ottenere neppure un bilaterale con Trump.

Dell’assenza della Presidente dl Consiglio d’Italia e dell’intervento del Ministro degli Esteri si è riferito sui media nazionali.

La prima era impegnata a Milan Fashion Week, del secondo si è molto enfatizzata la storia delle minigonne. La cura dell’abbigliamento è un giusto primato italiano.

Autore

  • Cosimo Risi

    Cosimo Risi, diplomatico. Dopo anni di servizio alla Rappresentanza permanente presso l’UE a Bruxelles, termina da Ambasciatore e Rappresentante permanente presso la Conferenza del Disarmo a Ginevra e da Ambasciatore presso la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein a Berna. All’attività diplomatica unisce l’attività accademica con incarichi presso varie Università italiane ed estere. Autore di centinaia di pubblicazioni a carattere internazionalistico e relatore in migliaia di convegni. È Commendatore al merito della Repubblica italiana.

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