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L’agricoltura è diventata il male del mondo

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L’agricoltore non sia il capro espiatorio del cambiamento climatico

A sentire certa narrazione sul clima, sembrerebbe che il grande nemico dell’umanità sia improvvisamente diventato l’agricoltore.
Le mucche fanno le loro emissioni, i campi hanno bisogno d’acqua, i trattori consumano carburante e, allora, ecco il colpevole: l’agricoltura.

Ma davvero vogliamo raccontarci che il problema del pianeta siano soltanto le vacche e l’acqua utilizzata per coltivare ciò che mangiamo?

Nel frattempo, abbiamo aerei di linea, navi da crociera, yacht giganteschi, jet privati, automobili di rappresentanza e un’enorme quantità di consumi e sprechi.

E qualcuno vorrebbe convincerci che dobbiamo sentirci in colpa perché un agricoltore irriga i suoi pomodori?

La domanda viene spontanea: che futuro avete in mente?

Perché se continuiamo su questa strada, il rischio è che sostenibilità diventi una parola magica utilizzata per giustificare qualsiasi imposizione: meno carne, meno agricoltura tradizionale, meno produzione, meno libertà di scelta.

E, intanto, c’è chi potrebbe permettersi qualsiasi cosa mentre al cittadino comune viene spiegato che deve consumare meno, mangiare diversamente e rinunciare a ciò che si è sempre portato in tavola.

No, grazie.

Io voglio un’agricoltura più efficiente, meno sprechi, tecnologie migliori, irrigazione intelligente, energia pulita e rispetto dell’ambiente.

Ma non voglio trasformare l’agricoltore nel capro espiatorio del cambiamento climatico.

E, soprattutto, vorrei una cosa semplice: che le regole fossero uguali per tutti.

Perché se il problema sono davvero le emissioni e lo spreco di risorse, allora discutiamone seriamente a 360 gradi.

Agricoltura, industria, trasporti, aviazione, navigazione, consumi e sprechi.
Tutto.

Non soltanto ciò che è più facile colpire.

E quando qualcuno ci parla di “transizione ecologica”, sarebbe bello che spiegasse anche chi pagherà il conto e chi continuerà invece a vivere senza rinunce.

Perché il sospetto che viene a molti cittadini è sempre lo stesso:
sostenibilità per tutti, ma privilegi per pochi?

Su questo, prima di chiedere sacrifici alle persone, sarebbe il caso di dare qualche risposta.

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