
Il piano elaborato dai negoziatori americani e russi è nominalmente sull’Ucraina ma, in realtà, leggendo i ventotto punti pubblicati dai media, è indirizzato al continente europeo, alle sue istituzioni collettive (UE e NATO) e ai suoi Stati.
Questo piano conferma, come anche la risoluzione adottata su Gaza dal Consiglio di Sicurezza, che il mondo garantito dall’unipolarità egemonica americana è finito. Al suo posto sta nascendo, pur se ancora alle battute iniziali, un nuovo sistema internazionale dominato dalle tre grandi potenze USA-Russia-Cina che creerebbero un “Congresso” egemonico globale con alcune garanzie reciproche, strategiche e commerciali. Una forma di multipolarità nella quale ciascuna grande potenza avrà degli spazi di “rispetto”, cioè d’influenza e di sicurezza.
Quel che appare piuttosto chiaro è il superamento delle logiche politiche e geopolitiche dell’assetto strategico, politico e commerciale europeo. La questione ucraina è sul tavolo dal 1991 ma poi è degenerata in un crescendo disastroso, fino alle guerre che dal 2008 su quei territori imperversano, fino alla drammatica invasione russa del 2022.
La questione ucraina, ricordiamolo che si tratta di una “marca”, cioè un territorio contestato di confini lituani, polacchi, rumeni, ungheresi e russi, fu malamente risolta alla vecchia maniera coloniale europea, con il riconoscimento formale dei confini amministrativi nel quadro dell’allora Unione Sovietica.
Gli europei si sono convinti che il riconoscimento “costitutivo” dello Stato ucraino, sin da subito uno Stato fallito ed endemicamente corrotto e controllato da bande economico-criminali, fosse sufficiente a permetterne un’esistenza pacifica. Una cecità politica europea sorprendente, da subito smentita sia dalla strisciante guerra civile interna all’Ucraina sia dalle rivendicazioni territoriali e storico-culturali dei suoi grandi vicini. Da ultimo le sconsiderate posizioni dell’UE e parzialmente della NATO a sostegno della guerra “di resistenza” ucraina, adottate senza alcuna valutazione realista e politica.
Il piano russo-americano mette fine all’insipienza europea, quella splendidamente raccontata anche dalla ex cancelliera Merkel. Il piano da un lato mette la parola fine alle improbabili aspettative ucraine di “riconquista” territoriale, imponendo tale decisione bilaterale russo-americana più agli europei che all’Ucraina, ma anche limita la sovranità della futura Ucraina in un quadro strategico bipolare di sfere d’influenza egemoniche.
Mentre quei poveretti leader UE balbettano la loro opposizione – hanno capito che anche il loro potere “pseudo sovrano” è declassato – il piano russo-americano è un fatto compiuto, non ancora concreto ma concretizzabile, al quale non si oppone la Cina, desiderosa di liberarsi dell’imbarazzante “amicizia” con la Russia.
Buongiorno a tutti – Sveglia! – e benvenuti nel nascente mondo dell’egemonia tripolare, USA-Russia-Cina.
In questo scenario, c’è urgentissimo bisogno di realismo politico e di pensiero strategico in Europa. Con gli attuali leader, soprattutto UE e NATO, è piuttosto credibile che non ne siano capaci. Sul piatto c’è il futuro assetto strategico del continente europeo che è stretto ad ovest dagli USA, ad est dalla Russia, a sud est dalla Turchia, e a Sud da Israele e dal caos che lo circonda. Inoltre, sul piatto c’è il riposizionamento economico, industriale e commerciale degli Stati europei e dell’UE nel nuovo mondo tripolare.
Le chiacchiere in memoria del “mondo delle regole”, e ancor peggio del diritto internazionale malnato e mai realmente esistito, espongono gli europei al dominio degli altri. Poiché il destino non fa la storia, il futuro europeo non è già scritto. Plasmarlo è possibile ma ciò significa abbandonare le chiacchiere, prendere atto della realtà, riconsiderare le ambizioni in modo realistico, e stabilire un piano d’azione concreto da negoziare nel nuovo mondo tripolare.





