
Il tema non è se essere o non essere pacifisti, se stare o non stare con l’Ucraina, ma se essere pazzi o essere sani di mente.
Sostenere l’Ucraina con l’invio di soldi e di armamenti, per quanto possibile, è doveroso, ma voler entrare a tutti i costi in guerra con la Russia è una posizione da pazzi guerrafondai che scherzano con i destini dell’umanità.
Dire a chiare lettere che gli adepti dell’escalation sono dei pazzi scatenati è doveroso, perché in gioco c’è la pelle di tutti noi e a noi non ce ne importa un bel niente del fatto che la cupola finanziaria voglia passare dal green all’industria bellica e che non voglia ammettere di aver perso la partita del globalismo a senso unico.
Non era necessario essere Nostradamus o il Mago Otelma per capire che il gracchiante segretario della Nato parlava come megafono di quella parte dell’America che vuole elevare il conflitto in Ucraina a conflitto mondiale. Guarda caso, secondo il Washington Post, per contrastare l’avanzata della Russia in Ucraina il presidente degli Stati Uniti Joe Biden starebbe prendendo in considerazione due nuove contromisure: punire la Cina per aver fornito tecnologia chiave a Mosca e revocare i limiti all’uso da parte dell’esercito di Kiev delle armi “a corto raggio” statunitensi per attaccare all’interno del territorio russo.
Follia demenziale di una leadership statunitense paranoica.
L’articolo a firma dell’editorialista David Ignatius sottolinea come queste mosse rappresenterebbero un’escalation significativa della politica “attentamente calibrata di Biden” che ha sostenuto “l’Ucraina cercando di evitare il confronto diretto con il presidente russo Vladimir Putin o con il suo alleato chiave, la Cina di Xi Jinping“.
Il fatto che tali mosse vengano prese in considerazione ora dimostra la crescente preoccupazione dell’amministrazione Biden rispetto alla vulnerabilità dell’Ucraina sul campo di battaglia?
No, dimostra che a Washington hanno perso la testa.
E, ovviamente, la cupola americana trova i suoi adepti nella solita Polonia, che si trova, come sempre, a fare l’avanguardista per conquistare una posizione di primazia in un’Europa che rischia di sprofondare in una crisi epocale. Polacchi primi nella distruzione del Vecchio Continente? Obiettivo demenziale.
La Polonia, nella follia da escalation, consentirà che Kiev utilizzi le proprie armi sul territorio della Federazione Russa. Lo ha detto il vice ministro della Difesa polacco Cezary Tomczyk alla radio Zet. “Non esistono restrizioni di questo tipo sulle armi polacche fornite all’Ucraina”, ha precisato invitando gli altri paesi occidentali ad eliminare le restrizioni sull’uso delle armi da loro fornite in modo che Kiev possa attaccare le strutture russe.
Tra i farneticanti non poteva mancare l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, il socialista Josep Borrell, il quale, a margine del Consiglio Affari Difesa, ha affermato: “Secondo la legge della guerra, non c’è contraddizione nel combattere contro chi mi combatte. Va considerato il rischio di escalation, ma va bilanciato il rischio di escalation con la necessità degli ucraini di difendersi. Così è una situazione asimmetrica, con gli attacchi a Kiev che arrivano dal territorio russo”.
Ovviamente dura la posizione del Cremlino, che non lascia ben sperare in quella che dovrebbe essere una ripresa del dialogo.
“La situazione – ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov – sta peggiorando e il rabbioso fervore militare degli occidentali comincia a dominare. Quindi dobbiamo prendere delle misure, rimanere fermi e continuare l’operazione militare speciale”, ha aggiunto Peskov in un’intervista a Russia Today ripresa dall’agenzia Interfax.
“Il comandante supremo”, cioè il presidente Vladimir Putin, e i vertici militari russi, ha aggiunto Peskov, “stanno adottando contromisure adeguate e si stanno preparando” a possibili attacchi missilistici ucraini in profondità sul territorio russo con armi fornite dagli occidentali.
Fermare gli adepti del dottor Stranamore è compito fondamentale dei sani di mente.
L’Italia, in questa vicenda, ha un compito difficile, ma chiaro: fermare l’escalation e dare spazio alla diplomazia.





