Home Politica GUERRA RUSSO UCRAINA, ALMENO SULLE COSE SERIE LA POLITICA SIA CHIARA

GUERRA RUSSO UCRAINA, ALMENO SULLE COSE SERIE LA POLITICA SIA CHIARA

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di Giuseppe Augieri

In politica, molti avvenimenti vanni letti anche in filigrana. Questo può dar luogo a farsi convinzioni sbagliate: un rischio che tuttavia bisogna correre avendo l’umiltà poi di dire, se necessario, “mi sono sbagliato”. Rischioso dunque, ma almeno il problema te lo sei portato davanti agli occhi. Alcuni preferiscono non farlo: invece di prendersi la responsabilità di rischiare, si prendono la responsabilità di non capire. Sembrano non vedere. E resta il dubbio: ci è o ci fa?
Quando però qualcosa sta evidentemente evolvendo – basta leggere tutti i piccoli avvenimenti, che sono in chiaro, e metterli assieme – e non li si interpreta in nessun modo, non ci sono alternative: si fa finta di non capire perché è più comodo non vedere.
Sulla vicenda della guerra in Ucraina, l’uscita di Stoltenberg sull’utilizzo della armi dei Paesi NATO per attaccare obiettivi in Russia è un segno in chiaro. La NATO dimentica (è da tempo che lo fa) di essere un’organizzazione difensiva e propone di togliere ogni dubbio al fatto di essere di fatto in guerra con la Russia: l’unica cosa che oggi non utilizzano i Paesi aderenti, sotto la regia NATO, nel conflitto sono solo le truppe. Ma solo lì, al fronte: perché uomini per attività di consulenza, di supporto e di addestramento ci sono già.
Ma ecco che Macron – seguito a ruota da Regno Unito, Polonia e Paesi Baltici – ripropone la presenza anche di truppe sul teatro di guerra. E aderisce all’” ipotesi” di Stoltenberg, Non è in filigrana che questo significa, ad una inevitabile risposta della Russia, che si intenda invocare il patto “difensivo” dell’articolo 5. Biden, tra un vaniloquio e l’altro, dice che ci sta pensando.
Tanta fermezza per dirigersi verso un intervento più diretto, da parte dell’Europa che conta, non trova altrettanta fermezza in chi vuole dire di no. Sorge il dubbio che non lo si voglia dire, il no. Capisco gli equilibrismi, tra l’altro in tempi di pre-voto: ma talvolta le cose non si possono mandare a dire. Perché in contemporanea vi è il progetto europeo di una grosso investimento che riguarda l’industria bellica. In contemporanea vi sono sussulti di ripresa di una allargamento della leva militare (Francia, Danimarca. Germania). In contemporanea un dibattito, lasciato per ora a metà, sulla creazione di una difesa europea. Troppe combinazioni. Ed qualche alibi da smontare.
Un piccolo inciso, infatti. Ho visto fermarsi l’Europa alla sola unità monetaria e finanziaria (e molto poco altro: anche mercati e mobilità sono aperti solo in parte), e non vedo altri progetti per un’Europa più unitaria. Partire dal tema della difesa mi sembra sbagliato: a meno che non si metta sul tappeto una iniziativa di unità Europea che riguardi il welfare, i principi giuridici, il fisco, la governance….. e, a questo punto, anche la difesa. Solo in questo caso si tratterebbe di dotare l’Europa di uno strumento comune – da ribadire, di difesa – che ha senso. Questo scorporare solo la difesa mi sembra solo il rispondere all’ aria di guerra che spira. Per me è un no.
Perciò torniamo al conflitto ucraino. In Italia molti silenzi e qualche estremizzazione: da quella del no alle armi senza condizioni, a quella del si senza condizioni. E ci si trova spiazzati rispetto al “Campi Flegrei” militari in corso. L’unica cosa che si condivide, ma anche questo senza dirlo, con l’Europa è un penoso silenzio sul come mettere in moto un’azione diplomatica, anche evidenziando ad entrambi – entrambi!!! – i contendenti che non è possibile andare avanti così all’infinito. Capisco, vi sono le elezioni dietro l’angolo e non è chiaro, dopo di esse, chi sarà con chi; e perché. Ma di fronte al susseguirsi di spinte verso il conflitto diretto, ogni equilibrismo va lasciato in un cantuccio.
E’ necessario che il Governo, non Salvini con il petto gonfio, non Crosetto con qualche riflessione, non Meloni con pavida diplomazia, non Tajani con i suoi tentennamenti, il Governo tutto dica con chiarezza e con forza che chiunque volesse andare avanti su questa strada, lo farebbe fuori del perimetro degli accordi NATO; e che dunque l’Italia utilizzerebbe il suo voto, in quel consesso, per opporsi – o a rifiutarsi – ad una successiva entrata in guerra. Che è più di una lontana eventualità.
Se non è possibile fare questo, allora si vada in Parlamento e si dica – senza sotterfugi – cosa si vuole fare. Si dice che si siano formati, sull’argomento, due schieramenti bipartisan. Devono uscire allo scoperto. Basta giochi. Chiediamolo a gran voce tutti, magari il 2 GIUGNO.
 

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  • Redazione

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