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Gabrielli e la sua discesa in campo

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discesa in campo in Italia

Una nuova idea di Paese che non è altro che il nulla infiocchettato dai deliri di sinistra sulla sicurezza

“Il potere logora chi non ce l’ha”, affermava Andreotti, coniando la frase divenuta celebre.
Indubbiamente, ancor più logorato deve essere poi colui che il potere l’ha avuto e ora non l’ha più.

Tra coloro che si lacerano in tale tormento indubbiamente spicca Franco Gabrielli.

E, così, eccolo ricicciare di nuovo alla ribalta più pimpante e parolaio che mai.

Dopo la fulgida esperienza di addetto alla sicurezza del comune di Milano, dei cui risultati si è persa ogni traccia, l’ex prefetto di Roma, l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’intelligence e il molto ex capo della Polizia, proprio non ce la fa ad aspettare che la politica si ricordi di Lui e lo implori di assurgere ai vertici dell’Esecutivo.

«Sì, ho deciso», proclama trionfante annunciando la sua candidatura, «mi impegnerò in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese».

Quale sia questa “nuova idea di Paese” è pressoché impossibile sperare di comprenderla seguendo la favella irresoluta dell’indiscutibile arte oratoria infruttuosa alla quale il Gabrielli ci ha abituato.

Quello che sappiamo è che si candida nella pressoché misconosciuta piattaforma politica “Più Uno”, saldamente inquadrata nell’area del centro-sinistra, e su questo non avevamo il minimo dubbio, avendo ottenuto tutti i precedenti incarichi da politici di sinistra.

Ma tralasciando l’apoteosi del nulla di cui è infarcita l’intervista che Gabrielli rilascia al Corriere della Sera e saltando a piè pari tutti gli enunciati teoremi del vago elevati alla massima inconsistenza, ritengo sintomatico concentrarci sulle risposte fornite dall’ex capo della Polizia in tema di Sicurezza.

Lo ritengo utile se non altro perché non sarà improbabile ritrovarci quale Ministro dell’Interno colui che sosteneva l’inutilità dell’inseguimento di un’auto in fuga da parte delle Forze di Polizia, potendo costoro semplicemente rilevare il numero di targa…

Ebbene, quando il giornalista gli domanda se l’Italia è davvero un Paese insicuro, Gabrielli risponde: «L’Italia è, soprattutto per gli omicidi, uno dei Paesi più sicuri. Al contrario i reati che più colpiscono la Percezione, come i reati da strada – rapine e borseggi -, sono aumentati».

Il primo aspetto che mi suscita irritazione è la definizione di “reati da strada” (che fa coppia con “reati bagatellari” in uso alla magistratura) utilizzata per sottovalutare un gravissimo fenomeno che rende le nostre metropoli invivibili.

Ma l’aspetto più consistente è che, secondo la logica Gabrielliana, il vero problema è la “percezione”.

Sì, è vero che i “reati da strada” sono in crescita, ma il vero problema non è il loro oggettivo aumento, né tantomeno il danno che cagionano alle vittime, bensì l’effetto negativo che causano “colpendo” la percezione di insicurezza.

Questo e solo questo è l’unico fastidioso effetto collaterale.

Che il problema sia solo la percezione, Gabrielli lo chiarisce ulteriormente asserendo: «Le paure dei cittadini non vanno né alimentate né negate: vanno comprese e governate».

Quindi, il problema non sono i criminali, ma le “paure dei cittadini”.
Ne consegue che non bisogna incidere sui reati che alimentano la percezione di insicurezza, bensì sulla percezione stessa.

È la percezione che va governata, non la criminalità!

Questa è la lucida follia criminologica di chi aspira governare la nostra sicurezza.

E Gabrielli chiarisce anche come andrebbe governata siffatta percezione:
«I social e la comunicazione permanente amplificano ogni episodio, lo ripetono e lo trasformano nella rappresentazione dell’intero Paese.
A tutto questo la politica risponde troppo spesso utilizzando l’insicurezza anziché governarla».

Quindi, la soluzione per Gabrielli è semplice.

Per “governare la percezione di insicurezza” basta non parlarne sui social.
E sufficiente che la politica ignori il problema e il problema stesso sparisce.

La criminalità magicamente si dissolve…

Che poi è proprio quello che già oggi si tenta di fare quando si evita di indicare la nazionalità dell’autore del reato, o si cela dietro la malattia mentale di un attentatore la matrice terrorista.

Non so cosa ci riserverà il futuro, ma semmai ci toccherà di avere Gabrielli quale Ministro degli Interni, ritengo che più che effettivo sarà un ministro… percepito.

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