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Finanziaria non ancora depositata, ma Landini proclama sciopero generale

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sciopero generale CGIL

Il suo termometro non misura la temperatura del Paese, misura il colore del governo

Landini è più bravo del Mago Otelma. Ha già previsto che la prossima finanziaria non andrà bene e ha proclamato lo sciopero generale per il 20 novembre.

Il governo non ha ancora approvato il testo della legge di bilancio, che, a quanto si legge, arriverà alle Camere solo il 28 ottobre. Poco importa: lui il futuro lo vede in anticipo.

È il quinto sciopero generale di fila contro le manovre del governo Meloni. Questa volta non ha nemmeno aspettato il testo.

Stupisce non tanto che Landini si creda un veggente, quanto che ci sia ancora qualcuno che gli dia retta.

Lo fanno solo perché a sinistra il vuoto lo riempie lui. Uno sciopero contro una legge che ancora non esiste non serve a cambiare la manovra. Serve a dettare la linea a chi dovrebbe dettarla e non ci riesce.

Sabato scorso, dal palco di piazza del Popolo, lo ha dimostrato a tutti.

Ha annunciato lo sciopero a sorpresa, mettendo davanti al fatto compiuto Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte, che erano presenti.

Schlein ha pure dovuto esultare: “costruiamo insieme l’alternativa”. Poveretta, non poteva dire altro. Quando applaudi una decisione presa da un altro, hai già detto chi comanda.

Landini ha pure rilanciato la patrimoniale: l’1% sui patrimoni oltre i 2 milioni. Secondo i calcoli della CGIL ci sono 25 miliardi da prendere forzatamente dalle tasche degli italiani per usarli in sanità, scuola e affitti.

È la tassa che i partiti del campo largo non osano scrivere. Conte l’aveva respinta, Schlein la rimanda a Bruxelles, Fratoianni la vorrebbe senza riuscire a imporla.

Il programma che loro non hanno il coraggio di firmare lo detta chi, almeno per ora, non è candidato.

Per ora, infatti, di candidarsi non ne parla. Lascerà la CGIL nel 2027, a congresso rinviato a dopo le elezioni. Nel frattempo, accompagnerà la campagna elettorale con cortei e scioperi.

I precedenti, però, parlano per lui.

Luciano Lama finì in Senato, Bruno Trentin al Parlamento europeo, Guglielmo Epifani alla Camera e, per qualche mese, alla guida del PD, Susanna Camusso in Senato.

Sergio Cofferati, ancora segretario, nel 2002 andava a trovare gli universitari accampati davanti alla Sapienza: due anni dopo era sindaco di Bologna.

La CGIL, per chi la guida, è sempre stata una sala d’attesa. Landini sta solo aspettando il momento giusto per muoversi.

Intanto, si gode il potere senza la fatica del consenso. Un leader di partito deve chiedere voti e risponderne. Un segretario di sindacato no: la tessera si rinnova da sola, ogni mese, in busta paga.

Il meccanismo viene da lontano. Nel Novecento si chiamava cinghia di trasmissione: il PCI decideva, la CGIL mobilitava, l’organizzazione giovanile portava i ragazzi in piazza.

Il partito è morto da più di trent’anni, la cinghia no. Gira ancora, solo che adesso il motore sta in Corso d’Italia e sono i partiti a farsi trascinare.

Per far girare la cinghia servono i ragazzi. Questa settimana erano esattamente dove dovevano essere.

Martedì gli universitari dell’UDU hanno piantato le tende davanti a Montecitorio contro il caro affitti. Landini è arrivato a stringere mani davanti alle telecamere.

Non andava a trovare degli studenti: andava a trovare i suoi inquilini. La sede nazionale dell’UDU, a quanto si legge, sta in un immobile delle categorie CGIL.

Giovedì le tende sono state smontate e rimontate in piazza del Popolo, sotto il palco di sabato. Non è un campeggio che si sposta. Sono inquilini che traslocano quando il padrone di casa chiama.

Il rapporto ha pure un prezzo.

A quanto si legge nei bilanci della confederazione, dal 2019 al 2024 la Cgil ha versato all’UDU e alla Rete degli Studenti Medi quasi 850mila euro.

Tutto legale, tutto in chiaro. Ed è proprio questo il punto: per la CGIL quei ragazzi non sono alleati da convincere. Sono una voce di bilancio.

L’UDU, sempre a quanto si legge, dal 2020 figura tra le organizzazioni affiliate alla CGIL.

Il segretario organizzativo Luigi Giove lo dice senza imbarazzo: le associazioni studentesche fanno parte “a pieno titolo del mondo CGIL”.

Sui loro siti, intanto, quei ragazzi si presentano come indipendenti, come se niente fosse.

L’inganno non riguarda la legge, ma chi guarda.

Il passante davanti alle tende crede di vedere una generazione in rivolta, senza sapere che si tratta invece di una sezione distaccata del sindacato, con il volto giovane che a Corso d’Italia manca.

Manca perché la CGIL invecchia. Il 46,8% degli iscritti è in pensione, dicono i dati del sindacato.

Tra metà 2024 e metà 2025 gli iscritti sono aumentati, ma soltanto grazie agli stranieri: 38.583 in più. Senza di loro il saldo sarebbe stato negativo.

Un sindacato di pensionati che cresce solo grazie agli stranieri ha bisogno di facce giovani in prima fila. Se le procura. E a pagarle non è Landini.

Pagano i lavoratori.

Nel 2024 la CGIL ha versato agli studenti 135.613 euro. Alla confederazione, in media, arrivano poco più di 4 euro per ogni iscritto. Fanno l’intera quota di circa 32mila tessere.

32mila persone che con la trattenuta sindacale hanno finanziato, senza saperlo, una tenda davanti al Parlamento.

Ai giornali che gli chiedevano spiegazioni su quei soldi, a quanto si legge, Landini ha risposto invitando a guardare la sostanza e non il dito.

La sostanza è questa: il sindacato degli operai paga l’affitto di una manifestazione studentesca.

A Landini, del resto, basta chiamare. Il militante risponde per abitudine: scende in strada qualunque sia il cartello, ieri Gaza, oggi gli affitti, domani la patrimoniale. Possibilmente di venerdì, così la settimana si accorcia.

Lo studente risponde per un motivo più sottile: il bisogno di sentirsi ribelle.

Crede di sfidare il potere e dorme in una tenda pagata da una delle organizzazioni più potenti del Paese. È il conformismo perfetto, quello che si crede rivolta.

La fotografia della giornata l’ha regalata Bonelli, sotto il palco con il caschetto della FIOM. Il deputato travestito da operaio davanti al sindacalista travestito da leader politico. Più che una manifestazione, una festa in maschera.

Del resto, è la stessa CGIL del presidio per Maduro, della lettera al Prefetto contro chi filmava le borseggiatrici, dello sciopero per la Flotilla. Il lavoro, da tempo, è un argomento tra tanti.

Il Mago Otelma, almeno, legge il futuro solo a chi glielo chiede. Quel paragnosta di Landini lo predice a tutti. Il conto, però, lo manda agli iscritti.

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