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Ex Ilva: non c’è più tempo

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Ex Ilva

L’Italia deve scegliere se restare una potenza industriale

La vicenda dell’ex Ilva è arrivata a un punto di svolta.

La decisione della Corte d’Appello di Milano, che impone lo stop dell’area a caldo entro novanta giorni in assenza della rimozione delle criticità ambientali, non rappresenta soltanto un passaggio giudiziario.

È un passaggio strategico che riguarda il futuro industriale dell’Italia.

OpenIndustria ritiene che il dibattito debba uscire dalla contrapposizione sterile tra chi difende la produzione a ogni costo e chi considera la chiusura dell’impianto l’unica soluzione possibile.

Entrambe le posizioni, se assolutizzate, rischiano di produrre conseguenze molto gravi.

L’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa. Una struttura produttiva di queste dimensioni non può rinunciare alla disponibilità di acciaio nazionale senza pagarne il prezzo in termini di competitività, occupazione e sicurezza economica.

L’acciaio è presente nella filiera dell’automotive, della meccanica, delle costruzioni, della cantieristica navale, dell’energia, delle infrastrutture e della difesa. Non è un settore qualsiasi: è una materia prima strategica.

La perdita dell’unico grande impianto siderurgico a ciclo integrale comporterebbe una crescente dipendenza dalle importazioni, proprio mentre il commercio internazionale è sempre più caratterizzato da tensioni geopolitiche, dazi, restrizioni all’export e competizione per le materie prime critiche.

In un mondo nel quale l’autonomia industriale torna a essere un fattore di potenza nazionale, rinunciare alla produzione siderurgica significherebbe ridurre la resilienza dell’intero sistema economico.

Questo non significa ignorare le esigenze ambientali. Al contrario. La tutela della salute e dell’ambiente costituisce un presupposto imprescindibile per qualsiasi progetto industriale moderno.

Proprio per questo la soluzione non può essere l’immobilismo. Serve un’accelerazione degli investimenti nelle bonifiche, nell’impiego di tecnologie a minore impatto emissivo e nella progressiva trasformazione degli impianti.

L’Italia non può permettersi di arrivare in ritardo proprio nel momento in cui il settore sta cambiando pelle. Occorre quindi una decisione politica chiara e tempestiva.

Governo, istituzioni, investitori e parti sociali devono convergere su un piano industriale credibile, finanziariamente sostenibile e con tempi di realizzazione certi.

Ogni ulteriore rinvio aumenta il rischio che il Paese perda competenze, filiere produttive e capacità manifatturiera difficilmente ricostruibili.

La questione ex Ilva non riguarda soltanto Taranto. Riguarda il modello di sviluppo che l’Italia intende perseguire nei prossimi decenni. Un Paese che vuole continuare a essere una grande economia industriale deve dimostrare di saper conciliare competitività, innovazione e sostenibilità.

Il tempo delle analisi è ormai terminato. È il momento delle decisioni.

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