La polarizzazione in corso sui social e nei salotti burocratici offshore è feroce – Guardare alla realtà dei fatti e bypassare le propagande nominali
Anche oggi mettiamo da parte le narrazioni emotive e le tifoserie ideologiche dei recinti di parte, sia di destra che di sinistra, per concentrarci sull’analisi della realtà economica.
La polarizzazione in corso sui social e nei salotti burocratici offshore è feroce, ma il la realtà dei fatti e l’onestà intellettuale impongono di bypassare le propagande nominali per guardare esclusivamente ai duri numeri della sussistenza biologica.
Quando si mette sulla lavagna la cruda realtà della materia pesante delle risorse, le scenografie virtuali costruite appositamente per dividere i cittadini secondo logiche di curva evaporano all’istante.
Il primo faldone contabile dell’ultima ora ci porta direttamente oltreoceano, sul profilo Truth Social di Donald Trump.
Con un tempismo geopolitico chirurgico, Trump ha scoperchiato in piazza la fisica reale dei flussi energetici mondiali, disattivando di fatto l’intero impianto sanzionatorio offshore con un virgolettato spietatamente contabile: «Abbiamo concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato statunitense e globale, altre 500.000 tonnellate nel corso del mese di novembre e 1.000.000 tonnellate subito dopo. I prezzi del gasolio per gli americani e per il resto del mondo diminuiranno».
Conoscendo il modus operandi di Trump negli anni, la tempistica di questo annuncio strategico non è un caso, ma rappresenta il preludio e il preciso vettore di sfondamento logistico che prepara e blinda il Summit in Polonia.
Gettando sul tavolo la contabilità atomica delle risorse che la Russia fornirà immediatamente, Trump abbatte preventivamente il muro delle sanzioni sbandierate da Bruxelles, liberando le Nazioni dell’Est dal terrore psicologico dei decreti di carta e permettendo loro di sedersi al tavolo polacco per stringere contratti bilaterali d’acciaio senza paura di ritorsioni ‘cartacee’.
E qui crolla istantaneamente l’intera messinscena: mentre i leader provvisori dell’Uniparty europeo, stritolati dal diesel stazionario a circa 2,30 euro alla pompa e dall’asfissia industriale della Ruhr, continuano a sbandierare le scartoffie burocratiche di Bruxelles, i Titani estrattivi globali riconoscono solo la realtà delle risorse reali e la correlata stabilità dei flussi materiali, contesto nel quale va anche analizzata la posizione dell’Italia e delle manovre che si sono presentate negli ultimi giorni.
Il secondo faldone che oggi mettiamo sotto al microscopio riguarda la modifica alla Legge Elettorale avvenuta recentemente e, come al solito, la trattiamo riferendoci al realismo economico e politico che la realtà dei fatti impone in un momento storico come quello che stiamo vivendo.
Mettiamo allora sulla lavagna contabile i faldoni dei numeri, e facciamolo ricordando dati reali e economici che oggi, nel contesto ferreo dell’economia reale che si sta imponendo nel mondo, sono essenziali in questo conflitto di quinta generazione a cui l’Italia non è esente.
L’Italia custodisce la terza riserva aurea nazionale al mondo, quarta complessiva dietro il FMI, con 2.452 tonnellate d’oro fisico, costituite da lingotti puri e monete, per un controvalore reale che supera i 300 miliardi di euro.
Di questo patrimonio inattaccabile, il 44,8%, circa 1.100 tonnellate, è blindato fisicamente sul territorio, nei caveaux sotterranei di Palazzo Koch a Roma, mentre il resto è depositato strategicamente all’estero tra Federal Reserve, Bank of England e Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea.
E qui crolla la prima favola immateriale delle paure indotte dalle propagande da bar, propalate da soggettu incapaci di comprendere la logica dei flussi reali.
Questa dislocazione non è un “cedimento di sovranità”, ma risponde a una precisa ingegneria geopolitica ed operativa nata nelle strutture delle geometrie economiche del secolo scorso.
Quell’oro si trova fisicamente all’estero semplicemente perché lo Stato italiano lo ha acquistato direttamente sui mercati internazionali di New York e Londra nel secondo dopoguerra, convertendo i guadagni del boom economico.
Non è mai partito dall’Italia per essere regalato a qualcuno: è stato lasciato fin da subito custodito all’estero nei caveaux blindati americani, britannici e svizzeri per motivi di sicurezza logistica durante la Guerra Fredda, proteggendolo dalle, anche allora, ingegnerie sociali che paventavano potenziali invasioni sovietiche sul territorio europeo.
La vera motivazione strategica risiede nella liquidità e nella deterrenza monetaria: New York e Londra sono, o erano, le piazze centrali del mercato mondiale dell’oro. Mantenere una quota fisica depositata in quei nodi logistici permette allo Stato, in caso di crisi termodinamica o attacco speculativo, di attivare all’istante operazioni di conversione e swap valutari senza dover muovere fisicamente il metallo pesante con rischiosi trasporti aerei.
L’oro a Roma garantisce la fiducia interna; l’oro all’estero garantisce l’operatività e la difesa sui mercati internazionali in tempo reale.
Per decenni, l’economia immateriale europea ha mantenuto questo tesoro in un limbo giuridico ambiguo, alimentando il falso senso di colpa del “debito pubblico virtuale” e del “siete vissuti al di sopra delle vostre possibilità” per costringere i territori a cedere ricchezza vera in cambio di scartoffie offshore.
Ma la realtà geometrica che le curve dei tifosi della politica spicciola non sanno o non vogliono leggere risiede nel capolavoro di puro pragmatismo economico e ingegneria che si è consumato in silenzio attraverso l’emendamento definitivo alla Legge di Bilancio scorsa, blindando per legge il principio inamovibile: «Le riserve auree appartengono formalmente, esclusivamente e definitivamente allo Stato in nome del popolo italiano».
Questa è la Postura della stabilità che surfa sopra la tempesta dei condizionamenti internazionali, una linea di condotta che i teorici del catastrofismo non possono accettare perché svuota i loro palcoscenici.
Sul ring mediatico del Kayfabe si può anche far finta di stare al gioco di Bruxelles, mantenendo controllate al millimetro le procedure di infrazione per evitare attacchi speculativi allo spread e avallando la coreografia nominale dei comunicati internazionali per non offrire il fianco a speculazioni, lo accetto se poi dietro alle quinte si agisce in altro modo.
Si può arrivare pure ad assecondare i bellicismi nominali, fingendo una volontà bellica tanto cara e voluta da chi detiene i lucchetti del potere e che, il non farlo, potrebbe far partire un “governo del Presidente” da un momento all’altro; accetto anche questo, poi guardo i fatti.
Oppure, come ieri, fingere di subire la firma imposta da un potere spaventato da situazioni che non controlla più e trasformare le confuse volontà elettorali calate appositamente dai Draghi ordoliberisti del Quirinale e di Bruxelles, per poi blindare preventivamente il sistema da incidenti al primo turno, oltre che riportare a casa le preferenze che la propaganda aveva rifiutato.
Infatti, dietro le quinte della terraferma e proprio assecondando la paura dei due Draghi, Machiavelli ieri ha colpito: si stringono i bulloni istituzionali, si utilizzano i lucchetti normativi per murare vivi all’angolo i dilettanti del populismo commerciale e i micro-partitini litigiosi dell’ultimo minuto sia a destra che a sinistra, bloccando le follie dei commissari UE su nuove emergenze digitali o sanitarie e mettendo in cassaforte l’asset patrimoniale.
La pluralità sana va data in momenti sani, ma in guerra le maglie si stringono per forza di cose.
Questa stabilità forzata del quadro politico permette ai tecnici finanziari del realismo economico, che abbiamo per fortuna, di lavorare sottotraccia sulle risorse reali, proteggendo la cassa biologica dei territori e evitando i cambi di politiche “al volo” che trasformano i proclami elettorali in successive trappole di potere.
E, scusate, non è poco visti i chiari di luna degli anni precedenti e i disastri compiuti da quei partiti o movimenti nati dalla rivoluzione di pancia o da astratte aperture di scatolette di tonno che, una volta saldi al potere, hanno assecondato tutte le manovre dettate da Bruxelles e di Davos inserendo pass verdi e bloccando l’economia interna di un Paese intero sbandierando fallimentari politiche Green e controlli sociali.
No, grazie. Già fatto e basta così. Le pance sinistre e destre sono fuori dal realismo di guerra.
Sotto le regole globali di Basilea 3, l’oro in cassa all’Italia, oggi formalmente di proprietà del Popolo, si configura come un asset a rischio zero (Tier 1) e come un HQLA (High-Quality Liquid Asset) di Livello 1 intoccabile da qualsiasi default cartaceo, ponendo la base reale e simbolica per lo sviluppo di una moneta a credito.
Non è una questione di tifo politico o di simpatie elettorali: è la registrazione fredda di una difesa patrimoniale della Nazione e di una volontà politica che ha portato a casa questo, mentre cripto-valute stablecoin stanno trasformando la moneta fiat (a valore legale, meramente fiduciario) in moneta reale basata sull’oro, e quindi sulla economia reale, in tutto il Mondo.
Chi preferisce continuare a scannarsi sbandierando i simboli di partiti o per la costituzione di partiti che propalano illusioni senza essersi mai misurati sul campo contro il drago europeo, che potrebbero il giorno dopo essere completamente annientati dalla dinamica romana e europea, o per le patenti ideologiche dei talk-show, è liberissimo di farlo.
Fatti suoi.
Io ho già dato, e spero abbiate già dato abbastanza anche voi.
La geografia reale procede lungo i binari della concretezza e del bene comune, ed è quella che io scelgo ma che, soprattutto, non intendo minimamente imporre a nessuno.
Ma un ragionamento intendo proporlo, poi decidete voi. Il prossimo governo dovrà rinnovare il Presidente della Repubblica, e altri sette anni, quattordici a dire il vero, di giochini Machiavellici per poter sopravvivere proprio vorrei tenerli lontani, questa volta.
Chi possiede finalmente gli strumenti per decodificare i flussi della materia con certezza sa che la ricchezza di un popolo si misura sui lingotti reali blindati nei caveaux che appoggiano una economia reale che non aspetta altro di dimostrare la sua forza, e non sulle chiacchiere dei salotti o sulle paturnie delle ideologie.





