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DRAGHI E IL FANTASMA DEL VASCELLO

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Penso al mio libro “Ritrovare i Sentieri dell’Europa sulla via tracciata da Mario Bergamo. Non mi piace citarmi ma sono costretta stante il requiem suonato da Mario Draghi con il suo discorso da Rimini, una strigliata alla costruzione europea di cui lui è tuttavia uno dei più importanti protagonisti, tecnico di banca e amico della finanza. Una costruzione insensibile alle vere necessita’ dei popoli schiacciati e vessati come più di tutti ben sanno i Greci.
La crisi della Ue sancisce anche  il fallimento dell’asse franco-tedesco.
Una Ue che ha piegato la politica ai diktat della finanza globalista intenta a  perseguire i propri interessi, anche a discapito dei cittadini,  indifferente ai principi di democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità e equità che ora Draghi invoca, nel suo bel discorso, e che sarebbero a fondamento della costruzione europea nel nome di una gioia, ahimè  tradita, che pur l’inno europeo esalta sulle splendide note di Beethoven.
Oggi ci si accorge che un mercato non conta sullo scacchiere mondiale, perché quello che serve è un soggetto politico che non c’è.
Ci si accorge del fallimento di aver piegato la politica, anche imponendo, ove servisse, ai propri scopi autoritari, l’annullamento di libere elezioni, se i cittadini osano votare,  premiandole, formazioni non gradite al “Burosauro”, indifferente al malessere sedimentato e crescente nei popoli d’Europa!
Il discorso di Draghi contiene quindi interessanti “mea culpa” e abile “ars oratoria” recitati quasi lui non fosse tra gli artefici e protagonisti della débâcle europea.
Durante il suo governo in Italia, oltre  la sperimentazione di massa di un sistema privativo della libertà, quale di fatto fu il green pass, ha schierato il paese, acriticamente, alla narrazione Neocon, ora perdente su molti fronti, atta a tentar invano di regionalizzare e sperar di frammentare la Russia, potenza nucleare e informatica, usando il campo di battaglia ucraino, spiegando agli Italiani che sarebbe stato meglio saper rinunciare ai condizionatori – battuta sprezzante e infelice –  proprio come quella volta in cui diede a Putin del criminale o a Erdogan del dittatore, epiteti forse frutto di un’ impulsività, che mal si addice a un personaggio di solito sempre pacato come Draghi.
Putin, Erdogan, con Trump e Xi Jinping sono  i principali protagonisti del riordino mondiale nel nome della multipolarità.
Non poteva ignorare che a risentire della carenza dell’energia scaturita dal conflitto e di una insostenibile lievitazione del suo costo, prima di tutto sarebbe stata la Germania, locomotiva d’Europa, e di riflesso chi appartiene alla catena del valore tedesco, proprio come  l’Italia!
“Fuck the Ue!” e così è accaduto, sull’onda dell’infelice uscita della Nuland, che proprio la guerra in Ucraina abbia evidenziato l’artificiosita’ della costruzione europea, vaso di coccio tra vasi di ferro.
Senza energia vanno in crisi le famiglie, chiudono le fabbriche, non si producono piu’ le graziose Golf per il popolo ma si pensa più conveniente costruire carri armati per le guerre, cosa che mal si coniuga con l’idea di competitività ma si adatta ad una europa dalle velleità guerriere finita in una profonda crisi economica, politica, sociale e d’identità.
Quando si entra in crisi  si diviene preda delle acquisizioni dei grandi gruppi finanziari, dei famelici fondi d’investimento e tutto mi riporta, una volta ancora, all’esperienza della Grecia e ai “cenacoli” avidi a bordo del noto Britannia.
La Ue  ha spacciato lucciole per lanterne: un burosauro che risponde alla finanza, che  ha prodotto una enorme ricchezza,  accentrata pero’ nelle mani di pochi calpestando il principio che sta a monte della Libertà: la Giustizia Sociale(!).
I cittadini quindi esprimono il loro dissenso – se ancora si fanno forza e si recano  alle urne – votando a destra, in emicicli capovolti;  ma si attivano un po’ ovunque le procure europee quasi vi fosse una loro “internazionale“!
Mario Draghi ha parlato di una Ue autovaporizzata. Un discorso magistralmente costruito, in molti punti per me condivisibile e gradito visto che alcune tesi sono contenute nel mio libro uscito a maggio di quest’anno.
Un intervento da cui si evince il suo desiderio di porsi a nostromo di quella che mi appare, pero’ oramai una “nave fantasma”.
Quello che ha omesso di spiegare e’ come gli autori del disastro europeo – immissari di pescicani – come recita l’antico motto dei Repubblicani Sociali cui sono evidentemente legata per Tradizione – possano ottenere la fiducia dei cittadini presentandosi agli stessi, come “nuovo” alfiere senza macchia, per un risorgimento nazionale e europeo,  risolvendo i problemi che loro stessi hanno creato, o non siano piuttosto camaleonticamente incaricati di tentar di tenere a galla cio’ che resta del Titanic.

Autore

  • Redazione

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