
Ci sono delle strane coincidenze che messe assieme, come i puntini del famoso gioco enigmistico (dot to dot), delineano una figura.
Se uniamo le strane coincidenze di questi giorni esce la figura di Mario Draghi rilanciata come possibile leader europeo, come presidente della Repubblica o, mal che vada, come leader del campo dei miracoli di una sinistra progressista allo sbando politico, intellettuale e di consensi.
Primo puntino. Ursula von der Leyen è ormai un fantasma, una sorta di cartone che più nessuno considera e, pertanto, è chiaramente giunta al prossimo suo trasferimento nella Foresta Nera a curare i pony. La conseguenza è che si libera il posto di presidente della Commissione.
Secondo puntino. La politica green è completamente disastrata dalle misure che arrivano dagli Usa. L’ultimo missile ha colpito le pale eoliche della Danimarca, come avvertimento multiplo ai coronati europei e ai socialisti spagnoli e loro simili.
Terzo puntino. L’Unione Europea è posizionata di traverso alla logica che ormai è palese di un accordo strategico tra Usa e Russia, con interessi che vanno dall’Artico al Medio Oriente, all’Africa e, se continuerà a pensare di fare a meno dell’America, anzi ad opporsi a Washington, seguendo Macron, finirà in un buco nero politico, economico e istituzionale.
Quarto puntino. Gli Usa sono decisamente in una posizione di contrasto sistemico mondiale con la Cina e qualsiasi posizione europea che tenga aperte le porte al Dragone è destinata a confliggere con Washington. La furbizia tedesca degli anni passati non funziona più.
Quinto puntino. Lamberto Dini, scomparso dalla scena politica da tempo, improvvisamente viene intervistato sul successore di Sergio Mattarella, problema che si porrà tra quattro anni. O forse no? Se Mattarella si dimettesse prima, ad esempio dopo le elezioni del 2027, vinte dalla coalizione del Campo Largo, Draghi potrebbe salire al Colle, riportando l’Italia in scia neocon. Speranze vane, ma le speranze sono lecite.
Sesto puntino. La finanza globalista sente il fiato sul collo e ha bisogno di mettere in campo tutti i suoi uomini. Fink guida Davos, Macron fa l’oppositore a Trump, Starmer guida i Volonterosi e Draghi potrebbe o alla guida della Commissione o come presidente della Repubblica Italiana contribuire a isolare i sovranisti, tenendo insieme i cocci delle logiche neocon, in attesa che Trump finisca il mandato e che un democratico occupi lo studio ovale. Altra speranza vana, anzi “Vance”. I sondaggi già ora danno Vance vincente. Del resto i Dem sono privi di leader credibili.
Il vento che tira per i resistenti/resilienti della finanza globalista non è dei migliori. Salvo attuare un serie di colpi di stato in mezza Europa, i sovranisti sono destinati a vincere. Va così in Francia, va così in Germania, va così in Inghilterra. La stagione dei socialisti progressisti è alla fine, anzi, è finita.
Comunque sia, Mario Draghi messo sul palco di Rimini, al di là delle sue intenzioni, lo pone oggettivamente come possibile candidato a vari posti di comando funzionali a cambiare tutto per non cambiare nulla (Gattopardo docet).
In ogni caso, va ricordato che Mario Draghi non ne ha indovinata una.
In piena pandemia disse: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire. Sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire”.
Quanto emerge in questi giorni sulla conduzione politica della pandemia da parte del ministro Roberto Speranza (vedi i filmati delle riunioni del Cts su: https://www.laverita.info/) ci dice che erano parole al vento e senza alcuna base scientifica.
Quando si trattò di farci digerire gli aumenti del gas per combattere la Russia che aveva invaso l’Ucraina, Mario Draghi disse: “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Questo è quello che vogliamo. Di fronte a queste due cose cosa preferiamo la pace oppure stare tranquilli col termosifone acceso e l’aria condizionata attaccata tutta estate”.
Parole da statista? Vien da piangere.
A proposito di gas, il grande stratega inventò il tetto al prezzo.
Siamo a luglio del 2022, nell’ultimo vertice G7 di Elmau, in Germania, Draghi spinge per mettere un tetto massimo al prezzo del petrolio e del gas, ma solo a quello russo. In questo modo voleva colpire economicamente la Russia, classificata all’ultimo incontro della NATO di Madrid come “nemico”.
Draghi disse alla conferenza stampa finale del meeting: “Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i nostri finanziamenti alla Russia di Putin, ma allo stesso tempo occorre rimuovere la causa principale di questa inflazione. Abbiamo dato ai nostri ministri il mandato di lavorare «con urgenza» su come applicare un tetto al prezzo del gas e del petrolio, ma la Commissione Europea ha detto anche che accelererà il suo lavoro sul tetto al prezzo del gas, una decisione che l’Italia accoglie con favore”.
L’Italia con questa proposta si pose tra i falchi nel conflitto economico con la Russia, con ritorsioni russe e senza che le misure relative al gas abbiano prodotto alcun effetto se non far crescere i prezzi per i consumatori.
Draghi campione del masochismo europeo, non ancora finito e proclamato ora a gran voce da Kaja Kallas, rappresentante dei baltici, ossia di un quartiere di Roma.
Non parliamo delle strategie delle sanzioni o della trovata di chiuder lo swift interbancario alla Russia, con l’effetto di accelerare i Brics.
Insomma, Mario Draghi non ne ha indovinata una, motivo per il quale sarebbe perfetto come leader del giardinetto politico de campeggiatori nel Campo dei Miracoli, detto anche Campo Largo.
C’è da chiedersi per quale motivo Comunione e Liberazione abbia chiamato Mario Draghi a Rimini.
Comunione e Liberazione (CL), movimento ecclesiale cattolico fondato da don Luigi Giussani, è stata negli ultimi anni commissariata da Papa Francesco, il quale ha prorogato il mandato di Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, fino al 2031. Recentemente, CL ha espresso posizioni critiche sull’idea di un riarmo europeo, promuovendo invece una visione di pace basata sulla mediazione e sull’incontro tra popoli. Davide Prosperi ha sottolineato la necessità per l’Europa di ritrovare la sua vocazione culturale e spirituale, piuttosto che puntare su soluzioni militari. Questo approccio riflette una linea di dialogo con il contesto politico italiano ed europeo, senza allinearsi a un’unica forza politica.
Comunque siano le intenzioni di CL, rimane chiaro che né in Europa, né in Italia, di Mario Draghi non sappiamo cosa farcene. Se i campeggiatori del Campo dei Miracoli lo vorranno indicare come loro leader lo vedremo, anche se è difficile pensare che Giuseppe Conte possa pensare di mettersi al servizio di Super Mario o che Elly Schlein rinunci ad essere la prima donna progressista alla guida del Paese.
Nell’attuale Unione Europea, dopo essere stato indicato come colui che doveva predisporre i programmi del futuro per la von der Leyen, ora, dopo aver detto quel che ha detto, dalla baronessa e dai suoi accoliti non sarà ben voluto.
Per concludere, sembrerebbe che a Mario Draghi il palcoscenico sia stato dato per esercitarsi nel lancio del boomerang.





