
di Sergio Restelli
I giorni scorsi, la città portuale di Hodeida, situata sul Mar Rosso nello Yemen occidentale, è stata teatro di intensi raid aerei israeliani. Questo attacco è avvenuto in risposta al lancio di un drone da parte dei miliziani sciiti Houthi, diretto verso Tel Aviv, che ha causato la morte di un cittadino israeliano. Gli Houthi, gruppo ribelle sostenuto dall’Iran, sono attivi nello Yemen e rappresentano una delle principali forze in conflitto contro la coalizione a guida saudita e sostenuta dagli Stati Uniti.
Secondo il ministero della Sanità dello Yemen, controllato dagli Houthi, i raid israeliani hanno provocato almeno 80 feriti, molti dei quali in modo grave. L’attacco ha colpito il porto di Hodeida, una zona di importanza cruciale per la logistica e il commercio della regione. Il porto è stato identificato da Israele come un punto di ingresso per armi letali fornite agli Houthi tramite l’Iran.
La risposta degli Houthi è stata immediata e decisa. Mohammed al-Bukhaiti, membro dell’ufficio politico degli Houthi, ha dichiarato sui social media: “L’entità sionista pagherà un prezzo per aver preso di mira strutture civili e risponderemo all’escalation con l’escalation”. Il Consiglio Supremo Politico della milizia filoiraniana ha condannato l’attacco, promettendo una risposta “efficace” all'”atroce aggressione israeliana”. Ha sottolineato che questo attacco non scoraggerà la loro posizione in favore dei palestinesi. Yehya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato che il gruppo è pronto a una lunga guerra e che risponderà con forza a ogni aggressione.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione ferma e risoluta. “Ho un messaggio per i nemici di Israele: non sottovalutateci. Ci difenderemo su ogni fronte e con ogni mezzo. Chiunque voglia attaccarci pagherà un prezzo”, ha dichiarato Netanyahu. Ha aggiunto che il porto di Hodeida non era un’area innocente, ma veniva utilizzato per scopi militari e come punto di ingresso per armi letali fornite agli Houthi dall’Iran.
L’emittente Al Arabiya ha riportato che i raid israeliani hanno colpito un deposito di carburante e raffinerie di petrolio, oltre alla centrale elettrica di Ras Khatib, essenziale per la fornitura di elettricità alla città di Hodeida. L’operazione è stata condotta da 12 aerei israeliani, inclusi jet F-35. Daniel Hagari, portavoce dell’esercito israeliano, ha sottolineato che l’attacco era mirato a obiettivi militari e non alla popolazione civile dello Yemen. L’obiettivo era impedire agli Houthi di importare armi dall’Iran e causare danni finanziari al gruppo sostenuto da Teheran.
Secondo quanto riportato dal canale Channel 12, Israele ha informato preventivamente gli Stati Uniti e altri Paesi della regione, tra cui presumibilmente l’Egitto, prima di condurre i raid. La decisione di procedere con l’attacco è stata approvata dai ministri del gabinetto di sicurezza israeliano durante una riunione straordinaria convocata durante lo shabbat. Yoav Gallant, ministro della Difesa israeliano, ha ribadito che gli Houthi, diretti dall’Iran, hanno attaccato decine di navi, mettendo in pericolo il canale di Suez e il commercio mondiale.
Un portavoce della Casa Bianca ha precisato a Times of Israel che “gli Stati Uniti non sono coinvolti nei raid oggi in Yemen”, ma ha aggiunto che “riconosciamo pienamente il diritto all’autodifesa di Israele”. Le fonti americane hanno confermato di essere state in contatto con Israele dopo il raid di ieri degli Houthi a Tel Aviv.
Reazione Italiana
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha chiarito su ‘X’ (ex Twitter) che l’Italia ha un aereo KC767 in volo nella zona vicino a Hodeida, ma non per compiti di rifornimento in volo. L’aereo è impiegato per trasporti combinati con un C130 per attività regolari a Gibuti e Mogadiscio, escludendo ogni coinvolgimento nelle operazioni militari in corso.
Questa situazione evidenzia la complessità e la pericolosità delle dinamiche geopolitiche nella regione. Gli Houthi rappresentano una minaccia continua per Israele, non solo per la loro capacità di lanciare attacchi diretti come il recente drone su Tel Aviv, ma anche per la loro alleanza con l’Iran, che fornisce supporto logistico e militare. Israele, dal canto suo, sta cercando di dimostrare la sua capacità di difendersi e di proteggere i suoi cittadini, mantenendo una politica di deterrenza attiva.
La tensione tra Israele e gli Houthi è parte di un più ampio conflitto regionale che coinvolge anche l’Iran e i suoi alleati contro Israele e i suoi alleati occidentali. Le azioni militari, come il raid su Hodeida, sono destinate a intensificarsi se non si trovano soluzioni diplomatiche. La comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti e l’Europa, gioca un ruolo cruciale nel mediare queste tensioni e prevenire un’escalation che potrebbe avere conseguenze devastanti per la stabilità regionale e globale.





