I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze
Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020. I riferimenti temporali, pertanto, vanno contestualizzati.
Del virus cinese si sapeva già a novembre.
Dell’arrivo del virus cinese Sars-CoV2, che provoca la malattia Covid 19, si sapeva da fine novembre. A dirlo in due interviste: il 25 aprile a Petrolio (Rai1) e il 9 maggio a TG2 Storie, è l’astronauta italiano Parmitano, il quale afferma che dalla stazione spaziale seguivano, sin da fine novembre, l’espandersi del virus. Affermazione poi ritrattata e la cui ritrattazione, avvenuta dopo che le sue dichiarazioni avevano sollevato clamore, suscita dubbi, in quanto le fonti della stazione spaziale sono ESA (franco tedesca), Stati Uniti e Russia.
“Sui media USA – scrive in proposito La Verità del 27 maggio 2020 – ci sono numerose fonti che affermano (senza smentita) che già tra novembre e dicembre 2019 i servizi USA lanciarono un allarme ai servizi alleati, a partire da Israele”.
Ad affermarlo è anche La Stampa, in un articolo di Giordano Stabile (17 aprile 2020), il quale scrive: “L’Intelligence americana avvertì Israele di una possibile epidemia di nuovo Coronavirus in Cina già lo scorso novembre. Secondo la TV Channel 12, gli agenti americani avevano notato l’emergere di una malattia sospetta a Wuhan, nella seconda settimana di novembre e hanno fatto subito rapporto alla Casa Bianca e ai principali alleati degli Stati Uniti, la NATO e Israele. In quel momento le morti anomale per polmonite nella città erano note soltanto al governo cinese”.
I nostri servizi di intelligence sono di un paese alleato degli Stati Uniti e l’Italia è nella NATO. Si presume, pertanto, che i servizi italiani fossero a conoscenza di quanto sapevano gli agenti USA.
Un lavoro firmato da scienziati della Statale di Milano, pubblicata dall’organo dell’Organizzazione mondiale della sanità, data la comparsa del Covid “tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019”.
Ne dava conto il quotidiano La Repubblica già il 28 febbraio.
Lo studio italiano, realizzato dai ricercatori dell’Università Statale di Milano, dimostra che la circolazione di Sars CoV2, che provoca la malattia Covid 19, deve essere retrodata e “può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati”.
La diffusione di quelle polmoniti anomale in Cina è iniziata, dunque, molto prima di quanto prima si pensasse.
La ricerca, inviata il 14 febbraio è stata accettata il 21 febbraio, per la pubblicazione sul Journal of Medical Virology dell’OMS https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/jmv.25723 e i risultati sono stati inviati dalla rivista all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Lo studio, inoltre, riporta il fatto che l’epidemia del nuovo virus ha avuto a partire da dicembre una super accelerazione: da allora, ogni contagiato ha prodotto altri 2,6 casi e il tempo di raddoppio dell’epidemia è stato di quattro giorni.
“La stima del numero riproduttivo (il numero di casi generati da ogni singolo caso), ovvero il parametro che misura la rapidità con cui il virus viene trasmesso, attuata utilizzando modelli matematici ed evolutivi – spiegano gli scienziati milanesi – ha consentito di evidenziare una vera accelerazione nella capacità di propagazione del virus, una spinta espansiva databile a dicembre 2019. Da un numero riproduttivo molto contenuto, inferiore a 1, a dicembre il virus è infatti passato a 2,6, osservazione che permette di ipotizzare la rapida acquisizione di una maggior efficienza di trasmissione del virus”.
Questa trasformazione, ipotizzano gli studiosi, “potrebbe essere dovuta a variazioni o nelle capacità del virus di trasmettersi da uomo a uomo, o nelle caratteristiche della popolazione prevalentemente infettata“.
Affermazione, quest’ultima, di enorme importanza in quanto, se l’ipotesi avanzata della variazione della capacità e della velocità di trasmissione del virus in ragione delle caratteristiche della popolazione fosse dimostrata, ne deriverebbe una selettività che apre scenari inquietanti.
Un altro aspetto chiave rilevato dai ricercatori e “collegato al precedente – riferisce sempre La Repubblica – è il tempo di raddoppiamento dell’epidemia”, cioè il periodo nell’arco del quale si raddoppia il numero degli infetti. È stato “stimato a partire da dicembre in circa quattro giorni, quindi inferiore a quello calcolato sulla base del numero dei casi notificati nello stesso periodo, che risultava pari a circa una settimana”.
La teoria degli scienziati è “che la trasmissione animale serbatoio-uomo e le prime trasmissioni interumane siano state limitatamente efficienti, per poi aumentare in rapidità ed efficienza durante il mese di dicembre”.
Il Sars CoV2, comunemente detto Coronavirus, comunque, come ipotizzato già da tempo, è arrivato in Italia diverse settimane prima del «caso zero». Nelle acque di scarico di Milano e Torino c’erano infatti già tracce del virus Sars-Cov-2 a dicembre 2019.
Lo ha scoperto uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte in tempi antecedenti al manifestarsi della Covid-19 in Italia.
I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord Italia sono stati utilizzati come spia della circolazione del virus nella popolazione. Uno studio, questo, che per la prima volta retrodata l’inizio dell’epidemia in Italia.
«Dal 2007 con il mio gruppo portiamo avanti attività di ricerca in virologia ambientale e raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all’ingresso di impianti di depurazione», spiega Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto lo studio in collaborazione con Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria.
«Lo studio – prosegue La Rosa – ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020 e 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018 – giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus.
I risultati, confermati nei due diversi laboratori con due differenti metodiche, hanno evidenziato presenza di RNA di Sars-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18/12/2019 e a Bologna il 29/01/2020. Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi».
Questa ricerca fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall’analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia, che identificavano un positivo al Sars-Cov-2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019, e ad un lavoro spagnolo che ha rinvenuto RNA di Sars-Cov-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona, circa 40 giorni prima della notifica del primo caso autoctono.
«I nostri risultati – sottolinea Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute – confermano le evidenze consolidate ormai a livello internazionale sulla funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione».
Il ritrovamento del virus non implica automaticamente che le catene di trasmissione principali che hanno portato poi allo sviluppo dell’epidemia nel nostro paese si siano originate proprio da questi primi casi ma, «in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia. Lavoriamo per dare al paese una rete di sorveglianza insieme ad Arpa e ad Ispra».
«In questo senso – conclude Lucia Bonadonna, direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – abbiamo presentato una proposta di azione al Ministero della Salute per l’avvio di una rete di sorveglianza su Sars-Cov-2 in reflui e già nel luglio prossimo avvieremo uno studio pilota su siti prioritari individuati in località turistiche. Sulla base dei risultati dello studio pilota, contiamo di essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno».
Anche in Liguria l’arrivo del Coronavirus era stato già retrodatato con un’analisi sulle tac polmonari e i test sierologici avevano dimostrato che era estremamente probabile che i primi casi di Covid-19 in Liguria fossero già presenti a dicembre.
Il Fatto Quotidiano, il 27 febbraio 2020 riporta che all’ospedale Sacco di Milano è stato isolato il ceppo italiano del Coronavirus sulla base dell’analisi di 52 genomi completi.
Il team è quello di Gianguglielmo Zehender, Alessia Lai e Massimo Galli del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche (DIBIC) Luigi Sacco dell’Università degli Studi di Milano e CRC Episomi (Epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni).
La ricerca, condotta nel laboratorio della Clinica delle Malattie infettive del Dibic all’ospedale Sacco di Milano, è stata svolta “sulle variazioni del genoma virale e quindi sulla filogenesi del virus stesso – precisano gli autori – e non sul numero dei casi osservati”.
Oggetto dell’indagine 52 genomi virali completi di Sars Cov2 depositati in banche dati al 30 gennaio 2020.
“La ricerca ha consentito la datazione dell’origine e la ricostruzione della diffusione dell’infezione nei primi mesi dell’epidemia in Cina – dichiarano i ricercatori– attraverso la stima di parametri epidemiologici fondamentali come il numero riproduttivo di base (R0) e il tempo di raddoppiamento delle infezioni”.
L’epidemia è comparsa, secondo gli autori della ricerca, “tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019”.
“A marzo – scrive La Verità 1° luglio 2020 – Andrea Decarli, epidemiologo e docente di statistica medica presso l’Università di Milano, aveva messo l’accento sulle centinaia di ricoveri in ospedale per influenza e polmonite nelle aree di Milano e Lodi tra ottobre e dicembre 2019.
«Vogliamo sapere se il virus era già qui in Italia verso la fine del 2019», dichiarava Decarli a quei tempi all’agenzia Reuters, «ed eventualmente le ragioni per cui, se così fosse, sia stato sottotraccia per un periodo relativamente lungo, in modo da avere un quadro complessivo più chiaro se dovremo affrontare una nuova ondata dell’epidemia»”.
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