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Milano, violenze sessuali e botte agli anziani nella RSA

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anziani nella RSA

Quattro ospiti della struttura venivano tirati per i capelli e presi a schiaffi. Al centro delle indagini una RSA nel Milanese. Necessaria la videosorveglianza permanente nelle strutture

Botte, tirate per i capelli e violenze sessuali agli anziani ospiti di una RSA in provincia di Milano.

Tre operatori socio sanitari di una struttura nel Milanese sono stati interdetti dalla professione nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lodi perché accusati di “gravi e sistematici episodi di violenze” ai danni di quattro anziani ospiti nella struttura.

I reati contestati sono a vario titolo quelli di maltrattamenti e violenza sessuale. Dalle indagini dei carabinieri del NAS di Milano sarebbero emerso che durante le operazioni di allettamento e vestizione gli anziani sarebbero stati afferrati per i capelli, colpiti con schiaffi al volto e alla testa, insultati, derisi e intimiditi.

Inoltre, gli indagati avrebbero percosso le vittime nelle parti intime durante le operazioni di igiene quotidiana personale.

“L’intervento dei militari del reparto specializzato dell’Arma ha consentito di porre tempestivamente termine alle condotte illecite, ripristinando le necessarie condizioni di sicurezza e tutelando la salute e la dignità di tutti gli ospiti presenti all’interno della struttura”, hanno spiegato i carabinieri del Nas.

Questo episodio solleva una questione di controllo delle strutture che ospitano persone spesso incapaci di difendersi o di raccontare ciò che subiscono.

  1. Controlli effettivi: ispezioni capaci di rilevare abusi anche quando non arrivano denunce.
  2. Canali di segnalazione protetti: per ospiti, familiari e dipendenti che temono ritorsioni.
  3. Organizzazione del lavoro: verifiche su organici, turni, formazione e supervisione, senza presumere che una carenza di personale spieghi o giustifichi la violenza.
  4. Responsabilità della struttura: accertare quando direzione e responsabili fossero a conoscenza di segnali di abuso e quali misure abbiano adottato.
  5. Tutela delle vittime: assistenza sanitaria e psicologica, protezione immediata e informazione alle famiglie.

Un precedente lombardo significativo è l’inchiesta sulla RSA Sacro Cuore di Dizzasco, nel Comasco: nel febbraio 2025 furono adottate misure cautelari nei confronti di sette operatori, con accuse di maltrattamenti sistematici.

Il caso è richiamato anche in un atto del Consiglio regionale della Lombardia che solleva interrogativi sull’efficacia dei controlli e dell’accreditamento.

La questione centrale, quindi, è istituzionale: non basta intervenire dopo aver documentato le violenze. Occorre capire se i sistemi di vigilanza riescano a prevenirle, intercettarle tempestivamente e attribuire le responsabilità anche quando eventuali omissioni non riguardano soltanto gli autori materiali.

Videosorveglianza permanente

La possibile prevenzione è una forma di videosorveglianza permanente delle RSA, con registrazioni accessibili alle autorità competenti. L’obiettivo sarebbe impedire che violenze sessuali, percosse e maltrattamenti restino nascosti fino alla denuncia di una vittima o di un familiare.

Il principio è chiaro: una persona anziana, fragile o non autosufficiente deve essere protetta anche quando non è in grado di denunciare ciò che subisce.

Perché il sistema sia efficace, però, non basterebbero telecamere installate negli ingressi e nei corridoi: gli abusi possono avvenire proprio durante l’assistenza personale, quando la vittima è più vulnerabile.

Servirebbe quindi una disciplina che concili la protezione degli ospiti con la loro dignità, la riservatezza e i diritti dei lavoratori.

Come dovrebbe funzionare il sistema

  1. Telecamere a circuito chiuso – Copertura degli ambienti comuni e delle aree di assistenza, con specifiche garanzie per camere da letto, bagni e attività intime.
  2. Registrazioni cifrate e non manipolabili – Accesso bloccato al personale della struttura, registrazione di ogni consultazione e conservazione per un periodo stabilito dalla legge.
  3. Accesso delle autorità – Magistratura e polizia giudiziaria potrebbero acquisire le immagini secondo procedure definite, su segnalazione o nell’ambito di indagini.
  4. Segnalazione tempestiva – Un protocollo obbligatorio per attivare verifiche quando emergono indizi di abuso, senza lasciare alla direzione della RSA la facoltà di occultare o cancellare le prove.

L’ostacolo è anche legislativo

In Italia il problema è già stato affrontato in Parlamento. Il disegno di legge n. 1034 della XIX legislatura prevedeva telecamere a circuito chiuso nelle strutture socio-assistenziali, con accesso alle registrazioni riservato all’autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria, ma il Garante per la protezione dei dati personali ha evidenziato le difficoltà giuridiche di un sistema di sorveglianza destinato direttamente a prevenire e accertare reati: il controllo delle condotte criminali compete alle autorità, mentre devono essere tutelati anche la riservatezza degli ospiti e i diritti dei lavoratori.

Una legge nazionale specifica

La soluzione, a mio avviso, è una legge nazionale specifica, che stabilisca finalità, copertura, durata delle registrazioni, cifratura, accesso giudiziario, controlli e sanzioni. Non un accesso indiscriminato alle immagini da parte di chiunque, ma una disponibilità probatoria effettiva per le autorità.

Il punto politico è questo: la privacy non dovrebbe diventare un alibi per lasciare indifese le persone più fragili; allo stesso tempo, una sorveglianza indiscriminata non è necessaria per proteggere gli anziani.

Occorre una legge che bilanci i diritti e renda concretamente possibile scoprire e provare gli abusi.

Autore

  • Abaris Iperboreo

    Abaris Iperboreo (leggendario, attribuito al VI sec. a.C.): Sacerdote di Apollo proveniente dal lontano nord, che viaggiava su una freccia d'oro regalatagli dal dio, guariva le malattie con incantesimi e purificava le città dalle epidemie.

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