Bruxelles vuole decidere, gli italiani dovrebbero pagare
L’Italia fa bene a non recepire in modo frettoloso la direttiva europea sulle “case green”.
Chiariamo: l’efficienza energetica non è sbagliata, Bruxelles, però, pretende di fissare obiettivi enormi senza garantire risorse adeguate per raggiungerli. A pagare poi sono i cittadini comuni…
La direttiva EPBD impone di ridurre il consumo medio di energia primaria del patrimonio residenziale del 16% entro il 2030 e del 20 – 22% entro il 2035 rispetto al 2020. Almeno il 55% del risultato dovrà provenire dalla riqualificazione degli edifici con le prestazioni peggiori.
Non obbliga automaticamente ogni singola abitazione a raggiungere una determinata classe energetica, ma vincola comunque lo Stato a conseguire il risultato complessivo. Commissione europea
Per l’Italia non è un dettaglio. Nel nostro Paese esistono oltre 35,2 milioni di abitazioni, 9,6 milioni delle quali non sono occupate stabilmente. Una parte consistente del patrimonio è stata costruita prima delle moderne norme energetiche e necessita, contemporaneamente, di manutenzione, adeguamento sismico e riqualificazione degli impianti. Istat
Cappotti termici, infissi, tetti, pompe di calore e nuovi impianti possono costare decine di migliaia di euro per appartamento. Nei piani esaminati a livello europeo, la componente privata degli investimenti può raggiungere il 70%. Tradotto: Bruxelles stabilisce la tabella di marcia, ma il conto rischia di arrivare soprattutto alle famiglie.
E non tutti partono dalla stessa situazione. L’Italia possiede centri storici, borghi, condomini complessi e un patrimonio edilizio molto più antico di quello di numerosi Paesi del Nord e dell’Est Europa. Applicare obiettivi uniformi a strutture, climi e capacità economiche differenti non è politica ambientale: è burocrazia ideologica.
La contraddizione più clamorosa è arrivata nel luglio 2026, quando la Commissione ha avviato la procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri per il mancato completo recepimento della direttiva entro il 29 maggio.
Quando nessun governo europeo riesce a rispettare una norma, non siamo davanti a ventisette Paesi irresponsabili. Siamo davanti a una direttiva costruita male. Commissione europea
L’Italia deve quindi difendere una linea chiara: nessun obbligo generalizzato sui proprietari, nessuna svalutazione automatica degli immobili inefficienti, tutela dei redditi medio-bassi e priorità agli interventi capaci di unire risparmio energetico e sicurezza sismica.
Se l’Europa vuole decidere tempi e obiettivi, deve finanziare la maggior parte della transizione. Non può ordinare le ristrutturazioni con i soldi degli italiani.
Difendere la casa non significa opporsi all’ambiente. Significa impedire che la transizione ecologica diventi una gigantesca patrimoniale mascherata.





