Il palestinismo dilaga ovunque
New York, Berlino e Londra hanno – o avranno perchè a Berlino la nomina non è ancora formalizzata – sindaci musulmani tutti eletti in liste di sinistra.
La fede religiosa in Occidente è una scelta individuale, ma nel caso dell’Islam la spinta al proselitismo e all’espansione prevale e passa sull’introduzione di regole che rispondono al diritto islamico per tenere legata la comunità di appartenenza.
Non è un caso che a Londra e in altre aree del Regno Unito operino, in modo informale, i cosiddetti Sharia Councils, tribunali religiosi non riconosciuti formalmente dal sistema giuridico inglese ma consultati da parte della comunità per questioni di diritto familiare e mediazione di interessi civili.
Potersi gestire in base alle proprie regole è un segno di penetrazione delle comunità islamiche nelle società europee. È una questione di numeri e di compattezza.
Anche a Londra i musulmani sono minoranza, ma il 15% frutta molto sul piano dell’influenza effettiva, come accade sempre alle minoranze compatte e coordinate. La rete delle moschee serve a questo.
Il problema nasce quando questa presenza diventa una componente politica importante, che condiziona le scelte dei governi.
Purtroppo, nel Regno Unito è già accaduto e non è un caso che in tutta Europa il palestinismo, ovvero il travestimento dell’islamismo con la maschera della liberazione dei palestinesi è dilagato ovunque, ha conquistato tutte le sinistre, i media e ha portato i governi al riconoscimento dell’ipotetico stato di Palestina.
Questa è la battaglia del fronte islamista e non di tutto il mondo islamico, ma ha prevalso proprio sfruttando la causa palestinese grazie alla guerra di Hamas. Prima del 7 ottobre stava prevalendo la pace dei Patti di Abramo.
Oggi la situazione in Medio Oriente si è capovolta e i governi europei hanno contribuito ad arrivare a questo risultato. Sì, anche Trump con la sua azione, ma questo è un altro discorso.





