I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze
Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020.
La Cina non ha avvertito l’OMS
La Cina e l’OMS, silenzio e bugie
L’11 di aprile Huffington post scrive che il premio Nobel Montagner ha affermato che il virus è uscito dal laboratorio di Wuhan.
Nei primi giorni di maggio il quotidiano la Repubblica ha pubblicato la notizia che il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, facendo seguito alle accuse di Trump, ha testualmente affermato, durante un’intervista al network televisivo USA ABC che “ci sono numerose prove sul fatto che il Coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan” e che “la Cina è nota per la sua propensione a infettare il mondo e ad usare laboratori scadenti”.
La posizione di Pompeo è in linea con quanto ha affermato il 16 aprile, il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008, ai microfoni del podcast francese specializzato in medicina e salute Pourquoi Doctor.
Montagnier, in quell’occasione, aveva affermato che il Coronavirus Sars-CoV-2 sarebbe un virus manipolato uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan, dove si studiava il vaccino per l’AIDS.
Il 29 maggio Libero titola che il Coronavirus è scappato dal laboratorio cinese e che l’indizio viene dal Centro cinese di controllo e prevenzione delle malattie.
Nell’articolo si legge: “Il Centro di controllo e prevenzione delle malattie ha rinvigorito la teoria secondo cui il Coronavirus sarebbe «scappato» da un laboratorio di ricerca. È infatti stato certificato che il wet market di Wuhan non è stato il luogo in cui è avvenuto lo «spillover», ovvero il salto del virus agli umani, ma solo il posto in cui si è verificata una super diffusione, in cui una persona ne ha contagiate molte altre. «Ora si scopre che il mercato è una delle vittime»,ha dichiarato Gdo Fu, direttore del Centro di controllo cinese”.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances (https://advances.sciencemag.org/content/early/2020/05/28/sciadv.abb9153) e condotta negli Usa sotto la guida dell’italiana Elena Giorgi, che lavora nei Laboratori di Los Alamos, e di Feng Gao, della Duke University (riportata dal Giornale di Brescia, il 1° giugno 2020) sostiene che Sars-CoV-2 è un mix di geni ereditati dai Coronavirus di pipistrello e pangolino.
Analizzando le sequenze genetiche del virus i ricercatori hanno confermato che il suo parente più vicino è il Coronavirus che infetta i pipistrelli, ma che ha acquisito la capacità di infettare l’uomo grazie a un frammento di materiale genetico recepito dal Coronavirus che infetta il pangolino.
«Le sequenze del Coronavirus raccolte dai pangolini di cui discutiamo nel nostro studio erano state già esaminate, tuttavia, la comunità scientifica era ancora divisa sul fatto che avessero avuto un ruolo nell’evoluzione di Sars-CoV-2», ha detto Giorgi.
Nella ricerca, ha aggiunto «abbiamo dimostrato che in effetti Sars-CoV-2 ha una ricca storia evolutiva che include un rimpasto di materiale genetico tra Coronavirus di pipistrello e di pangolino prima che acquisisse la sua capacità di saltare nell’uomo».
I ricercatori riferiscono che questo salto da una specie all’altra è stato il risultato della capacità del virus di legarsi alle cellule ospiti attraverso alterazioni del suo materiale genetico. È come se il virus avesse riorganizzato la chiave che gli consente di sbloccare la porta di una cellula ospite, in questo caso una cellula umana.
Nel caso di Sars-CoV-2, la «chiave» è la proteina spike che si trova sulla superficie del virus e che i Coronavirus usano per legarsi alle cellule e infettarle.
È stato scoperto che nel Coronavirus del pipistrello, il sito di legame della proteina spike, cioè la parte della proteina necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana, è diverso da quello di Sars-CoV-2 e non può infettare in modo efficiente le cellule umane.
I Coronavirus tipici dei pangolini, invece, nonostante siano molto diversi da Sars-CoV-2, contengono la parte della proteina spike necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana e che è importante per infettare l’uomo.
L’ANSA da Washington il 2 giugno scrive: “La Cina ritardò la comunicazione dei dati sul Coronavirus e in alcuni casi li nascose provocando grande frustrazione tra i ranghi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È quanto emerge da un’inchiesta dell’Associated Pres fondata su documenti riservati dei vertici dell’agenzia dell’ONU. Carte dalle quali viene fuori un dietro le quinte ben diverso dalle lodi pubbliche fatte dall’OMS nei confronti di Pechino. Le rivelazioni arrivano dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la tempestività delle informazioni fornite all’OMS e il taglio dei fondi all’organizzazione da parte di Donald Trump, che l’ha accusata di essere collusa con Pechino. Benché le leggi internazionali obblighino i Paesi a riportare all’OMS informazioni che potrebbero avere un impatto sulla salute pubblica, l’Organizzazione mondiale della sanità non ha poteri coercitivi e deve affidarsi alla cooperazione degli stati membri”.
Il 4 giugno 2020 Sir Richard Dearlove, che è stato a capo dell’MI6 (servizi segreti britannici) dal 1999 al 2004, ha dichiarato al Daily Telegraph: “Il Coronavirus è stato creato dall’uomo in un laboratorio in Cina e si è propagato nel mondo in seguito ad un incidente”.
Il 5 giugno il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon ha affermato: “Il regime del Partito comunista cinese è il primo responsabile della pandemia Coronavirus”. (notizia pubblicata dal quotidiano Libero).
Il 6 giugno 2020 esce la notizia che l’OMS ha creduto ad uno studio Pubblicato da Lancet contro l’uso della idrossiclorochina, esaltata da Trump come utile farmaco contro il virus. La notizia ricorda che il 25 maggio l’OMS ha lanciato una fatwa contro l’idrossiclorochina sulla base dello studio di Lancet.
Successivamente, 120 medici hanno scritto a Lancet mettendo in dubbio lo studio, fatto in un ospedale australiano dove ci sarebbero stati 73 morti per Coronavirus. Peccato che nello stesso periodo in tutta l’Australia i morti per Coronavirus siano stati 67.
Presi in castagna, 3 dei firmatari dello studio hanno ritirato la firma, mentre l’ha mantenuta Sapan Desai, il “ricercatore” che aveva fornito i dati, raccolti dalla sua azienda, la Surgisphere di Chicago (Illinois), che di fatto risulta inattiva.
Sapan Desai è un editore di fantascienza e conta sull’aiuto di una modella del porno, Ariane Anderson. In pratica, lo studio pubblicato da lancet si è dimostrato essere un fantascientifico inganno che la stessa Oms ha avallato, con qualche fumus di strumentalità nella battaglia intrapresa contro Trump e a favore della linea cinese.
L’8 giugno 2020 Forbes pubblica la notizia che uno studio dello scienziato norvegese Birger Sorensen e dell’oncologo britannico Angus Dalgleish afferma che la proteina artiglio del Coronavirus contiene sequenze che appaiono essere artificiali.
Il 9 giugno La Verità pubblica la notizia che ricercatori dell’Università di Harvard, guidati dal dott. John Brownstein, hanno analizzato i dati dei satelliti e hanno scoperto un traffico anomalo nelle vicinanze degli ospedali di Wuhan nella scorsa estate.
Nello stesso periodo si è registrato un picco di ricerche su Internet dei sintomi tipici del cornavirus e, nei presidi sanitari della città focolaio, i parcheggi erano stracolmi già a settembre/ottobre.
It.insiderover.com il primo giorno di luglio scriveva: “Un progetto sanitario approvato in Cina lo scorso anno, per indagare sugli agenti patogeni virali trasportati da vari animali selvatici, è rimasto in sospeso a causa di non meglio specificati ritardi legati alla burocrazia. Andiamo con ordine e ricostruiamo l’intera vicenda. Ben prima della pandemia di Covid, dei lockdown, degli ospedali affollati e dei contagi, il Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese aveva dato via libera a un interessante progetto scientifico, basato su indagini accademiche ma, soprattutto, su un database di nuovi importanti virus”.
Tutto sembrava procedere per il meglio, con gli esperti pronti ad analizzare le infezioni legate a pipistrelli, uccelli, ratti, zecche e zanzare, e a prevenire l’insorgenza di eventuali epidemie. La comparsa del Sars-CoV-2 e la burocrazia asfissiante hanno tuttavia congelato il progetto, imprigionandolo in un limbo in attesa dell’autorizzazione finale.
Come ha sottolineato il South China Morning Post, ricerche del genere potrebbero potenzialmente identificare minacce future per la salute pubblica. Non solo: se il progetto avesse incontrato subito il semaforo verde, probabilmente Pechino avrebbe potuto contare su una freccia in più nella sua faretra da scagliare subito contro quel nuovo Coronavirus che di lì a poco avrebbe devastato la Cina e il mondo intero.
Tornando alla storia principale, la parte centrale del progetto consiste in un database di virus patogeni capaci di infettare gli animali. Attenzione però, perché questi patogeni possono talvolta fare il salto di specie attaccando l’essere umano e da qui diffondersi anche tra gli uomini. Ed è per questo che è necessario studiarli per capire in anticipo eventuali minacce.
A detta di un ricercatore coinvolto nel piano, la ricerca, una volta autorizzata, sarà guidata da Zhang Yongzhen, virologo e biologo del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie.
Ricordiamo che il signor Zhang, nel gennaio 2020, è stato il primo scienziato in assoluto a rendere pubblica la sequenza genomica del nuovo Coronavirus. E lo ha fatto un giorno prima che i risultati fossero comunicati dai laboratori designati ufficialmente da Pechino.
Il piano, insomma, è già delineato: Zhang, assieme a un team formato da una cinquantina di ricercatori, attuerà uno screening sistematico degli agenti patogeni virali trasportati da animali selvatici. Il fine ultimo è la creazione di un database nazionale “di risorse strategiche di agenti patogeni virali”. Il tutto, ricordiamolo, avrebbe dovuto prendere il via a febbraio.
A maggio, spiega ancora il South China Morning Post, il Ministero aveva pubblicato un documento che autorizzava l’avvio del progetto e l’assegnazione dei fondi. Solo che serviva anche l’approvazione della National Health Commission e del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie.
A oggi, quell’autorizzazione non è ancora arrivata, e il Ministero definisce sul proprio sito l’intero progetto come “interrotto”. Non si capisce perché, nonostante l’importanza di questi studi, la burocrazia non sia ancora stata sbloccata.
Già, perché il team di Zhang dovrebbe raccogliere campioni di animali selvatici in tutta la Cina per poi verificare la presenza di virus all’interno dei loro organismi.
In un secondo momento, gli esperti avrebbero il compito di monitorare le mutazioni degli agenti patogeni, individuare virus sconosciuti, enunciarne le caratteristiche e informare su eventuali rischi per l’uomo.
Sulle responsabilità della Cina interviene la giornalista Maria Giovanna Maglie con il suo “Il mostro cinese”, un libro da leggere: un testo agile, documentato, scaricabile con meno di 3 euro, che mette in luce uno scontro aperto tra Usa e Cina per il dominio geopolitico del mondo. Un libro che termina con un interrogativo inquietante.
“Kissinger – scrive Maria Giovanna Maglie – aveva già messo in guardia gli esiti catastrofici di un sistema in cui gli Stati Uniti e Cina arrivassero allo scontro aperto. L’attuale crisi epidemica, con tutte le sue conseguenze economico-sociali, potrebbe essere vista come un movimento nel sistema delle relazioni internazionali in cui l’«egemone» statunitense viene sfidato da un gigante demografico e geopolitico che trasforma una crisi in un’occasione per elargire i beni pubblici internazionali di cui popolazioni impaurite necessitano per affrontare la minaccia”.
Ed ecco l’interrogativo: “E se dunque questa dinamica fosse strategicamente pensata e deliberata, si potrebbe tornare all’ipotesi della scelta di far uscire il virus da un laboratorio. Qualcuno potrebbe chiedersi: ma se la Cina ha subito un enorme danno soprattutto in termini di morti, come può essere l’«attaccante»? E se l’attaccante fosse così cinico da non curarsi dei propri morti? In fondo ogni guerra comporta dei morti e in ogni guerra chi ha sferrato l’attacco mette nel conto di dover sopportare delle perdite, delle vittime. Gli scienziati politici hanno dimostrato che le democrazie sono meno propense a fare guerra per evidenti ricadute in termini elettorali. La Cina non è una democrazia”.
Ipotesi inquietante, quella di Maria Giovanna Maglie, che purtuttavia rientra nei canoni della “guerra senza confini”: una terza guerra mondiale che non è dichiarata, ma in atto, su vari fronti e con vari scenari.
Non ci sono prove, allo stato attuale dei fatti, che il grilletto virologico sia stato premuto, ma alcuni fatti destano molti sospetti, come, ad esempio, la distribuzione territoriale del virus, che ha messo in ginocchio le aree industriali dei Paesi occidentali, mentre in altre aree è arrivato di risulta.
Non vi è dubbio che se un grilletto è stato premuto, non mancherà una risposta da parte di chi i proiettili li ha sofferti e continua a soffrirli. Se l’Europa è ormai in confusione e l’Italia marcia sulla Via della seta, grazie ad un governo giallo-rosso filo cinese, gli Usa hanno nella loro memoria e nelle loro modalità di risposta Pearl Harbour. Ci aspettano un’estate e un autunno caldissimi.
La Cina non ha avvertito l’OMS
Il 4 luglio Money.it riporta il fatto che riguardo al Coronavirus la Cina non ha mai avvertito l’OMS.
“Alla fine – scrive Money.it il 4 luglio 2020 – una (sommessa) ammissione è arrivata: la Cina non ha mai avvertito l’OMS dell’arrivo dell’epidemia di Coronavirus. L’agenzia delle Nazioni Unite ha aggiornato la timeline dell’emergenza, modificando la parte relativa al 31 dicembre 2019. Sin dallo scoppio dell’epidemia a Wuhan, nella provincia cinese dell’Hubei, e dall’arrivo dei primi casi in Asia ed Europa (Italia in testa), ci si è chiesti se le autorità cinesi avessero fatto quanto dovuto per prevenire la diffusione del Coronavirus. […]. Le responsabilità di Pechino circa la sospetta mancanza di adeguata comunicazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle altre nazioni sono state molto dibattute. […]. Nella cronistoria degli eventi riguardanti la situazione pandemica, sul sito dell’OMS, fino a pochi giorni fa si leggeva che il Coronavirus era stato identificato sin dal 31 dicembre 2019 in seguito alla segnalazione da parte della Cina di un cluster di casi di polmonite. A fine giugno, segnalano alcuni media statunitensi, la storia di quel giorno è cambiata. Adesso si parla soltanto di una generica “polmonite virale” segnalata non direttamente all’OMS dalla Commissione Municipale Sanitaria di Wuhan. Dal 31 dicembre l’agenzia delle Nazioni Unite avrebbe chiesto ripetutamente informazioni. La prima volta che il nuovo Coronavirus viene nominato nei documenti ufficiali è il 9 gennaio. Fino al 14 gennaio, inoltre, i pareri dell’OMS e del Partito cinese sulla trasmissibilità fra umani discordavano: per il primo c’era “certamente una possibilità”, l’altro si concentrava sulla “mancanza di prove”. La trasmissibilità del Coronavirus viene confermata solo 5 giorni dopo.
New York (CNN Business) La Cina ha acquistato così tanto petrolio straniero a prezzi stracciati questa primavera che un grosso ingorgo di petroliere si è formato in mare in attesa di scaricare greggio.
Al 29 giugno, la Cina – il secondo più grande consumatore di petrolio al mondo dopo gli Stati Uniti – aveva accumulato, secondo ClipperData, che traccia i flussi d’acqua di petrolio greggio in tempo reale, 73 milioni di barili di petrolio su 59 navi diverse che galleggiavano in mare al largo della costa settentrionale del Paese. Per il contesto, si tratta di tre quarti della domanda per l’intero pianeta.
I barili che arrivano oggi sarebbero stati acquistati a marzo e aprile, quando i prezzi del petrolio si stavano abbassando a causa della pandemia. Il greggio americano è precipitato sotto lo zero il 20 aprile per la prima volta in assoluto.
Il cosiddetto stoccaggio galleggiante cinese – definito come barili di petrolio sulle navi in attesa per sette giorni o più – è quasi quadruplicato dalla fine di maggio, secondo ClipperData. Non solo è il più alto aumento registrato dall’inizio del 2015, ma è aumentato di sette volte rispetto alla media mensile durante il primo trimestre del 2020.
L’accumulo di petrolio in mare è un riflesso della caccia all’affare della Cina durante un periodo di stress estremo nel mercato dell’energia.
“La Cina ha preso una piega globale per gli acquisti”, ha dichiarato Matt Smith, direttore della strategia sulle materie prime presso ClipperData. “C’è proprio questo diluvio di greggio che si sta costruendo in mare aperto.”
E Smith ha osservato che i serbatoi di stoccaggio terrestri cinesi non sono nemmeno vicini al riempimento.
“Questo è semplicemente correlato alla congestione terminale. Hanno avuto così tanto in arrivo che non possono portarlo a terra abbastanza velocemente”, ha detto. Sono stati gli acquisti in Cina che hanno contribuito a sostenere il mercato del petrolio in rovina.
Appena sette settimane dopo essersi schiantato a un minimo di $ 40 al barile negativo, il greggio americano è risalito a $ 40 al barile. Lo swing di $ 80 è stato guidato da tagli dell’offerta senza precedenti da parte dell’OPEC e della Russia, l’eliminazione delle restrizioni sanitarie in tutto il mondo e la forte domanda della Cina.
La Cina, la seconda economia più grande del mondo, fa molto affidamento sul greggio straniero per mantenere il suo ronzio dell’economia. Ecco perché ha senso per il paese accumulare petrolio quando i prezzi globali erano al minimo.
Dagospia 6 luglio 2020 scrive: Ecco da dove arriva il Covid. Un’inchiesta del “Sunday Times” ricostruisce il percorso del virus. Nel 2012 tre operai, dopo aver lavorato in una miniera piena di pipistrelli e toporagni, morirono per cause misteriose.
Gli scienziati di Wuhan, guidati dalla ricercatrice Shi Zhengli, furono mandati a indagare e portarono il virus in laboratorio. Come mai il patogeno scoperto nelle caverne del sud della Cina e trasportato fino al laboratorio di Wuhan, dove fu poi conservato a meno 80 gradi, riemerse nella stessa città 8 anni dopo?
Nel 2012, a sei operai fu ordinato di ripulire il pavimento di una miniera di rame abbandonata nel Sudest della Cina. Tra ratti e toporagni che si rincorrevano, i manovali si fecero strada nella fanghiglia di guano di pipistrelli.
Dopo qualche giorno, i sei furono ricoverati con una polmonite incurabile che ne uccise tre. A causa di queste morti misteriose un gruppo di scienziati arrivò nella provincia dello Yunnan per indagare sulla miniera di Tongguan.
Secondo un’inchiesta pubblicata ieri (5 luglio 2020, ndr) dal «Sunday Times», gli scienziati del laboratorio di Wuhan scoprirono un virus assassino simile a quello che oggi chiamiamo Covid-19. Se confermato, questo riaprirebbe le porte a diverse ipotesi sull’origine della pandemia.
Come mai un virus scoperto nelle caverne del sud della Cina e trasportato fino al laboratorio di Wuhan, dove fu poi conservato a meno 80 gradi, riemerse nella stessa città otto anni dopo nel mercato degli animali di Huanan?
A guidare la caccia al virus fu chiamata la virologa Shi Zhengli, soprannominata «Batwoman», la donna dei pipistrelli, celebre in Cina e nella comunità scientifica internazionale. Lei e la sua squadra entrarono nella miniera di rame con tute e maschere, armati di reti e palette per raccogliere campioni di feci da 276 pipistrelli da analizzare in laboratorio con studi molecolari.
I risultati mostrarono che metà dei pipistrelli erano portatori di Coronavirus e molti ne avevano più di un genere contemporaneamente: convivenza che può creare una pericolosa miscela di patogeni.
Nello studio pubblicato nel 2016, «La coesistenza di multipli Coronavirus in diverse colonie di pipistrelli in una miniera abbandonata», Shi spiegò che delle 152 sequenze genetiche dei diversi Coronavirus, trovati in sei specie di pipistrelli, due erano del genere che causò la Sars nel 2003.
Un nuovo Coronavirus della Sars trovato nel Rhinolophus affinis, pipistrello noto anche come «il ferro di cavallo», fu classificato come RaBtCoV/4991. Otto anni dopo si sarebbe compresa la sua devastante importanza planetaria. Si trattava quasi al 100 per cento del virus del Covid-19.
Nel frattempo a Wuhan, in gran segreto veniva completato un laboratorio di massima sicurezza su commissione dell’Esercito di liberazione popolare cinese, il primo del genere in Cina. Si tratta di un «Livello 4 di biosicurezza», il più alto.
Ed è proprio qui che Batwoman e i suoi scienziati portarono il campione di RaBtCov/4991 per capire come avrebbe potuto mutare infettando gli umani. Questo genere di ricerca sulle possibili evoluzioni di uno specifico virus, tesa nelle intenzioni degli scienziati cinesi a prepararsi al peggio, fu documentata in ricerche pubblicate tra il 2015 e il 2017. Si trattava di combinare diversi tipi di Coronavirus per vedere come avrebbero potuto diventare più facilmente trasmettibili.
Questi «esperimenti di infettività virale» sono sempre stati controversi perché hanno il potenziale di trasformare artificialmente i virus in patogeni umani capaci di causare una pandemia. Gli Stati Uniti li hanno proibiti nel 2014, e nel 2018 Washington mandò un comitato scientifico a Wuhan per valutare i rischi alla biosicurezza del laboratorio.
Ma la squadra di Shi continuò per la sua strada. E la scienziata dichiara che i dubbi che il Covid-19 possa essere uscito dalle sue provette si sono dileguati dopo aver studiato i dati del laboratorio. Manca però una verifica indipendente, oggi altamente improbabile in questo clima conflittuale.
La domanda che resta senza risposta è: com’è possibile che un virus originario delle caverne del sud della Cina sia emerso a così tante migliaia di chilometri di distanza, a Wuhan? Un dato è certo: il mercato degli animali selvatici è dall’altra parte del fiume dal laboratorio dove veniva conservato il campione di RaBtCov/4991.
È plausibile che un animale infettato dal virus, forse un pangolino, abbia viaggiato dal sud della Cina fino al mercato selvatico di Wuhan, o che uno dei giovani studenti della squadra di Shi sia diventato un portatore asintomatico.
Ma, con questa inchiesta, si riapre più seriamente l’ipotesi di una fuga dai laboratori segreti dell’Esercito cinese del virus modificato, a scopi di studio, per renderlo più trasmissibile.
Il laboratorio BSL-4 è stato costruito in collaborazione tra Francia e Cina e il 23 febbraio 2017 inaugurato da Bernard Cazeneuve. A fine 2017 la collaborazione viene interrotta dalla Cina.
segue





