
Il Consiglio di amministrazione di Tim ha approvato la vendita della rete fissa al fondo statunitense Kkr.
Ieri il cda di Tim ha accettato l’offerta vincolante di Kkr per lo scorporo della rete. L’approvazione non è soggetta a un via libera da parte dell’assemblea degli azionisti.
Al fondo Usa si affiancheranno Tesoro e F2i, per Netco.
Al cda non ha partecipato Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cassa depositi e prestiti. Il fondo americano ha messo sul piatto 20 miliardi che potrebbero diventare 22 con la fusione con Open Fiber.
Il cda si sarebbe diviso sull’approvazione diretta senza passaggio in assemblea. La votazione è finita 11 a 3, con tre consiglieri che si sarebbero opposti alla scelta presa dalla maggioranza del board. I membri indipendenti del cda che avrebbero votato no sarebbero Cristiana Falcone, Marella Moretti e Giulio Gallazzi. Nel comunicato relativo alla decisione, Tim rende pubblici ulteriori dettagli riguardo la struttura dell’operazione. A seguito dell’approvazione consiliare si procederà «alla sottoscrizione di un transaction agreement che disciplina il conferimento da parte di Tim di un ramo d’azienda – costituito da attività relative alla rete primaria, all’attività wholesale e dall’intera partecipazione nella controllata Telenergia – in FiberCop, società che già gestisce le attività relative alla rete secondaria in fibra e rame».
Successivamente Optics Bidco, ossia il veicolo controllato da Kkr, acquisterà «l’intera partecipazione detenuta da Tim in FiberCop.
Bisognerà vedere cosa deciderà di fare adesso Vivendi. Secondo quanto risulta, i francesi sarebbero pronti a far sentire il proprio dissenso una volta arrivata la comunicazione ufficiale da parte di Tim.
Il primo azionista francese, che detiene il 23,75% delle azioni, ha più volte ribadito che, secondo i pareri legali sarebbe servito passare da un’assemblea straordinaria.





