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L’orchestrina della sinistra

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L'orchestrina della sinistra

Tra proposte votate online da iscritti e simpatizzanti AVS e distanza dai cittadini

Lo spinello batte le liste d’attesa. Firmato AVS. Non è una battuta, è una classifica.

Una classifica vera, votata online da iscritti e simpatizzanti di AVS: sono le proposte che Fratoianni e Bonelli porteranno al tavolo del campo largo per le politiche del 2027.

La cannabis legale ha preso più voti delle cure in tempi giusti. L’abolizione della caccia più delle case popolari.

A chi affidereste un Paese con queste priorità? A Otto e Barnelli. Ops, intendevo Fratoianni e Bonelli.

Bonelli, del resto, di concretezza se ne intende. A gennaio del 2023 ha portato in Aula zucchine e pere. A marzo si è presentato con i sassi dell’Adige in secca, per spiegare la siccità alla Meloni.

La premier gli ha fatto notare che in cinque mesi di governo non poteva aver prosciugato il fiume: “neanche Mosè”.

Due giorni dopo lui ha riportato i sassi nell’Adige. Filmandosi.

Sassi con più chilometri di un rappresentante di commercio, andata e ritorno con i viaggi gratis dei deputati. Cioè pagati da noi.

Bonelli fa politica come l’alunno delle elementari che porta alla maestra la foglia caduta, convinto di aver scoperto l’autunno.

Fratoianni e Bonelli li si potrebbe chiamare Cric e Croc, ma per loro funziona meglio Otto e Barnelli.

Per chi non c’era: erano i musicanti di strada di Renzo Arbore, con i campanelli sul cappello e la grancassa sulla schiena. Tanto rumore, nessuna melodia.

Il paragone sembra crudele. Poi si legge il resto del programma e diventa generoso.

Perché proprio quello di AVS?

Alle farneticazioni di Conte abbiamo già dedicato un articolo: tra bollo auto, tetto ai carburanti e 15mila euro ai diciottenni, trovarne le coperture è un gioco da Settimana Enigmistica. Aguzzate la vista: finora nessuno ha vinto.

Il programma del PD, invece, non c’è. La Schlein lo annuncia da giugno e a ottobre assicurava che il traguardo era a un miglio. Il miglio più lungo della storia d’Italia.

AVS ha messo le sue idee nero su bianco. Ed è proprio questo il problema.

La piattaforma si chiama “Decidiamo”: 80 proposte messe ai voti. La più votata, quella sul clima, si è fermata a 2.385 voti: non riempirebbe un palazzetto di provincia.

Siamo onesti: qualcosa per la gente c’è. Ma bisogna guardare dove è finito in classifica.

Le cure per gli animali hanno preso più voti del ticket per gli esseri umani e dell’aiuto a chi accudisce un familiare malato.

Non serve commentare. Hanno fatto tutto da soli.

Il resto è un repertorio da festa di piazza.

Vietati i voli nazionali dove c’è un treno sotto le tre ore. Il pendolare tra Roma e Milano avrà tutto il tempo di leggersi il programma di AVS. Basterebbero dieci minuti, avendone il coraggio.

Dieci milioni di auto elettriche entro il 2030, cioè in quattro anni. Una, almeno, è già in garage.

A marzo 2025 si è scoperto che Fratoianni e la moglie, la deputata Elisabetta Piccolotti, giravano in Tesla.

Presa, a sentir lei, “prima che Musk diventasse nazista”, con la promessa di venderla appena finito il leasing.

Sulla carrozzeria, ha raccontato, c’è un adesivo: “Ho comprato questa Tesla prima che Musk diventasse pazzo”.

Della vendita non si è più saputo nulla. La coerenza, in casa Fratoianni, si applica con l’adesivo.

Lei, poi, il sacrificio lo conosce. Il 22 febbraio 2024 ha protestato in Aula contro il governo perché per leggere le mozioni aveva dovuto fare la levataccia: “mi sono svegliata presto, alle 6”.

Milioni di italiani si alzano a quell’ora ogni giorno per una frazione del suo stipendio. Nessuno lo mette a verbale.

In quella casa i deputati sono due. Lo stipendio da parlamentare entra doppio, ma la Tesla è una sola.

Speriamo che non litighino su chi deve prenderla, le mattine in cui lei è costretta ad alzarsi alle 6 per essere in Aula alle 8.

Intanto propongono un tetto agli stipendi: “nessuno oltre dieci volte l’ultimo”. In AVS l’ultimo è l’elettore.

C’è perfino una “Slow AI: buona, pulita, giusta”, lo slogan di Slow Food applicato all’intelligenza artificiale. Il fotomontaggio in copertina, per la cronaca, è fatto a mano: Slow Photoshop.

Poi c’è il capolavoro: no agli inceneritori.

In Italia il forno bruciatutto non si può costruire dal 1999: da allora chi brucia rifiuti deve recuperare energia.

Si chiama termovalorizzatore, ma “inceneritore” fa più paura. E la paura è il loro mestiere.

Peccato che a Roma il cantiere del termovalorizzatore l’abbia aperto Gualtieri, sindaco del PD, cioè del loro alleato. Il campo largo litiga sulla monnezza prima ancora di aver vinto le elezioni.

Come si arriva fin qui?

Giovanni XXIII, aprendo il Concilio nel 1962, ha preso le distanze dai “profeti di sventura”, quelli che nel presente vedono solo rovine. La Chiesa ha rifiutato di annunciare l’Apocalisse.

La sinistra ne ha fatto una religione.

Per decenni il comunismo ha promesso il sol dell’avvenire. Nel 1989 il paradiso è crollato insieme al Muro, ma la profezia è rimasta: le hanno solo cambiato il segno. Al posto del paradiso, la fine del mondo.

La profezia di sventura ha un vantaggio enorme: non si può smentire. Se la catastrofe arriva, avevano ragione. Se non arriva, è merito loro.

E davanti alla fine del mondo chiedere quanto costa diventa un gesto da egoisti. Il profeta non ha bisogno di conoscere il prezzo del pane: gli basta annunciare il diluvio.

Che portino sventura, del resto, non lo si pensa solo a destra.

A settembre Vincenzo De Luca, per anni nel PD, ha definito Bonelli “il salice piangente della politica italiana” e “uno dei produttori di depressione nazionale”. Fuoco amico, ma con la mira giusta.

Il conto però arriva sempre a qualcuno. A sentirsi giusto è il professore in ZTL con la bici elettrica da tremila euro. A pagare è il pendolare con il diesel di quindici anni.

Ecco la distanza dalla gente. Non è ignoranza dei prezzi. È che il popolo, per loro, è diventato un concetto: lo si salva, non lo si ascolta.

Il programma promette 100 milioni l’anno per la “convivenza con lupi, orsi e cinghiali, senza sparare”.

Chiedetelo ai romani che trovano i cinghiali accanto ai cassonetti.

Chiedetelo ai pastori che contano le pecore sbranate dai lupi.

In Trentino, tra il 1999 e il 2002, sono stati liberati dieci orsi, arrivati dalla Slovenia con i fondi europei. Oggi sono più di cento.

Chiedetelo in Val di Sole, dove il 5 aprile 2023 un’orsa ha ucciso Andrea Papi, 26 anni, mentre correva sui sentieri dietro casa. Era la prima volta in Italia che un orso uccideva un uomo.

In AVS la chiamano convivenza.

Tra gli 80 titoli del programma la sicurezza compare solo accanto alla pace e alle spese militari. Per chi torna a casa la sera e rischia, nemmeno un titolo.

Manca un ultimo dettaglio. La convivenza senza sparare sta nella proposta sulla caccia, quella che hanno votato di abolire.

Il titolo promette che la caccia “si abolisce, non si riforma”. Il testo spiega che gli animali si abbatteranno ancora, su decisione dell’ISPRA, per mano di personale pubblico.

Il fucile resta, cambia solo chi lo impugna. Non è abolizione, è nazionalizzazione: due uomini con il campanello in testa e la grancassa sulla schiena sono riusciti a statalizzare pure la doppietta.

Hanno dimenticato solo i topi che mangiano il grano. La soluzione è pronta: centinaia di migliaia di vipere liberate nei campi. Senza sparare, ovviamente.

Nel 2027 l’orchestrina passerà sotto casa di tutti, con i suoi campanelli e le sue apocalissi. Agli artisti di strada si lascia una monetina. Il Paese, no.

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