L’inflazione di populismo ha strozzato il popolo
Quando sono nato, nell’agosto del 1946, non c’era ancora la Costituzione.
Circa 2 mesi prima si era insediata l’Assemblea Costituente e gli italiani avevano scelto la Repubblica.
L’Italia, a lunghi passi, voltava pagina e si lasciava alle spalle la guerra e il fascismo.
C’era tanta miseria in giro, ma anche tanta speranza.
C’erano delle idee, delle leggi, delle parole che echeggiavano per il Paese: pace, libertà, democrazia, lavoro, sviluppo, futuro… il popolo!
Sì! Il popolo che diventava padrone del suo futuro!
Sembrava che con la Costituzione si dovesse fare solo ciò che il popolo chiedeva di fare!
Espresso in modo distinto, a seconda della pluralista retorica politica, sembrava, pertanto, che il destino del Paese e quello dei suoi cittadini dipendesse principalmente dalla volontà del Popolo.
È la democrazia, finalmente!!!
Un’esultanza!
W la democrazia!
Ce lo ripetevano nelle piazze sui giornali, alla radio… la televisione non era ancora arrivata!
Pensavamo, addirittura, che l’enfasi dovesse rallentare un po’… perché non ci fosse persino un’indigestione di libertà.
E c’è stata!
Il boom economico, con l’automobile che da bene esclusivo di pochi diventava un bene alla portata di tutti.
I cambiamenti correvano più della nostra capacità di gestirli e dominarli.
Il popolo è… il popolo deve… senza il consenso del popolo non si va da nessuna parte: una grande esultanza e persino una grande esagerazione, tanto da far venire l’orticaria per quanto la realtà, con l’apparenza popolare e populista, nascondesse, invero, altri problemi.
Questo popolo, pertanto, diventava sempre più usato che considerato. Una beffa insomma!
Al popolo si andavano sostituendo i partiti che sostenevano la loro legittimità nel muoversi sulle strade indicate dal popolo.
“Forse”, “però”, “invero”… “ma”, “perché”, “d’altronde”… queste strade erano così tanto diverse tra loro e le parole d’ordine così instabili e gelatinose che il meccanismo si è andato inceppando sempre più.
Il populismo si era sostituito alla realtà e alle compatibilità, tanto da arrivare a pagare il 110% dei costi di ristrutturazione delle case di chi aveva da uno a migliaia di appartamenti, mentre chi non ne aveva alcuno, con le sue tasse, si è trovato a pagare, col 110%, anche il 10% in più del costo delle ristrutturazioni dei proprietari di case.
Scoperto l’inganno, mandati a casa i prestigiatori della felicità populista, ci si accorge che oggi il popolo non conta più niente!
Un po’ come accade con l’inflazione monetaria, l’inflazione di populismo ha strozzato il popolo.
Il mito che il popolo abbia sempre ragione non ci ha portati molto lontano!
Il popolo, infatti, oggi non conta più niente, neanche per le cose per cui dovrebbe contare, perché… a furor di popolo… è stata data facoltà ad altre figure di estrometterlo dalla facoltà di aver voce su argomenti importanti.
Il principale è la sicurezza!
Accade, infatti, che oggi, mentre gli uomini preposti ad assicurare la sicurezza sono per le strade a contenere gli assalti del teppismo politico, sociale e criminale, ci sono altri che stabiliscono che in questa società le forze dell’ordine sono i carnefici.
E, di converso, stabiliscono che le vittime sono coloro che mettono a ferro e fuoco le città, che spaccano le vetrine e… le teste ai poliziotti… che rubano i capi di abbigliamento griffati, che vandalizzano tutto ciò che trovano per strada e che… scarcerano anche coloro che sono stati individuati col lavoro di tutela e prevenzione delle forze dell’ordine.





