I melonisti, i guerrieri antifascisti e la pastasciutta antifascista
«In Italia non ci sono più melonisti da secoli. Si sono estinti con l’ultimo arricchimento culturale, tanti anni fa».
«È per questo che si vive così bene a Roma, Sindaco?».
«Già, da qualche secolo Roma è finalmente green, inclusiva e progressista.
Al vostro paese si studia il progressismo?».
«Sì, alle elementari, facciamo Storia delle Religioni Progressiste. Soprattutto la vita di Santa Silvia l’Afrodite Crisocromata, colei che insieme a Sant’Ilaria la Pazuzu Smandrappata, testimoniò l’arricchimento culturale senza spettinarsi mai».
«Mi fa piacere che la nostra storia venga studiata anche all’estero».
«In Italia avete sperimentato l’arricchimento sulla vostra pelle, Sindaco, com’è ora la vita?».
«Se devo dirla tutta, si stava meglio quando si stava peggio».
«Credevo aveste risolto ogni problema…».
«Quando una civiltà superiore occupa il territorio di una inferiore, è definito colonialismo, in caso contrario si chiama arricchimento culturale. È un termine filosofico che cerca di spiegare il comportamento irrazionale e autodistruttivo di certe popolazioni. In realtà è una fregatura».
«Perché, gli italiani non si sono arricchiti culturalmente, a quell’epoca?».
«La cultura fu abolita per non offendere gli immigrati di allora, mentre quelli che stavano nel business, si arricchirono di sicuro. Hanno convinto tutti che senza arricchimento il mondo sarebbe finito».
«E invece?».
«L’arricchimento non c’è più, i business sono finiti e il mondo è ancora qui».
«Be’, fare il Sindaco in una città come Roma non deve essere male, no?».
«Preferivo i giardinetti, sinceramente. Era una vita onesta e dignitosa, salutare e senza troppo stress».
«Oh, ma che magnifico rudere».
«È il Colosseo».
«Wonderful!».
«Bello! Cos’è un Colosseo?».
«Secondo lo storico Barbero de’ Paperis, era un’arena dove venivano mandati i partigiani. Ai tempi del melonismo, nel Colosseo ne sono stati martirizzati a milioni; venivano gettati in pasto ai casapaundi, creature alcoliche e feroci, e morivano invocando il “bellasciao”, un canto magico che li avrebbe trasportati sotto l’ombra di un bel fior, dopo il martirio».
«Che tempi crudeli, Sindaco».
«Quanti anni fa?».
«Mah, è difficile fare i conti, qualcuno dice cento anni fa, qualcun altro mille, la data è incerta».
«Go on, Sindaco».
«Dopo la caduta del melonismo e l’avvento dell’arricchimento culturale, ci fu un periodo di transizione impegnativo: nessuno sapeva come far funzionare i varchi ZTL, sostituire i vetri dei negozi per i ragazzi che manifestavano, cucire una bandiera propal con le righe dritte… tutto il sapere era andato perduto, sparito insieme all’ultimo melonista».
«Non hanno lasciato nessun documento?».
«No, secondo San Bonaccino i melonisti non sapevano né leggere né scrivere».
«E come hanno fatto a costruire un impero?».
«Per san Bonaccino è dipeso dall’ignoranza degli italiani di allora, legati ai rituali pagani della famiglia e del lavoro, valori ormai considerati primitivi da noi moderni».
«Ma questo Colosseo, quando è crollato?».
«Non è crollato, non hanno finito di costruirlo. A quei tempi l’uomo che comandava Roma, San Gualtiero Ciclopatore, spese tutto per costruire migliaia di stradine arancioni e lasciò tanti lavori a metà».
«Stradine arancioni?».
«Sì, allora c’era la credenza che pedalare sulle stradine arancioni avrebbe salvato il mondo. Gli adepti di questo culto venivano chiamati “ciclisti” ed erano odiati da tutti».
«Perché?».
«Perché i ciclisti si muovevano con un oggetto rituale perennemente nel culo, che chiamavano “sellino” e questo, alla lunga, li rendeva fastidiosi, oltre che stitici. E la stitichezza porta sempre il cattivo umore con sé».
«Non potevano semplicemente toglierselo?».
«No, perché non avrebbero più avuto un motivo per sentirsi migliori degli altri, e il mondo sarebbe finito insieme ai loro convincimenti».
«E invece?».
«Loro non ci sono più, le stradine magiche sono scomparse e il mondo è ancora qui».
«What happened… cosa è successo, dopo?».
«Con l’arricchimento culturale siamo rimasti soli, senza CAF, senza avvocati, senza associazioni e senza le leggi a tutelarci».
«Cruel!»
«Terrible!».
«Sì, abbiamo chiesto ai centri sociali un aiuto, ma vivevano tutti a Capalbio, dove i neri non possono entrare. Ormai sono cento lune, o mille, che viviamo di pastorizia e agricoltura. Io faccio il Sindaco perché mio nonno, che aveva il nonno che scriveva su un giornale magico, chiamato Fartpage, mi ha messo in guardia contro il ritorno del melonismo».
«Wow!».
«Era brutto, il melonismo?».
«Secondo lo storico Barbero de’ Paperis, durante il melonismo era pericolosissimo uscire di casa: bande di melonisti occupavano i giardinetti, spacciavano, cagavano nelle aiuole, stupravano, rubavano e i poveri partigiani erano costretti a vivere nei cespugli. C’erano dei treni magici sotterranei dove le meloniste incinte borseggiavano e avevano lo sputo velenoso che faceva venire le malattie esantematiche. I partigiani erano costretti a vivere nelle catacombe dove praticavano la pastasciutta sacra».
«Pastasciutta sacra?».
«Sì, era un rituale apotropaico dell’epoca, dove i credenti mangiavano una pasta imbevuta di sangue partigiano morto per la libertà».
«Che schifo!».
«Si chiamava “pastasciutta antifascista” e donava forza, una bandiera propal e l’immunità allo sporco. La mangiavano i guerrieri antifascisti per rubare le scarpe, combattere i fascisti e salvare il mondo».
«E poi?».
«I guerrieri antifascisti non ci sono più, le scarpe si sono consumate e il mondo è ancora qui».





