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Verso le politiche: Renzi ci pensi

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Verso le politiche

L’ex premier invita all’unione del centrosinistra per sconfiggere Meloni

Segnali interessanti dalla Leopolda. Ma tutti da decifrare e da precisare.
Il botta e risposta tra Renzi e Tajani, la voce che vorrebbe Meloni sponsorizzare una lista civica di impronta liberista, lontana da ogni suggestione di destra più radicale che vada oltre la cultura conservatrice, il mugugno di non pochi esponenti nel PD che si richiamano al riformismo contro il radicalismo di sinistra; tutto congiura per indicare che la grande battaglia per la conquista del centro politico si è avviata.

Mi aspetto squilli di tromba assordanti.

Ho, però, la sensazione che l’avvio prenda le mosse da un vuoto di indicazioni: dovesse costituirsi un’area di cultura socialdemocratica e di tradizione laburista, quest’area si presenterebbe alle elezioni da sola o all’interno di un contenitore più grande?

E in tale ultimo caso, quali sono i punti dirimenti – anche senza garanzie, ma espliciti – che essa intende mettere sul tappeto, non per marcare differenze ma per definire un’area di intervento politico esplicitamente riformista?

Dico subito che crederei sincero il passo politico solo nella prima ipotesi. Una qualsiasi coalizione che vedesse assieme questo progetto di rilancio del riformismo con le posizioni espresse da Conte e da Bonelli – per quello che ci è stato anticipato – lo guarderei con mille sospetti.

Renzi chiede ai centristi e riformisti di abbandonare il centro-destra. Sì, ma per andare dove?

Perché l’invito a lasciare il centro – rivolto solo a chi vota Forza Italia perché si perpetua un errore di giudizio su Meloni – è seguito dalla considerazione che “solo uniti si vince”.

Quell’uniti mi sa di trappola.

L’invito, non prendiamoci in giro, non va mosso solo ai centristi, ma soprattutto alla sinistra radicale perché abbandoni le derive che ha in mente; e, ancora di più, va mosso a Conte e alla sua raccolta di desideri che chiama “programma”.

Questo consentirebbe di essere uniti: in ogni altro caso ci sarebbe solo il perpetuarsi di uno stato di subalternità.

Sia chiaro. Non è vero che queste elezioni si vincono obbligatoriamente “al primo scrutinio”.

Se si presentano più di due coalizioni e nessuna – com’è molto probabile – raggiungesse il 42%, la nuova prevista legge elettorale diventerebbe del tutto proporzionale e la trattativa per le alleanze per la formazione di un Governo sarebbe aperta. Tutt’altro che “pareggio” se la proposta che viene mossa è seria.

Perché questa in discussione, con i suo difetti, è tuttavia una legge di natura proporzionale: solo chi ha interesse a trasformare il voto in uno scontro lo nasconde.

Ritengo questi chiarimenti prioritari.

Poi si parlerà di programma. E qui la vedo davvero dura.

Anche se resto aperto alla speranza.

Certo, il considerare una “garanzia da ricevere” il “mai più Giorgetti”, certamente non rivolto all’uomo ma al suo lavoro, la cui impostazione collima con le considerazioni di Cottarelli, che non è né destra e né centro, alimenta i miei sospetti.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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